30 giugno 2015

Meet the Real Giant (and Italian) Mosasaurus

Locandina by Andrea Pirondini - Prehistoric Minds
Una delle peggiori mistificazioni del recente film Jurassic World é l'enorme Mosasaurus. Ed anche se sappiamo tutti che "era solo un film", sono sicuro che a molti spettatori del film sia scattata la domanda su quanto di corretto ci sia nella colossale creatura marina che vedete nel film.
Bene, se il prossimo 18 ottobre sarete a Bologna, avrete una occasione unica per soddisfare le vostre curiosità mosasauriane. Si apre infatti una mostra sul grande mosasauro che abbiamo descritto lo scorso anno: il più grande rettile fossile trovato nel nostro paese.
Vi aspetto quindi numerosi al Museo Capellini!

25 giugno 2015

Il pigostilo di Balaur, il piede di Aurornis e l'occhio di David Peters

Inizialmente, avevo pensato ad una trilogia di post su questo tema, ma penso che uno, un po' corposo, basti ed avanzi.
Finalmente, si fa per dire, anche David Peters sbarca su Theropoda!
Per quelli di voi che non sappiano chi sia David Peters, questo post di Darren Naish è ampiamente esaustivo per conoscere il soggetto. Perché dedico un post a David Peters? Perché egli, recentemente, ha dedicato un post al mio articolo su Balaur pubblicato su PeerJ. In quel post, oltre a interpretare in modo demenziale (e spesso privo di alcun fondamento) il mio articolo, Peters include anche una interpretazione di pura fantasia di un taxon, tratta da un altro mio articolo. In breve, era doveroso che replicassi a così tanti errori presenti in quel post e che riguardano direttamente alcune mie ricerche.
Preciso subito che io non ho nulla di personale contro Peters, mi limito a correggere i suoi madornali errori paleontologi che mi riguardano.

Traggo dal post di Peters alcuni brani, e li commento:

Il fantomatico non-pigostilo di Balaur

- Unfortunately Balaur was unlike the birds Cau et al. nested Balaur with, Sapeornis and Zhongjiaornis (Fig. 2). These two big-wing birds both have a pygostyle (reduced tail).
In questo brano, Peters pare sostenere che Balaur fosse privo di pigostilo. Per affermare ciò occorre avere preservata la parte terminale della coda, dato che il pigostilo è formato dalla fusione delle ultime vertebre caudali. Purtroppo, le poche vertebre caudali attualmente note in Balaur appartengono alla parte prossimale e (forse) intermedia della coda. Non abbiamo le caudali terminali di Balaur. 
Pertanto, i base ai dati attuali non si può né affermare né negare la presenza di pigostilo in Balaur. L'obiezione di Peters è quindi priva di sostegno.


- In addition, Cau et al. used the Lee et al. (2014) tree (1549 characters vs. 120 taxa) to nest Balaur close to Zhongjianopterus  [assumo intendesse Zhongjianornis, scusabile per uno fissato con gli pterosauri] (Fig. 1) several nodes more derived than Archaeopteryx and slightly more derived than Sapeornis.
Falso. L'analisi modificata da Lee et al. (2014) colloca Sapeornis più derivato di Zhongjianornis. Mi chiedo se Peters sappia leggere i cladogrammi.

- Cau et al. considered the sole phalanx of vestigial manual digit 3 to be the fusion of phalanges 1-3. That may be so… OR the distal phalanges might not have been preserved.
Totalmente falso. Nel testo scriviamo: "The only known phalanx in the third manual digit of Balaur has a tapering distal end with a small distal articular surface, suggesting the presence of a possible additional phalanx of very small size". Nessuno ha mai ipotizzato che l'unica falange nota del terzo dito della mano di Balaur sia la fusione di più falangi.

They suggest that Balaur may have had a proportionally shorter-tail and a less raptorial-looking foot than previously depicted. This suggestion ignores the fact that the tail was not pygostylic and the pes was trenchant, if not raptorial.
Anche in questo caso, Peters assume, senza dati a sostegno: 1) che la coda di Balaur fosse priva di pigostilo, e 2) che noi affermiamo il pigostilo in Balaur. Tuttavia, noi non abbiamo mai affermato che Balaur fosse dotato di pigostilo, per la semplice ragione che in assenza della parte distale dalla cosa non si può né affermare né negare il pigostilo.


- Archaeopteryx, Aurornis, and Balaur were all derived from dromaeosaurids.
Questa affermazione (in particolare per Archaeopteryx e Aurornis) è del tutto priva di sostegno. Paradossalmente, nemmeno i cladogrammi di Peters stesso producono un tale risultato. Mi chiedo se Peters sappia leggere correttamente i cladogrammi.

- Balaur had a long tail, not a pygostyle.
Per la terza volta, Peters fa un'affermazione che attualmente non è sostenuta da alcun dato oggettivo, dato che non sono note vertebre caudali distali di Balaur.

Il piede reale di Aurornis

Ricostruzione fantasiosa e del tutto infondata del piede di Aurornis realizzata da David Peters. A sinistra, usando la foto del piede di Aurornis modificata da Godefroit et al. (2013), Peters mostra, con differenti colori, le sue interpretazioni personali delle ossa. Notare l'ipotetico primo dito del piede ruotato rispetto alle altre dita e munito di un ampio ungueale (arancione). Notare il quarto metatarsale la cui troclea distale si incurva lateralmente divaricando dalle altre troclee (verde). Notare anche il quinto metatarsale vestigiale in basso (viola). A destra, la ricostruzione del piede, sempre opera di Peters, "ricollocando" il fantomatico primo dito.
La didascalia dell'immagine nel post di Peters dice: 
Figure 6. Aurornis pes. Note the relatively large ungual 1, as in Balaur. This taxon represents the smaller, more gracile lineage leading more directly to birds. Although metatarsal 1 is short and placed on the shaft of metatarsal 2, metatarsal 1-3 are aligned, as in Balaur.

Nello stesso post che parla del recente studio di Cau et al. (2015), David Peters propone una ricostruzione del piede di Aurornis, basata sul suo "metodo" che consiste in una serie di manipolazioni digitali di immagini fotografiche a bassa risoluzione. Questo metodo è già stato ampiamente demolito da altri, quindi non entro troppo nella discussione metodologica, che comunque è al limite del ridicolo. Mi limito ad aggiungere un caso che sbugiarda in modo inappellabile la procedura petersiana. 
Come i lettori abituali del blog sapranno, vuole il caso che proprio in questo periodo io sia a Bruxelles, presso l'Istituto Reale delle Scienze Naturali. E voglia il caso che l'olotipo di Aurornis sia proprio qui, nello studio dove sto analizzando nuovi fossili di theropodi. Tutte le mattine, il caro Aurornis mi saluta, a mezzo metro dallo stereomicroscopio con cui sto analizzando altri fossili. Pertanto, posso controllare direttamente sull'esemplare reale tutte le caratteristiche millantate da Peters con il suo metodo foto-ritoccante. Perciò, mettiamo il caro Aurornis sotto il microscopio, e osserviamolo...

A- L'area che Peters interpreta come la prima falange del primo dito, sovrapposta al secondo metatarsale, è una depressione non-naturale prodotta dall'erosione. In pratica, è un'escavazione dell'osso. Peters ha visto un osso dove in realtà c'è un buco.
B- L'area che Peters interpreta come il grande ungueale del primo dito, rovesciato e sovrapposto alla faccetta prossimale della prima falange del secondo dito, è un'ampia zona erosa corrispondente al cotilo prossioventrale della prima falange del secondo dito. In pratica, è un danneggiamento post-mortem dell'articolazione prossimale del secondo dito. Peters ha visto un osso dove in realtà c'è solo erosione.
C- L'area che Peters interpreta come la troclea divergente del quarto metatarsale è la prima falange del primo dito del piede. L'osso è compresso e parzialmente fratturato, come tutte le ossa di Aurornis, quindi la sua forma originaria è parzialmente deformata, ma nondimeno chiaramente riconoscibile come la prima falange del primo dito, in articolazione con il primo metatarsale.
D- L'area che Peters interpreta come la regione prossimale della prima falange del quarto dito è l'ungueale del primo dito del piede. Anche in questo caso, l'osso è parzialmente deformato, ma è comunque riconoscibile la curvatura dorsale del piccolo ungueale.
E- L'area che Peters interpreta come il quinto metatarsale vestigiale... semplicemente non esiste. Il piede è esposto in vista posteromediale, quindi è altamente improbabile che sia visibile il quinto metatarsale, che generalmente è adiacente alla superficie laterale del quarto metatarsale (non esposta).



E se qualcuno mi obiettasse come faccio a dire queste cose, risponderò citando Roland Tembo: "L'ho visto!".
Concludendo, il metodo ricostruttivo di Peters è una cialtronata colossale.

23 giugno 2015

Cosa sono Tyrannosaurus, i raptor e Indominus?


Chiudo la settimana di festeggiamenti mondiali per l'apertura e altrettanto rapida chiusura del parco a Isla Nublar, parlando della differenza più grande e profonda tra il film uscito questo anno ed il prototipo del 1993. Si tratta di un concetto a cui tengo moltissimo, e spero di esprimerlo al meglio. Questa differenza non è legata alla scientificità delle due opere (dopo tutto, per entrambi vale il mantra del "è solo un film! bla bla bla" senza alcuna valenza divulgativa) bensì qualcosa di più importante per tutti coloro che, come me, si dedicano a studiare i fossili dei dinosauri. La differenza tra i due film è nel come essi (cor)rispondano alla domanda: cosa sono i dinosauri? Attenzione, in questo blog ho ripetuto molte volte che i dinosauri sono ipotesi scientifiche volte a spiegare i fossili. Ovvio che i film non rispondono a quella domanda. Ma rispondo e corrispondono, invece, alla teoria che sta dietro a quelle ipotesi. Di che teoria parlo?

I fossili sono i resti litificati di esseri viventi realmente esistiti nel remoto passato.

Teoria banale? Per niente. Questa "banalità" è stata acquisita dall'uomo solo negli ultimi secoli. Noi oggi lo diamo per scontato, ma solo dopo secoli di discussione scientifica e filosofica. Non è per niente immediato ritenere che un pezzo di roccia sia la traccia di un essere vissuto milioni di anni fa. 

Affermare che un dinosauro è un'ipotesi per spiegare un fossile, equivale quindi ad affermare che un dinosauro è una interpretazione volta a spiegare un caso particolare della teoria generale per cui i fossili sono resti di esseri viventi realmente esistiti nel remoto passato.
Questa lunga definizione di dinosauro si riassume (forse banalmente) nella frase:

I dinosauri erano animali reali.

Sebbene questa frase possa apparire la più banale al mondo, essa è quasi mai implicita nelle rappresentazioni cinematografiche dei dinosauri.
Nella maggioranza dei film con dinosauri, difatti, questi ultimi sono "mostri", sono "metafore", sono "il Nemico", "la Minaccia". Il dinosauro nel film è la personificazione della Natura ostile precedente l'avvento della Civiltà dell'Uomo. In generale, quindi, i dinosauri dei film non sono animali, ma sono simboli antropocentrici, costruiti in funzione avversa al concetto di umano, civile, storico. Il dinosauro di questi film raramente ha connotati e comportamenti naturali. Esso è quasi sempre aggressivo ed ostile, persecutore e feroce. Quasi sempre, esso deve essere contrastato, abbattuto ed eliminato. L'estinzione del dinosauro, al pari di una sentenza morale, ne giustifica la connotazione negativa, quindi maligna. Non a caso, il dinosauro cinematografico è sovente ritratto come insensibile al dolore, privo quindi di misura emotiva, il distruttore che può essere fermato solo con la morte.
Dato che mi è stato ripetuto mille volte che un film non è "un documantario" (sebbene, vorrei replicare, i documentari siano dei film...), non c'è motivo per cui i dinosauri dei film debbano essere i dinosauri reali. E difatti, come ho appena detto, nella maggioranza dei casi i dinosauri dei film sono simboli, metafore, archetipi, rappresentazioni oniriche, aggiornamenti del drago, e tutta la serie di definizioni letterarie, psicologiche e filosofiche che meglio vi aggradano. Raramente, il dinosauro dei film rispecchia il dinosauro reale, naturalistico e paleontologico: un animale.

Jurassic Park, nel 1993, fu una delle rare eccezioni, sebbene in forma ambigua. In Jurassic Park, i dinosauri più irreali del film sono i raptor, nella loro caratterizzazione antagonista dei protagonisti. Essi sono "la Minaccia", quindi sono ancora una volta rappresentazioni antropocentriche, non naturalistiche. Essi aprono il film uccidendo un essere umano, e lo chiudono con la propria morte. Sono quindi palesemente degli strumenti funzionali alla narrazione di vicende umane.

Il medesimo discorso invece non vale per il Tyrannosaurus del film. La sua entrata in scena è assolutamente naturalistica, non antropocentrica. L'animale viene attratto alla recinzione dalla fuga intestinale dell'avvocato Gennaro. Inizialmente, dopo aver abbattuto la recinzione priva di elettricità, l'animale pare allontanarsi, senza degnare gli esseri umani di grande attenzione. Sarà la serie di reazioni sbagliate da parte degli esseri umani a trasformare il Tyrannosaurus in minaccia. Ma, ripeto, la sua entrata in scena non è volta a minacciare gli esseri umani: esso è solo un animale enorme che se ne va a spasso sotto la pioggia.
Ho sempre apprezzato il modo con cui quella scena è costruita. Inizialmente, il dinosauro pare nemmeno aver colto la presenza di esseri umani. In quel momento, l'animale rappresentato non è il solito "mostro-antagonista degli uomini". I dettagli in questo caso contano molto. La scena in cui il Tyrannosaurus ha rovesciato l'automobile con dentro i due ragazzini e si avventa su una delle ruote, è, a mio avviso, costruita proprio per rimarcare che l'animale non sta svolgendo il ruolo del Nemico. Il Tyrannosaurus si avventa sull'automobile, interpretandola come una preda, e quasi rimane sconcertato dall'esplosione del pneumatico. Un comportamento naturale da animale, non da mostro inarrestabile. Anche il momento in cui il povero Gennaro passa a miglior vita mostra che il Tyrannosaurus è rappresentato come animale e non come mostro. Per un attimo, l'animale è come incerto davanti alla preda, non si lancia automaticamente "in quanto killer". Ma è pur sempre un predatore e quindi perché non avventarsi sul facile pasto?

Perché mi sono dilungato nella descrizione di una scena di un vecchio film? Perché ogni scena di un film con dinosauri, in quanto rappresentazione costruita a tavolino, trasmette l'idea del dinosauro intesa dai realizzatori dell'opera. 
Jurassic Park si propone come fantascienza iper-realistica, e quindi assume di mostrare i dinosauri "come se fossero reali", o perlomeno come si assumeva fossero tali nel 1993. Ma non può esserci iper-realismo se l'animale non è realistico, se esso è simbolico più che naturalistico. Il dinosauro-antagonista, il Nemico simbolico nella accezione antropocentrica, non può essere una rappresentazione realistica dei dinosauri. L'esempio che conferma questa regola viene dal medesimo film. Nei raptor, veri antagonisti e nemici dei protagonisti, il simbolico non può essere evitato, e ciò va a scapito del naturalistico. Il Tyrannosaurus, invece, libero dal ruolo di antagonista, libero dalla catena del simbolo, può essere manifestato come animale naturale. 
Non è un caso che il suo "ruolo salvifico" alla fine del film sia del tutto accidentale. Il Tyrannosaurus non "salva" i protagonisti: semplicemente, esso si avventa sui raptor, su una preda, noncurante degli esseri umani. Non c'è alcuno sguardo di intesa, di partecipazione, tra Tyrannosaurus e personaggi umani. E lo dimostra il fatto che esso continui nella propria attività predatoria mentre i protagonisti della vicenda si stanno allontanando. Come ogni animale naturale, esso è autoreferente.

Tutto questo viene meno in Jurassic World. Nel sequel del 2015, i dinosauri tornano ad essere i mostri antropocentrici del classico B-movie. Sono strumenti ad uso e consumo dell'abusata metafora della Natura contro l'Uomo. Indominus è un mostro a tutti gli effetti. Come la creatura di Frankenstein è un assemblaggio di diverse creature morte. Come ogni mostro, è privo di naturalezza, non ha comportamenti autoreferenti. Ha una sola logica: uccidere, e per fermarlo occorre ucciderlo. Esso è il Nemico e la Minaccia, e quando anche si voglia elevarlo sopra la propria funzione omicida, esso è comunque solamente una metafora dell'Uomo nei confronti della Natura. 
Ma anche i raptor sono stati degradati ulteriormente: ancora meno naturali di quelli del primo film, anche essi sono degli ibridi antropocentrici: in alcuni momenti sono alleati dell'uomo, in altri sono antagonisti. Non sono mai autoreferenti, quindi non sono mai naturali. Ed infine, persino il Tyrannosaurus è un mero strumento antropocentrico: esso è funzionale all'uccisione del Nemico, viene richiamato in servizio per svolgerla, e svolta la propria funzione esce di scena. Il Tyrannosaurus di questo film non è un animale, è uno strumento nella Lotta contro il Mostro, un rovesciamento, ma pur sempre nell'alveo, della tradizione del mostro bellicoso. Ed a confermare la sua natura ormai totalmente allineata al ruolo di oggetto antropocentrico, il Tyrannosaurus alla fine della lotta assume un'espressione facciale quasi umana, sicuramente antropomorfica, inedita e a tratti stucchevole.

Pertanto, se c'è qualcosa che Jurassic World ha distrutto, ben più significativa della scientificità dei dinosauri in un film d'azione, è l'idea naturalistica dei dinosauri che - almeno parzialmente - Jurassic Park aveva cercato di proporre. Con Jurassic World, i dinosauri tornano ad essere ciò che sono sempre stati al cinema: mostri antropocentrici.
Per questo, film di questo genere non saranno mai apprezzati da persone che ritengono i dinosauri non mostri, ma tentativi di comprendere in modo naturalistico ed autoreferente degli animali esistiti nel remoto passato.

22 giugno 2015

Jurassic World Survey

 
Incoraggio tutti a partecipare al Jurassic World Survey. Sarà interessante conoscere l'esito del sondaggio.

21 giugno 2015

Recensione di Jurassic World


Mi tocca? Sì, mi tocca. Insomma, alla fine, questo benedetto film - che è stato la manna dal cielo per dinomaniaci e teorici del complotto - l'ho visto ed ora sarebbe bene che esprima la mia opinione. Cani e porci hanno scritto recensioni su questo film, ed io che non sono da meno in cinomorfismo e suinità dovrei forse censurarmi? 
Giammai! 
In fondo, chi meglio di un esperto di dinosauri può... recensire un film sui dinosauri? E già questa domanda avrebbe innumerevoli sfaccettature. Sicuramente, la mia qualità critica non è minore dei tanti "critici cinematografici" che abbondano online.
Come ricorderete, in un remoto passato feci una previsione su come sarebbe stato il fantomatico quarto episodio qualora fosse stato realizzato. La previsione era molto pessimistica, dato che concludeva che un quarto episodio dovesse essere inevitabilmente privo di originalità e ancora meno accurato in merito ai dinosauri rispetto ai precedenti sequel. Ma, forse, anche in quel caso il film potrebbe meritare la sufficienza per meriti non necessariamente legati al franchise.
Quale è la mia impressione ora che ho l'oggetto di tale previsione non più come mera estrapolazione, ma come realtà tangibile?

AVVISO/DISCLAIMER grande come un mosasauro clonato: se non hai ancora visto il film, evita di leggere questo post. Tradotto nella lingua di internet: SPOILER

The Cenozoic Valley of Gwangi

Locandina del film "The Valley of Gwangi" (1969)

Un aspetto positivo di essere un paleontologo, è che si colgono piccole chicche di scienza anche dove a prima vista non dovrebbero essere. L'osservatore profano, di fronte alla locandina di questo mitico film "paleo-vintage", "The Valley of Gwangi", probabilmente si soffermerà sull'ipertrofico dinosauro old-style sullo sfondo e sulla bizzarra commistione di dinosauri e cow boys. E probabilmente non baderà ai due crani in primo piano. 
Di solito, in locandine come questa, eventuali resti scheletrici illustrati sono tutto tranne che accurati: generiche ossa di "mostro preistorico" prive di coerenza anatomica e bellezza estetica. 
I due crani illustrati in primo piano sono invece molto belli ed accattivanti. E la ragione è semplice: sono veri crani di veri vertebrati fossili. Quello in primo piano è un mammifero cenozoico, probabilmente un giovane Entelodon (ma, non essendo io un esperto in mammiferi, potrei sbagliare: se qualcuno può confermare o correggere la mia identificazione è benvenuto). Il cranio a sinistra è invece quello di Sebecus, crocodyliforme di grado notosuco dall'Eocene della Patagonia. Ovviamente, le dimensioni reali di questi crani non sono quelle mostrate nella locandina... 
Entrambi i taxa era noti nell'anno di uscita del film, quindi è evidente che siano stati usati come ispirazione per questa immagine. Dato che l'olotipo di Sebecus è conservato al Museo di Storia Naturale di New York, è plausibile che l'autore della locandina abbia preso ispirazione direttamente da esemplari conservati in quel museo.

Ringrazio Andrea Pirondini, dalla cui pagina Facebook ho colto questa piccola chicca di paleontologia-vintage.

20 giugno 2015

Nuovi Orizzonti


Piccolo off-topic dalla paleontologia, ma sempre nell'alveo della Scienza.
Possiamo appassionarci per storie di fantasia, per narrazioni immaginarie costruite dalla mente umana, ma la realtà, quale ci viene rivelata grazie al metodo scientifico, sarà sempre la più meravigliosa delle esperienze.
Nell'agosto 1989, ero poco più che un ragazzino, e ricordo ancora la giornata passata attaccato al televisore per seguire la cronaca dell'avvicinamento della sonda Voyager 2 al pianeta Nettuno.
Dopo quel giorno di quasi 26 anni fa, alla lista dei corpi principali del Sistema Solare non ancora raggiunti da sonde costruite dall'uomo, restava solamente l'elusivo sistema di Plutone e delle sue lune (non è mio interesse entrare nella diatriba terminologica se Plutone sia classificabile come pianeta), probabilmente il corpo celeste più enigmatico e misterioso che orbita attorno al Sole.
Pertanto, immaginate la mia emozione per ciò che avverrà il prossimo 14 luglio, quando la sonda New Horizons raggiungerà Plutone, a miliardi di kilometri dalla Terra. Probabilmente, questo è il corpo celeste più lontano che ognuno di noi può sperare di "visitare direttamente" nella propria vita tramite un veicolo lanciato dalla Terra. Si tratta quindi di uno degli eventi più significativi nella storia dell'astronomia e dell'esplorazione spaziale.
Il video qui sopra esprime perfettamente la meraviglia ed emozione che circonda questo evento storico.
Non so voi, ma il 14 Luglio non avrò altri impegni.

18 giugno 2015

Dodoraptor Returns

Un nome, un acronimo. Ricostruzione di Balaur, opera di Emily Willoughby e basata sulla nuova interpretazione di Cau et al. (2015)

Balaur bondoc è probabilmente il paraviano più enigmatico ed inatteso scoperto negli ultimi anni. La sua bizzarra morfologia, grossolanamente ridotta allo slogan “raptor con due paia di artigli nel piede”, mi ha affascinato, incuriosito e indotto riflessioni, fin dalla sua pubblicazione. Ho dedicato in passato vari post a Balaur, nei quali ho proposto un’ipotesi alternativa a quella seguita dai descrittori dell’animale. Invece che considerare Balaur come un aberrante velociraptorino, io proposi che esso fosse un uccello basale, un membro di Avialae. Le motivazioni per la mia ipotesi partivano da una semplice constatazione: la grande maggioranza delle numerose autapomorfie attribuite a Balaur (ovvero, quei caratteri che lo differenziano dagli altri dromaeosauridi) è condivisa dagli aviali, sono caratteri “tipici” degli uccelli mesozoici. Pertanto, mi chiesi: e se tutte queste autapomorfie rispetto ai dromaeosauridi non fossero affatto delle bizzarre originalità di un aberrante velociraptorino convergente con gli uccelli, bensì delle sinapomorfie con gli aviali, in altre parole, caratteri che attestano un legame diretto con gli uccelli? In breve, Balaur è un dromaeosauride molto bizzarro che imita un uccello basale oppure, direttamente, un uccello basale? 
Un nuovo studio, di cui sono autore (Cau et al. 2015), si propone di risolvere questa domanda.

15 giugno 2015

Immaginate

Immaginate...
Un mondo dove la paleontologia del Mesozoico non è un'appendice di Hollywood. Dove i paleontologi non sono delle fighette asservite allo show business che elemosinano briciole di attenzione. Dove non ti capita di essere a cena con una zoologa e doverle spiegare che Dilophosaurus non sputa veleno. Dove non devi rimandare indietro i disegni dell'illustratore del libro che stai revisionando perché ha disegnato Dilophosaurus con le clamidi golari. Dove Dilophosaurus è solo un neotheropode liassico basale ad Averostra. Dove non devi celare il tema delle tue ricerche dietro la formula "uccelli, coccodrilli e loro parenti estinti" per evitare che alla parola "dinosauri" tutti ti guardino come se tu fossi un bambino che colleziona pupazzetti. Dove non deve venirti l'ulcera solo perché hai voluto scrivere un post frivolo che menziona tangenzialmente un film. Dove non ti trovi la casella di posta intasata da troll sgrammaticati che si credono presi in causa dalle tue metafore paleontologiche. Dove i suddetti troll non si autoproclamano depositari di qualche sacralità inviolabile. Dove la paleontologia dei dinosauri è una scienza complessa che richiede decenni di studio, non un tema sensazionalistico solo per bambini. Dove i dinosauri sono prima di tutto concetti scientifici la cui analisi arricchisce la nostra comprensione del passato profondo, e non pretesti per fare sempre e solo intrattenimento e denaro.
Dove un post come questo non avrebbe alcun motivo per essere scritto.

Temo che, come sempre in questi casi, un post di questo tipo sarà ampiamente frainteso. Per cercare di darvi il senso della motivazione che lo genera, in questi giorni di "euforia (pseudo-)giurassica" a scala globale, dovete immaginare quale contrasto provo confrontando ciò che sto facendo qui a Bruxelles (e i cui dettagli, per ora, non posso condividere con voi) e ciò che mi viene trasmesso dal resto del mondo. Da una parte, nuovi fossili di notevole valore scientifico che ho il piacere e l'onore di studiare. Dall'altra, fiumi e fiumi di parole, immagini, video e tweet dentro cui milioni di persone paiono annacquare sempre più la natura scientifica dei dinosauri in un enorme brodo di disiniformazione, luoghi comuni, stereotipi e merchandising. Un contrasto quasi lacerante, tra la bellezza profonda dei veri dinosauri che contemplo in (quasi) solitudine, e la piatta banalità di una finzione massificata in modo demagogico allo scopo di macinare milioni di dollari.
Spero, presto, di condividere con voi questa enorme bellezza.
Nel frattempo, immaginate...

13 giugno 2015

Bernissart!

Old style yet still impressive

Come alcuni dei lettori abituali del blog ricorderanno, in questo periodo sono a Bruxelles per studiare alcuni [censura] [censura] dal [censura] [censura] di [censura] e [censura] assieme a Pascal Godefroit. Quando si pensa a Bruxelles, ed al Belgio in generale, a proposito di dinosauri, non si può evitare di menzionare il sito di Bernissart, al confine con la Francia. Nel 1878, i minatori di una miniera di carbone a Bernissart scoprirono una trentina di scheletri di grandi dinosauri, alla profondità di oltre 300 metri dalla superficie. Il sito di Bernissart ha fornito per la prima volta nella storia degli scheletri articolati di dinosauri mesozoici. Prima di quella scoperta, tutte le ricostruzioni di dinosauro erano state basate su congetture e comparazioni (spesso molto libere) a partire da resti molto frammentari e spesso del tutto disarticolati. Inoltre, fu proprio a Bernissart che furono applicati per la prima volta i metodo professionali di scavo ed estrazione di grandi resti di dinosauro, molti dei quali sono impiegati ancora oggi.
Disegno originale di uno degli scheletri scoperto a Bernissart. L'immagine mostra esattamente la posizione delle ossa al momento della scoperta. Notare l'eccellente preservazione e la quasi completa articolazione delle ossa.
Il sito di Bernissart è quindi di enorme valore sia sul piano paleontologico che storico. Chiunque abbia una minima passione per i dinosauri conosce questo luogo ormai leggendario. Fa piacere che siano in cantiere nuovi progetti per lo studio di questo sito. Ed è proprio in relazione a queste attività che ieri, su invito di Pascal, ho partecipato ad una serie di eventi a Bernissart ed nella vicina città di Mons. Per l'occasione, ho avuto anche il piacere di conoscere David Norman, il paleontologo britannico che negli anni '80 ha riveduto la morfologia e anatomia di questo dinosauro, dimostrando - ad esempio - che la classica "postura da canguro" proposta all'inizio del secolo fosse scientificamente improbabile (ed in parte artefatta).

La miniera di Bernissart da cui furono estratti i dinosauri oggi è chiusa, e nelle vicinanze è stato aperto un parco didattico ed un museo sulla complessa storia geologica della regione, che non si limita agli iguanodonti ma risale al Paleozoico inferiore. Nel museo locale di Bernissart è esposto uno scheletro nella "postura classica", la quale, pur obsoleta e frutto di interpretazioni oggi superate, è esteticamente impressionante, dato che eleva questi dinosauri a quasi cinque metri da terra. Nel museo è anche presente uno scheletro di coccodrillo, e alcuni dei numerosi pesci rinvenuti nei livelli cretacici. [La maggioranza del materiale, va ricordato, è conservata al Museo Reale delle Scienze Naturali, a Bruxelles]
A Mons ho partecipato ad una serie di conferenze divulgative su Bernissart, tra cui una di Pascal sugli eventi della scoperta e scavo del sito, ed una di Norman sull'importanza degli iguanodonti di Bernissart nell'evoluzione del concetto di dinosauro.

Ringrazio Pascal per l'invito e per l'ottima giornata di paleontologia e buona birra.

11 giugno 2015

La Caduta dell'Impero Giurassico

Raramente le transizioni di epoca avvengono in una notte. Sovente, maturano progressivamente, per poi prendere un'escalation che culmina in un evento paradigmatico. A posteriori, quell'evento puntiforme finale è trasfigurato - spesso in modo grottesco - fino a divenire esso l'unico episodio al quale ricondurre ciò che, ad un attento esame, era invece una lunga fase di trasformazione diluita in più luoghi e momenti. 
Era un venerdì, l'11 Giugno 1993. Nei cinema degli USA, usciva Jurassic Park, il più famoso film con dinosauri (mesozoici). Nella trasfigurazione semplicistica costruita a posteriori, quel film aprì una fase nuova nella storia delle relazioni tra paleontologia dei dinosauri e cultura popolare. In realtà, Jurassic Park era l'evento parossistico, la culminazione concentrata, di una serie di eventi innescati venti anni prima da alcune pubblicazioni scientifiche. Senza la rivoluzione paleontologica degli anni '70, senza la rivoluzione iconografica degli anni '80, senza la rivoluzione informatica degli anni '90, non sarebbe esistito Jurassic Park. Dispiace quindi constatare quanti commettano l'errore di vedere in Jurassic Park la causa di qualcosa che invece fu esso stesso la causa fondante quel film. 
Ho speso molti post a parlare della "dinomania", che, nella sua forma più grottesca e divertente, è la dissociazione delle emanazioni pop dei dinosauri dai dinosauri reali, cioè dai prodotti scientifici per interpretare i fossili. A differenza di quei fattori che hanno portato al fenomeno Jurassic Park, la dinomania (sensu Cau) è fondamentalmente una emanazione di Jurassic Park. La dinomania figlia di Jurassic Park è inevitabilmente destinata a confliggere con la paleontologia. La spiegazione è una conseguenza logica di come definisco la dinomania: se essa è la dissociazione tra il concetto di "dinosauro" tratto da Jurassic Pak rispetto al concetto originario di dinosauro (come prodotto dalla paleontologia, quindi vincolato al variare della conoscenza scientifica), è ovvio che col procedre del tempo (e delle scoperte scientifiche), il "dinosauro" emenazione di Jurassic Park, cristallizzato sul canone del film di 22 anni fa, divergerà sempre più dal dinosauro "puro", paleontologicamente definito. Non si può sfuggire da questa che è una mera conseguenza logica di come, nel 1993, al cosmo culturale dei non-paleontologi è stato imposto (al pari di un'inflazione cosmica) un unico canone su scala (quasi) globale. Quel venerdì del Giugno 1993, come in un Big Bang Pop, l'enorme potenza del film hollywoodiano livellò sotto il suo successo mondiale ogni increspatura iconografica e visuale dei dinosauri pre-esistente. Per 22 anni, pur smorzando progressivamente la propria potenza, Jurassic Park ha imposto una Pax Paleoartistica più o meno generale, che solo nell'ultimo lustro pare essere entrata in crisi anche fuori dalla cerchia paleontologica.
Oggi, a 22 anni esatti dalla Grande Esplosione Dinomaniacale, parrebbe che si chiuda il ciclo. Forse, l'Era Iconografica di Jurassic Park volge al termine. Lo dimostra un film che, aldilà del suo valore cinematografico (che non interessa alle logiche di questo blog), ponendosi nel solco di Jurassic Park sancisce la vittoria della Dinomania sul piano della cultura pop rispetto a qualsiasi illusione di veicolare la paleontologia tramite un mezzo quale il cinema.
Indipendentemente da come si interpreti la finalità (e la realizzazione di tale intento) "paleontologica" di Jurassic Park (a mio avviso, più un mito per la diffusione del film che un processo realmente strutturato come invece vorrebbero vari agiografi ingenui del franchise), essa è annullata con Jurassic World.
Jurassic Park si proponeva (anche solo come pretesa) di "mostrare" i dinosauri, quelli "reali" (che non sono quelli vissuti nel Mesozoico, che nessuno di noi vedrà mai, bensì quelli paleontologici, quelli fondati sulla ricerca scientifica). Nel fare ciò, inevitabilmente, Jurassic Park dovette creare un suo canone iconografico, plasmandolo arbitrariamente su una serie di concezioni paleoartistiche all'avanguardia a fine anni '80. Ed impose - più o meno volontariamente - tale canone al mondo, livellandone la sensibilità paleoartistica, almeno per un ventennio. 
Ventidue anni dopo, Jurassic World non si propone di "mostrare" i dinosauri (come voleva, anche solo pretestuosamente, Jurassic Park), bensì si propone espliciatamente di "mostrare" il canone di Jurassic Park. E dato che tale canone è andato progressivamente divergendo dal dinosauro paleontologico, per motivi puramente logici (la scienza procede, il canone è invece cristallizzato al 1993), Jurassic World chiude l'Era del Parco Giurassico. Qualunque fosse la pretesa "paleontologica" di Jurassic Park, da oggi essa smette di avere alcuna consistenza. 
Ciò non significa che la dinomania si annulli assieme al mito paleontologico di Jurassic Park. Anzi, purtroppo, proprio perché incapace di fare le distinzioni che ho abozzato qui, la dinomania persisterà nella sua ottusa idolatria di un canone creato prima dei due decenni più intensi e significativi nella storia della scienza paleontologica. 

E come l'evento Jurassic Park fu solo il parossismo di una tendenza ben più antica, anche i nuovi mezzi per diffondere la Paleontologia non nascono oggi, in una notte, ma sono il prodotto di una nuova tendenza che ormai cova da anni. Una tendenza che è figlia della inevitabile divergenza dal "Jurassicparkismo". Una tendenza che è figlia dei nuovi mezzi di comunicazione. La stessa tendenza che ha prodotto una nuova generazione di paleoartisti consapevoli  ed impegnati, ma anche una nuova generazione di divulgatori paleontologici. 
Tendenza della quale, nel piccolo di questo blog, mi dichiaro essere parte.

07 giugno 2015

Il Richiamo della Vaccinazione

Mancano pochi giorni a Billy World. La rete (e non solo) si sta intasando di riferimenti alla paleontologia, ai dinosauri, persino a livelli "seri". Ci sono persino riviste scientifiche che offrono pacchetti dedicati ad articoli più o meno mesozoici. Comunque la viviate, mi pare di notare un incremento della divulgazione paleontologica, a vari gradi di accuratezza scientifica. Insomma, ce n'è per tutti i palati. Ciò potrebbe far sorridere, se non dimostrasse la potenza del mezzo hollywoodiano e la parziale sudditanza del mondo paleontologico alle logiche dell'industria cinematografica. Sorriderei, se dimenticassi che l'attuale prodotto cinematografico è esplicitamente refrattario ad aggiornarsi e a prendere con la dovuta correttezza il contesto paleontologico. 
L'attuale "Dinomania versione 2015" deriva, infatti, da un'asimmetria culturale, con la paleontologia che pare rincorrere la moda cinematografica, ed il sistema mediatico-popolare che se ne frega ampiamente di rispettare la fonte di ciò che, comunque, usa ed abusa per fare denaro.
Perché non "vendicarsi" di ciò? Perché non invertire l'asimmetria, abusando del cinema come meglio crediamo, distorcendolo come meglio ci piace, usandolo come una scusa per i nostri fini? Dopo tutto, se il cinema fa questo con la paleontologia, perché non dovrebbe la paleontologia reagire altrettanto?
In questo blog ho perseguito questa inversione di tendenza da molto tempo. Di fatto, tutti i post della serie Billy ed il Clonesauro seguono questa logica: fare con il cinema ciò che il cinema fa con i dinosauri.

Se siete dell'idea che la paleontologia meriti di essere rispettata quando è usata come fonte di prodotti non-paleontologici, e per caso siete tra quelli che, pur andando al cinema, vorrebbero anche apprendere qualcosa di ciò che - grossolanamente - è menzionato nel film con il nome di "dinosauri", vi allego una carrellata dei post passati che, in vari modi, hanno invertito l'asimmetria che citavo prima, abusando in modo libero la celluloide e traendone fossili.
Quindi, la prossima volta che qualcuno commenterà "Ma è quello solo un film!" io replicherò: "Ma questa è solo divulgazione!".

Uh, ah... è così che si comincia. Prologo esistenziale sulla necessità di vedere ancora dinosauri (o cose chiamate tali) al cinema.

Pretesti costaricani per parlare di paleontologia, anche detto "Ma è solo divulgazione!"
Tyrannosaurus rex? Lei ha qui un Tirrex?
Tra dire e il fare un T.rex c'è di mezzo...
Quanti anni occorrono per creare un parco giurassico?
Come fa un theropode a lasciare solchi sui muri?
Ruggire come un Tyrannosaurus. O forse no.

Post pedanti che i dinomaniaci odiano, anche detto "Ma è solo un film!"
Come fa un ibrido tra dinosauri ad avere caratteri che nessun dinosauro possiede?
Gli stegosauri non strisciano la coda, né la flettono aderente alla cloaca (e questo non è il 1985).
Non camminano tutti allo stesso modo...
Come fa un Triceratops ad ammalarsi di qualcosa per cui non può ammalarsi? 

05 giugno 2015

Un attacco frontale dagli alleati dell'Ovest contro Mordor

Primo post dalla mia trasferta belga.

Paulina-Carabajal e Coria (2015) descrivono un frontale isolato di un theropode di medie dimensioni dalla Formazione Portezuelo (parte inferiore del Cretacico Superiore). L'esemplare è molto interessante, perché presenta le ossa ispessite, un rapporto ampiezza/lunghezza maggiore di 0.66, la faccetta prefrontale localizzata anteromedialmente e separata dalla fossa orbitaria, ed un ridotto ramo nasale. Questa combinazione di caratteri ricorda gli abelisauridi, ma è anche condivisa da Eocarcharia e Sauroniops. Alcune caratteristiche, invece, ricordano i megaraptoridi e i tyrannosauridi, come l'ampia estensione della fossa sopratemporale. Noto con piacere che Paulina-Carabajal e Coria (2015) testano le affinità filogenetiche di questo esemplare usando la matrice ridotta da Megamatrice che pubblicai nel primo studio su Sauroniops (non mi spiego come mai non abbiano usato la matrice aggiornata presente nel secondo studio), dove l'esemplare risulta un allosauroide non-carcharodontosauride affine a Sinraptor. Purtroppo, gli autori escludono Sauroniops dalla loro analisi dei dati, quindi l'eventualità di un'affinità con il theropode africano (vissuto pochi milioni di anni prima l'esemplare patagonico) non è testata.
Immesso in Megamatrice, l'esemplare patagonico risulta prossimo a Sauroniops, in un clade assieme all'enigmatico Labocania. Questo clade di taxa del Cretacico Superiore con frontali ispessiti è a sua volta nidificato in Tyrannosauroidea, più prossimo a Tyrannosauridae e Megaraptora rispetto che ai Proceratosauridae. 
Se questo risultato fosse confermato, significherebbe che Sauroniops è un tyrannosauroide africano, il primo da questo continente. [Sì, vabbè, ed ha anche l'aspetto dell'Indominkius... ]
Prima di gridare joejohnstonamente all'idea di un tyrannosauroide gigante nel Kem Kem che si scazzotta con Spinosaurus, è meglio ricordare che questi esemplari sono noti solo ed esclusivamente dalle ossa frontali, quindi sono collocati filogeneticamente in base ad un singolo osso, e che molti di questi caratteri del frontale sono omoplastici, condivisi per convergenza tra abelisauridi, carcharodontosauridi e tyrannosauroidi. Ovvero, questo risultato è molto provvisorio proprio a causa del limitato insieme di dati disponibili, e non va considerato definitivo.
Solo ulteriori resti possono confermare o meno questi scenari.

Bibliografia:
Paulina-Carabajal A., Coria RA. (2015) An unusual theropod frontal from the Upper Cretaceous of north Patagonia. Alcheringa DOI: 10.1080/03115518.2015.1042275

02 giugno 2015

The Jurassic World Challenge


Questo blog supporta l'iniziativa Jurassic World Challenge del blog Life in the Time of Chasmosaurs.

Nello specifico, coi soldi del biglietto del film acquisterò della birra. La birra è fondamentale al lavoro dei paleontologi. Io sono un paleontologo, quindi quel denaro sarà speso proficuamente per la ricerca paleontologica.
Se volete partecipare al JWC e offrirmi della birra, contribuirete ad una buona causa!