25 luglio 2014

Sauroniops, The Graphic Novel

Che il nostro Sauroniops sia il theropode con il più alto rapporto popolarità/completezza è ormai assodato. Tutti adorano Sauroniops, e lo vorrebbero vedere in tutti i film con dinosauri.
A parte le battute, questo post vuole ringraziare, Arnaud Plumeri e Bloz, gli autori di Les Dinosaurs/Dinosaures the Graphic Novel, una serie di striscie a fumetti che parlano in modo simpatico ed intelligente dei dinosauri.
Arnaud mi ha inviato una striscia che comparirà nel prossimo numero della serie, dedicata al nostro Sauroniops, ed avente come protagonisti anche il sottoscritto, insieme a Fabio Dalla Vecchia e Matteo Fabbri! Non capita tutti i giorni di vedere il proprio lavoro e la propria persona tradotti in un fumetto!
© Copyright Plumeri & Bloz / Bamboo Edition - used with permission

Ho apprezzato moltissimo questo omaggio, per due motivi. 
Innanzitutto, come paleontologo che vede il proprio bizzarro ed astruso lavoro scientifico diventare fonte di ispirazione per opere artistiche. Ma anche per un motivo più personale: fin da ragazzino ho avuto la passione per il disegno ed il fumetto. Una delle mie aspirazioni di allora, oltre all'inossidabile paleontologia, era proprio di diventare fumettista, e durante gli anni del liceo e dell'università realizzai qualche centinaio di strisce a fumetti (tra i personaggi protagonisti c'erano, ovviamente, anche alcuni dinosauri). Poi, le contingenze hanno portato la mia vita verso la scienza, ma la mano e la passione sono ancora come quelle di allora, e non manco occasionalmente di ritornare alla matita.

Grazie mille a Arnaud e Bloz per questa unica manifestazione di stima.

24 luglio 2014

Kulindadromeus zabaikalicus: un ornithischio dal Giurassico russo che è sia piumato che squamato!

In questo blog, da anni sostengo la necessità di superare la vecchia dicotomia “piume vs squame”, secondo la quale questi due tegumenti non potrebbero coesistere nel medesimo animale. La necessità di superare quella ottusa dicotomia nasceva osservando il record fossile dei dinosauri: se troviamo dinosauri pennuti (come i maniraptori), dinosauri “filopiumati” (come il saurischio Sciurumimus e l'ornithischio Tianyulong), dinosauri con squamature tubercolate (come gli ornithischi hadrosauridi), dinosauri con filamenti e scutellature (come gli uccelli e Juravenator), dinosauri con osteodermi (come gli ornitischi ankylosauridi ed i saurischi titanosauri), e dinosauri con tubercoli e “setole” (come l'ornithischio Psittacosaurus), è evidente che questi vari tegumenti evolvono parallelamente uno dall'altro, e che quindi non ha senso ridurre tutto ad una semplice sequenza lineare “squama ancestrale – perdita della squama – acquisizione del piumaggio” localizzata dentro la linea theropodiana che porta agli uccelli, né ha senso continuare a vedere i non-theropodi come totalmente squamati. Inoltre, siccome squame e piume spesso fossilizzano in condizioni deposizionali differenti, è probabile che la distribuzione di piumaggio e squame nei fossili di dinosauri sia vincolata maggiormente alla tafonomia che alla filogenesi. Consequenza logica di questo nuovo paradigma, è che la base di Dinosauria potrebbe essere caratterizzata da animali con squame assieme al proto-piumaggio, e che la maggioranza dei dinosauri potrebbe essere stata contemporaneamente squamata e piumata.
Credo che da oggi, questo modo di vedere le cose diventerà la concezione standard: Godefroit et al. (2014) descrivono una bonebed ad elevata conservazione contenente numerosi esemplari di un nuovo ornitischio, lungo circa 1 metro e mezzo, dal Giurassico Medio-Superiore della Russia orientale ed istituiscono Kulindadromeus zabaikalicus. Questo nuovo neornithischio basale, sister-taxon di Cerapoda (“marginocefali + ornithopodi”) presenta il sistema tegumentario più complesso scoperto finora tra i dinosauri, comprendente sia tre tipi di squame, sia tre tipi di strutture filamentose.



Piccole squame imbricate (lunghe circa 3 mm) e di forma esagonale, simili agli scutelli dei piedi degli uccelli, sono presenti nella parte distale della tibia. Squame più piccole (lunghe 1 mm), arrotondate e non-imbricanti, simili alle squamette plantari dei piedi degli uccelli, sono presenti attorno alla mano, ai metatarsi ed ai piedi. La coda è ricoperta da almeno 5 serie di ampie squame lievemente incurvate, lunghe fino a 20 mm, ampie 10 mm, ma relativamente sottili (spesse meno di un decimo di millimetro). Le squame caudali non sono ornamentate, e mostrano un pattern imbricato, dato che si sovrappongono posteriormente alla squama successiva. Tale sovrapposizione è rinforzata dalla presenza di una proiezione anteriore in ogni squama che alloggia ventralmente alla squama che la precede. Questo tipo di squame è quindi chiaramente distinto da quelle presenti in thyreofori (molto più spesse ed ornamentate) e ornithopodi (più spesse e non imbricate), e ricordano le squame epidermiche nei metatarsi aviani, ipotesi avvalorata dal non essere formate da fosfato di calcio come negli osteodermi.
Filamenti semplici sono distribuiti attorno la testa, il collo e la schiena. Quelli attorno la testa sono sottili, corti (10-15 mm) ed incurvati. Quelli toracici ed addominali sono più spessi ed allungati (20-30 mm) anche se ben più corti di quelli in Tianyulong o le setole di Psittacosaurus. Corti filamenti composti (in pacchetti di 6-7) aventi un basamento comune ampio 2-4 mm, ma privi di rachide principale, sono presenti attorno a omero e femore. Questi basamenti comuni formano un pattern esagonale pur mantenendosi distinti tra loro, quindi distinti dal sistema di squame presente in mani e piedi. Infine, pacchetti di 6-7 ampi filamenti nastriformi, lunghi ciascuno 15-20 mm ed ampi circa 2 mm, sono presenti attorno alla parte prossimale della tibia. Ciascun nastro presenta una parte centrale più scura ed è formato internamente da un fascio di filamenti spessi 50-100 micrometri.

I vari tipi di tegumento di Kulindadromeus: a sinistra, le squame; a destra, i filamenti. In basso, ricostruzione della squamatura dorsale della coda.


In breve, Kulindadromeus dimostra che negli ornithischi erano presenti filamenti semplici e complessi, come nei theropodi, associati a vari tipi di squame, sia nella forma di complesse imbricature che come semplici scutellature. Interessante constatare che le strutture filamentose complesse sono ancorate a basamenti vagamente simili alle squamette non addossate che si ritrovano in molti fossili di ornithischi: possibile che la maggioranza degli ornithopodi che finora abbiamo ritenuto squamati fossero in vita anche filamentosi, con ogni squama a fungere da ancoraggio per un elaborato pattern di filamenti? Forse, a breve dovremo abbandonare un secolo di iconografia ornithischiana, come stiamo già facendo con i theropodi, per mostrarli nella loro livrea squamata-e-piumata? A quando un sauropodomorfo squamo-piumato?
Infine, sarebbe ora di chiamare definitivamente tutti i dinosauri con il nome con cui da sempre chiamiamo gli animali dotati di piumaggio, ovvero: Uccelli?


Ringrazio Pascal Godefroit per avermi inviato in anteprima una copia del suo studio.


Bibliografia:
Godefroit P, Sinitsa SM, Dhouailli D, Bolotsky YL, Sizov AV, McNamara ME, Benton MJ, Spagna P. 2014. A Jurassic ornithischian dinosaur from Siberia with both feathers and scales. Science 345: 451-455.

Walking with Tyrannosaurs

Le impronte fossili attribuibili a tyrannosauridi sono rare, e finora non era stata rinvenuta una pista di più impronte associate riferibile a questo clade.
McCrea et al. (2014) descrivono una associazione di 7 impronte di grandi theropodi, riconducibili a 3 serie parallele di orme, dal Cretacico Superiore del Canada, all'interno di un'area ampia circa 8 metri, e le riferiscono a Tyrannosauridae. Sebbene attualmente non esistano caratteri diagnostici per le impronte dei tyrannosauridi, i piedi di questi ultimi sono i migliori candidati – tra i theropodi noti nel Cretacico finale nordamericano – per forma generale, proporzioni e dimensioni a cui attribuire quelle orme.
Le orme mostrano dita relativamente robuste alla base e che rastremano alla punta, contrapposte con la maggioranza delle imprinte di theropodi che mostrano dita più gracili e con una minore disparità negli spessori basale ed apicale delle dita. Una delle sequenze di impronte mostra che l'animale in questione aveva il secondo dito del piede sinistro mozzato (non è possibile sapere se a causa di una patologia pregressa, come si osserva nei nostri piccioni cittadini affetti da infezioni, oppure come risultato di una lesione o aggressione).
Dalle carattetistiche morfometriche delle orme e della pista, gli autori interpretano gli autori come animali comparabili ad adulti di Gorgosaurus o Albertosaurus, con età tra i 20 ed i 29 anni. La velocità dell'andatura è stimata su 6-8 km/h, che indica un passo sostenuto.
L'aspetto più interessante delle impronte è dato dalla dinamica del passo, deducibile dal pattern di striature lasciate dal piede nell'immergere ed uscire dal substrato. Sebbene la maggioranza dei passi nelle orme fossili indichi un'immersione in direzione anteroplantare (rispetto al corpo) seguita dal sollevamento del piede in direzione anterodorsale, queste orme suggeriscono una modalità più complessa, con il piede che, dopo essere immerso in direzione anteroplantare, è stato estratto in direzione posterodorsale, prima di essere proiettato nuovamente in direzione anteroplantare per il passo successivo.

La parte dell'articolo che ho apprezzato meno è relativa alle speculazioni comportamentali dedotte da questa serie di orme. Gli autori affermano che una serie di dati concorra nell'interpretare questa pista come evidenza di un comportamento gregario nei tyrannosauridi. Tuttavia, il ragionamento che gli autori ci propongono è a mio avviso troppo forzato, e poco robusto, dato che non tiene in considerazione altre spiegazioni alternative ugualmente plausibili. Queste “argomentazioni” sarebbero (qui sotto, in corsivo, con di seguito il mio commento):

La relativa rarità dei tyrannosauridi nel record fossile. Siccome i tyrannosauridi erano rari, la compresenza di tre piste associate non può essere dovuta al caso.
Tuttavia, la natura non-casuale dell'associazione delle orme non implica necessariamente che la causa di tale associazione sia un comportamento sociale. Altri fattori biologici o ambientali possono portare alla formazione di piste associate. Ad esempio, la presenza di una carcassa può fungere da attrattore per molti animali solitari, che tenderanno ad aggregare tutti nel medesimo punto. Qualora la traiettoria per tale aggregazione sia vincolata fisicamente (ad esempio, imponga di passare per le sponde di un fiume), si possono formare piste associate anche senza un legame sociale tra gli animali.

Il grado di preservazione delle orme indica che esse furono formate approssimativamente nel medesimo tempo.
Cosa significa “nel medesimo tempo”? L'affermazione è ambigua e tendenziosa. Difatti, “nel medesimo tempo” ha un significato ben diverso a seconda del contesto in cui viene inserita. Alla scala geologica “nel medesimo tempo” può indicare anche qualche giorno o settimana di distanza temporale. Alla scala biologica “nel medesimo tempo” può implicare sia contemporaneità (dell'ordine dei secondi) ma anche una distanza di qualche ora. Dato che una pista fangosa può persistere anche per una intera giornata se le condizioni ambientali lo consentono (basti pensare ad una pista formata da una pioggia nel tardo pomeriggio e che persista umida fino al pomeriggio successivo), due animali solitari possono transitare nel medesimo punto a distanza di molte ore uno dall'altro e lasciare impronte ravvicinate senza che i due abbiano interagito direttamente tra loro.

La distribuzione casuale delle orme di altri animali nel medesimo sito suggerische che il sito non costituiva un corridoio obbligato, quindi la disposizione parallela delle orme di tyrannosauridi non era dovuta a vincoli fisici.
Tutte le altre orme sono di dinosauri ben più piccoli dei tyrannosauridi: animali di piccole dimensioni sono più liberi di muoversi e quindi non sono vincolati fisicamente come invece sono animali di grandi dimensioni. Ad esempio, se la pista corrisponde ad un alveo fangoso di un fiume costeggiato da vegetazione intricata, è plausibile che gli animali piccoli fossero in grado di entrare ed uscire agevolmente dalla vegetazione, mentre i grandi tyrannosauridi preferissero spostarsi dove lo spazio era più ampio, quindi lungo lo stretto corridoio a ridosso del fiume. Tale vincolo fisico si manifesterebbe quindi solo nelle orme dei tyrannosauridi e non in quelle di altri animali, proprio come lo osserviamo nel sito.

Pertanto, non vedo motivi così “robusti” per considerare questo interessante sito di impronte come un sostegno a ipotesi di comportamento sociale nei tyrannosauridi.
Inoltre, è interessante come altre spiegazioni per l'associazione delle orme, spiegazioni con una robuste serie di dati a loro favore, non siano minimamente considerate. Una di queste è la predazione tra i tyrannosauridi, ovvero il cannibalismo. Sappiamo che i theropodi, inclusi i tyrannosauridi, erano cannibali. Se davvero le orme furono lasciate da animali interagenti tra loro, perché non ipotizzare che tale interazione fosse la (tanto diffusa quanto bistrattata) predazione intraspecifica, ovvero il cannibalismo? Dopo tutto, uno dei tyrannosauridi aveva persino un piede con un dito amputato, segno che, forse, l'animale era ferito o malato, quindi una potenziale preda relativamente facile.

Con questi argomenti non voglio necessariamente escludere una forma di comportamento gregario (comportamento che, badate bene, non implica necessariamente una qualche forma di relazione sociale più complessa del mero essere associati per qualche momento della vita), ma, insisto, spesso si ha la tendenza tra vari studiosi a voler estrarre dai dati fossili una sola spiegazione (quella sicuramente più accattivante, come la socialità) senza prendere in cosiderazione anche altre strade perfettamente plausibili biologicamente (come quella, sicuramente meno accattivante, della asocialità sommata a vincoli ambientali, o quella ancor meno simpatica del cannibalismo).

Bibliografia:
McCrea RT, Buckley LG, Farlow JO, Lockley MG, Currie PJ, et al. (2014) A ‘Terror of Tyrannosaurs’: The First Trackways of Tyrannosaurids and Evidence of Gregariousness and Pathology in Tyrannosauridae. PLoS ONE 9(7): e103613. doi:10.1371/journal.pone.0103613

22 luglio 2014

L'Orbita Eccentrica del Mondo Giurassico

La storia delle interazioni tra i media di massa e la paleontologia dei dinosauri ha un'origine antica. Fin da quando sono stati riconosciuti come resti fossili di creature estinte, i dinosauri hanno generato una intricata rete di propaggini culturali extra-scientifiche. Ed anche se gli zotici ed i fanatici continuano a blaterare sull'inopportunità (quasi blasfema) che un paleontologo parli di cose non paleontologiche, io replico loro che “chi meglio di un esperto di dinosauri” può portarvi nel Mondo Giurassico? Non quello reale, scritto nelle rocce (e nelle pubblicazioni scientifiche), bensì in quel mondo che – stando ad una martellante diffusione di “informazioni” di pre-produzione – inconterà l'orbita del nostro mondo nel prossimo anno.

Voglio illustrarvi la mia interpretazione di questo baraccone mediatico creato ad uso e consumo della nostalgia e dei molli palati dei fan, usando una metafora astronomica.

Il Sistema Dinosauriano è un'ampia regione dell'Universo Culturale, situata in un braccio della Galassia Occidentale. Per definizione, il Sistema Dinosauriano è una sfera, prettamente vuota, con al centro una stella di media grandezza, chiamata volgarmente Dinosauria, e nota agli astronomi con la sigla Stem-Aves-1841. Questa stella, scoperta meno di due secoli fa, dista 65 milioni di anni luce da noi. La sua luce, per quanto sbiadita dopo milioni e milioni di anni di viaggio intergalattico, si presume che sia stata emessa costantemente per almeno 160 milioni di anni. Le analisi spettroscopiche confermano che il nucleo di Dinosauria è composto da fosfato di calcio, con qualche traccia di elementi minori. In poche parole, Dinosauria è fatta di ossa fossili, i quali, tramite un processo noto come “sintesi paleontologica”, si trasformano in composti culturali debolmente radioattivi e altamente instabili chiamati “pubblicazioni scientifiche”. Sebbene il nucleo di Dinosauria sia prettamente fossilifero, e la stella sia composta per il 90% da articoli paleontologici, il suo vento stellare, emesso nello spazio circostante, è un plasma ibrido di concetti scientifici immersi nel campo culturale in cui la stella sta transitando da almeno la fine dell'800. Tale processo di ibridazione con il plasma culturale scherma inevitabilmente la parte più brillante della radiazione paleontologica, che subisce un processo noto come “contaminazione extrascientifica”, che corrompe la bianca luce paleontologica nella forma di una radiazione rossastra, altersì nota come “banda di divulgazione”. A sua volta, quando penetra l'atmosfera terrestra, questa banda si scinde in varie frequenze a bassa frequenza, la più nota delle quali è la “emanazione paleontologica ormai perduta”, in acronimo “emanazione POP”. La maggioranza degli appassionati di Dinosauria, non disponendo dei costosi macchinari per osservare direttamente la sua luce, conosce questa stella sopratutto tramite l'emanazione POP, visibile anche a occhio nudo o tramite i forum online.

Le analisi delle variazioni periodiche nella luminosità di Dinosauria suggeriscono che questa stella abbia alcuni pianeti che le orbitano, con traiettorie stabili, più alcuni corpi minori erranti, dall'orbita più eccentrica.
Il pianeta principale del Sistema Dinosauriano è un gigante gassoso dalla colorazione esagerata e spesso del tutto priva di fondamento fisico, circondato da due anelli di grafite e carboncino, chiamato Paleoarte. Paleoarte orbita attorno a Dinosauria con un periodo di rivoluzione di circa una ventina di anni. Dopo ogni rivoluzione, Paleoarte cambia aspetto superficiale, probabilmente a causa di variazioni nella composizione interna della sua turbolenta atmosfera. Ad esempio, dopo essere stato per una quarantina di anni un gigante grigiastro, Paleoarte ha poi contratto marcatamente il proprio volume esponendo la sua crosta interna (un processo noto come “Effetto Paul”). Di recente, pare che il pianeta stia tornando ad avere un volume meno anoressico.

Un corpo minore del Sistema Dinosauriano è invece una mondo dall'accidentata superficie di metallo e celluloide, una cometa errante che, per il suo movimento di rivoluzione attorno a Dinosauria è stata battezzata Dinosaur Movie.
I primi avvistamenti di Dinosaur Movie risalgono all'inizio del XX secolo. L'orbita di Dinosaur Movie è molto irregolare, sopratutto perché questo corpo minore tende a sfaldarsi ad ogni avvicinamento alla stella, perdendo massa ed eiettando una lunghissima coda detta Franchise del Dinosaur Movie. Questo corpo minore tende a non essere visibile per molto tempo, dato che acquista una luminosità apprezzabile solamente quando è prossimo al suo perielio, quando, giunto alla minima distanza da Dinosauria, sublima la sua parte esterna riflettendo parte della luce paleontologica. Dopo alcuni avvicinamenti a Dinosauria intorno agli anni '60, questo corpo ha raggiunto una distanza minima da Dinosauria nel 1993, quando ha raggiunto la massima luminosità apparente. Purtroppo, l'eccessiva vicinanza a Dinosauria deve averlo scomposto in una serie di grossolani frammenti minori, dato che, tra il 1997 ed il 2001, sbiadite emissioni luminose sono state attribuite ai prodotti al seguito della cometa. Dopo tale fase di parossismo luminoso, Dinosaur Movie è tornato verso i confini del Sistema Dinosauriano, eclissandosi nella Nube Dinomaniacale, la fredda e tenebrosa regione all'estremo confine del Sistema Dinosauriano, dove meno del 10% della luce paleontologica riesce ad arrivare.
Tra il 2002 ed il 2013, sono stati segnalati vari avvistamenti di Dinosaur Movie, apparentemente in una nuova fase di avvicinamento a Dinosauria. Ma si è trattato in gran parte di segnalazioni anedottiche, se non di vere e proprie sviste, prive di riscontro ufficiale da parte dei dinosaurofili. Tali avvistamenti errati erano dovuti in parte ad un modello matematico descrivente il moto della cometa, un modello ormai obsoleto secondo cui Dinosaur Movie dovrebbe presentarsi con cadenza quadriennale. Di consequenza, dopo l'ultimo passaggio del frammento nel 2001, fu atteso un ritorno nel 2005, poi uno nel 2009 ed infine uno nel 2013. Inutile rimarcare che nessuna di queste previsioni fu avverata.
Due anni fa, tuttavia, segnalazioni sempre più insistenti parlarono di un ritorno di Dinosaur Movie verso la parte interna del Sistema. I calcoli del nuovo modello aggiornato prevedono che questo oggetto raggiungerà la massima luminosità nel 2015, anche se non tutti sono sicuri di quanto sarà intensa la sua emissione. Alcuni azzardano persino che questo nuovo passaggio al perielio sarà persino più luminoso della spettacolare visione del 1993.
Personalmente, sono scettico verso simili previsioni. Anzi, ho persino il sospetto che questo corpo in avvicinamento non sia nemmeno il frammento principale dell'originaria cometa che tutti abbiamo visto nel 1993. L'orbita di questo corpo, chiamato “Mondo Giurassico”, pare vagamenti conformarsi a quella della cometa di venti anni fa. Tuttavia, a parte qualche apparenza superficiale, le misure effettuate sulle immagini che stanno giungendo (scaricate online da orde di appassionati armati di telescopio) indicano un corpo celeste con una composizione differente, e quindi, distinto dal Dinosaur Movie precedente. Inoltre, è proprio la dinamica con cui Dinosaur Movie si frammentò rapidamente in corpi secondari tra il 1993 ed il 2001 a suggerirci che quello che vedremo nel 2015 (per chi alzerà in naso al cielo) sarà un oggetto ben differente. Difatti, io suggerisco di classificarlo nella classe degli asteoroidi, corpi privi di luminosità propria e noti per avere pessimi effetti ogni volta che hanno incontrato Dinosauria.
Se analizziamo l'orbita di Dinosaur Movie nel 1993 vediamo che quell'evento fu unico e irripetibile. La combinazione di eventi del 1993 (stella alla fine di una nuova fase di emissione paleontologica, plasma culturale particolarmente recettivo, e, sopratutto, contemporaneo sviluppo di una nuova tecnologia di analisi digitale delle immagini) non si ripeterà nel 2015. La cometa, raggiunta la distanza minima da Dinosauria nell'estate di ventuno anni fa, ha subito una tale accelerazione che la sua orbita, probabilmente, si è definitivamente proiettata fuori dal Sistema. Dinosaur Movie è ormai ben oltre i confini del Sistema Dinosauriano, e punta verso la Nube Mitologica, dove acquisterà uno stato stazionario definitivo che la consacrerà nell'empireo degli oggetti culturalmente impattanti.
Questo nuovo asteroide in arrivo, quindi, è molto probabilmente una scheggia proveniente da un altro Sistema Culturale. Non è difficile identificate la sua fonte originaria, analizzando la sua emissione nell'infrarosso. Questo nuovo corpo proviene da un altro Sistema, quello avente al suo centro Mostrum, una stella gigante rossa molto più antica e fredda di Dinosauria. Scalzato verso il sistema di Dinosauria proprio dall'uscita della cometa del 1993, questo freddo corpo di metallo e celluloide proviene quindi da un altro sistema culturale, assumerà blandamente l'aspetto di una cometa dinosauriana per qualche settimana, per poi tornare rapidamente da dove è giunto.
Di conseguenza, piùttosto che un nuovo Dinosaur Movie, quello che avvisteremo nel 2015 sarà l'ennesimo Monster Movie.

20 luglio 2014

Lettera ad un Complottaro

Questo Blog fa parte del Grande Complotto Piumato per celare la verità sui Rettiliani.


Questo blog usa un tema particolare (i dinosauri theropodi mesozoici) per parlare di un tema generale ben più importante: la Scienza.
Abbiamo tanto bisogno di Scienza. Non soltanto della Conoscenza Scientifica ma – forse, persino di più – abbiamo bisogno di Pensiero Scientifico. Abbiamo bisogno di Logica, Razionalità e Fatti Ripetibili. In una espressione, abbiamo bisogno di Pensare Scientificamente.
La mistificazione e la pseudoscienza dilagano in rete. La Rete, nata dalla Scienza, sta diventando il pustoloso ricettacolo della Superstizione. Basta creare una presentazione in Power Point assemblando in modo pretestuoso una serie di immagini, legarle con un filo conduttore tanto contorto quanto semplicistico, convertirla in un filmato da caricare su YouTube, e voilà, è nata una nuova favola da dare in pasto a complottari, fanatici di misteri, sostenitori di pseudoscienze o semplici ingenui.
A guardare questi video, disponendo di un bagaglio minimo di conoscenza scientifica, si finisce con ridere. Il riso di fronte queste perle di demenzialità non deriva dalla conoscenza scientifica in sé (nessuno di noi è competente contemporaneamente in ingegneria, fisica, chimica, biologia, geologia, storia medievale, filologia e crittografia, quindi è quasi impossibile controbattere a tutte le asserzioni pseudo-scientifiche presenti nei video) ma deriva dalla palese constatazione che la metodologia scientifica è del tutto assente nei video. Noi “scientifici” non ridiamo perché disponiamo di qualche “verità ufficiale” o perché siamo “plagiati dal pensiero mainstream”, no: noi ridiamo perché chiunque con un minimo di conoscenza di come funziona la conoscenza scientifica riconosce immediatamente la serie di errori logici, di contraddizioni, di assurdità e di non-sense presente in questi video.
Un video che mostri eventi privi di connessioni logiche, causali o cronologiche, ma che asserisca che tali eventi siano “legati” da qualche oscura connessione nota solo ad una cerchia di eletti, di fatto dichiara di essere privo di alcun fondamento razionale, logico e, quindi, scientifico.
Un fenomeno le cui connessioni sono dichiarate “oscure” e conoscibili solamente ad una ristretta minoranza è, per definizione, un non-fenomeno. “Fenomeno”, difatti, significa “cià che si manifesta”, e quindi qualcosa che è occulto e nascosto è, per definizione, un non-fenomeno.
Una connessione di eventi che non sia ricostruibile e ripetibile da parte di chiunque voglia testarla è, automaticamente, una non-connessione, quindi, una pura favola. Non basta affermare che l'evento X e l'evento Y siano collegati: occorre spiegare in quale modo tale collegamento sia verificabile. Se non si è in grado di fare ciò, se ci si limita a ipotizzare fantomatici collegamenti tra eventi altresì slegati, automaticamente si risulta ridicoli e risibili da chi dispone di una mentalità scientifica, di un pensiero razionale, di una esigenza critica.
Non basta dichiarare che un vaccino ed una forma di autismo siano “legati”: occorre spiegare come ciò sia verificabile.
Non basta dichiarare che le emissioni gassose degli aerei siano causa di patologie: occorre spiegare come ciò sia verificabile.
Non basta dichiarare che il tale incidente Y sia stato architettato dalla organizzazione X: occorre spiegare come ciò sia verificabile.

Se non si è in grado di spiegare come si può verificare un'affermazione, non si fa “controinformazione”, né “si offre un punto di vista alternativo”, bensì, semplicemente, si dimostra di essere privi di fondamento. Tutto il contrario della Scienza, dove prima si raccolgono le prove e si spiegano i modi con cui si può verificare il fenomeno descritto, e solo dopo si fornisce la possibile spiegazione del fenomeno. Piuttosto che fare un'affermazione priva di fondamento, uno scienziato preferisce tacere.
In questo sta la forza della Scienza, nella sua metodologia critica che parte dal basso. In questo sta la debolezza della pseudoscienze, che partono da una “verità già nota” e si affannano a scendere verso le prove che possano (spesso in modo del tutto pretestuoso) confermare tale “verità”.

18 luglio 2014

Irritator e l'overbite spinosaurino

Ho provato a ricostruire il cranio di Irritator, per stimare di quanto il suo overbite incida nella sporporzione tra rostro (premascellare + mascellare) e parte anteriore della mandibola (dentale). Sebbene in Irritator il dentale sia quasi completamente mancante, può essere stimato a partire dalla parte rostrale (olotipo di Angaturama, che – come sostenuto da molti – probabilmente proviene dal medesimo esemplare dell'olotipo di Irritator).

Primo passo: la metà destra del cranio di Irritator è quella con la minore deformazione. La prendiamo come punto di partenza per la ricostruzione.



Secondo passo: la parte posteriore della mandibola è invece meglio preservata nella metà sinistra del cranio. Ribaltiamo questa parte e usiamola per articolare la mandibola al cranio.



Terzo passo: aggiungiamo l'olotipo di Angaturama, facendo combaciare la parte posterodorsale del premascellare col frammento premascellare in Irritator e la serie dei denti con quelli di Irritator. Notare la quasi perfetta corrispondenza. La parte arancione nel premascellare indica la cresta sagittale che continua la cresta nasale di Irritator. Questa parte dona l'illusione che il rostro di Angaturama sia molto spesso. La lunghezza totale del cranio ottenuto risulta di circa 73 cm, quasi quanto la lunghezza del cranio dell'olotipo di Baryonyx.



Quarto passo: completiamo le parti mancanti e stimiamo le dimensioni del rostro (dalla sutura jugale-mascellare all'apice del premascellare) e del dentale (dal contatto col surangolare al punto in cui la rosetta dentale alloggia sotto la rosetta premascellare). Il rosto è lungo quasi 50 cm, il dentale poco più di 40 cm. Questo risultato indica che in Irritator il rostro è lungo circa il 120% del dentale.



Quinto passo: Un risultato molto interessante si ottiene se si completa la mandibola di Irritator usando l'unico dentale di spinosaurino noto attualmente, quello dell'olotipo di Spinosaurus: la corrispondenza nelle proporzioni tra cranio e dentale è praticamente perfetta!
Questo risultato ci autorizza as usare Irritator per stimare le dimensioni dei crani dell'olotipo di Spinosaurus aegyptiacus e del cranio milanese. Siccome in Irritator il cranio è 179% la lunghezza del dentale, usando questo rapporto col dentale dell'olotipo di Spinosaurus (lungo 75 cm) produce un cranio per l'olotipo di 134 cm. Siccome in Irritator il cranio è 145% la lunghezza del rostro, usando questo rapporto per il rostro milanese (lungo 99 cm) si ottiene un cranio milanese di 144 cm. In base a queste stime, quindi, l'esemplare milanese ha un cranio lungo circa il 107% dell'olotipo di S. aegyptiacus. Tale valore di disparità tra i due spinosaurini giganti rientra nel range di 105-110% che ho stimato in precedenza con altri metodi.