11 aprile 2015

Billy People

DISCLAIMER: Il post usa un linguaggio esplicito e a tratti politicamente scorretto.
Mi prendo una pausa dalle varie attività paleontologiche “serie” che sto svolgendo (alcune prossime alla pubblicazione) con un post totalmente inutile e frivolo.
Mancano solo due mesi all'uscita del primo film sui dinosauri senza dinosauri, un film quindi incentrato unicamente sui personaggi umani, sul loro spessore e consistenza (HI=1 [non è un emoticon]).
Per prepararci al meglio a questo film carico di caratterizzazioni psicologiche, è bene ritornare ai vecchi film, ed in analogia con il prossimo, fingere che essi siano da ricordare per i personaggi mammaliformi ominidi e non per quelli archosauromorfi dinosauri. Ho quindi stilato una classifica dei 3 migliori personaggi della “vecchia” trilogia (perché, temo, ci sarà una “nuova” trilogia) ed una classifica dei 3 personaggi peggiori.

07 aprile 2015

Brontosaurus è solo un nome. Apatosaurus è solo un nome.

Brontosaurus excelsus, anche noto come Apatosaurus excelsus. Opera del Maestro del Diplodocoide, Davide Bonadonna.

Oggi, Tschoop et al. (2015) pubblicano un'ampia analisi filogenetica dei sauropodi Diplodocidae, analizzati al livello tassonomico più basso, quello degli individui. L'articolo è scaricabile free dal link. Oltre a svolgere questa ampia analisi filogenetica, con finalità squisitamente sistematiche, gli autori introducono una metrica per determinare quantitativamente le categorie linneane di grado generico all'interno della filogenesi. Ovvero, svolgono un lavoro di tipo tassonomico. Questa curiosa versione matematica del genericometro produce, in base all'analisi degli autori, una revisione tassonomica del genere Apatosaurus. Conseguenza di questa revisione, e della metrica utilizzata, e della tassonomia seguita (notare la lunga serie di premesse) è che gli autori restringono l'inclusività della parola "Apatosaurus" rispetto a quella che, negli ultimi decenni, era stata applicata per quel nome. Conseguenza di ciò, gli autori ri-utilizzano il nome "Brontosaurus" per definire una parte del clade di diplodocidi apatosaurini che prima era inclusa nel nome Apatosaurus.

Tradotto per i non-esperti, gli autori concludono che il termine "Apatosaurus" debba riferirsi ad un insieme di specie più piccolo di quello che prima era tradizionalmente diventato l'insieme di specie a cui applicare quel nome. La parte "tolta" dal vecchio insieme chiamato Apatosaurus viene ri-battezzata con il nome usato originariamente per una specie di quella parte: Brontosaurus. Questa procedura, per quanto matematizzata, resta comunque totalmente soggettiva, proprio perché la tassonomia si occupa solo di nomi, non di oggetti, ed un nome è sempre un'etichetta arbitraria, qualunque sia l'oggetto a cui è riferito.

Questo è quello che è accaduto, ed è quello che moltissimi, in queste ore, stanno totalmente fraintendendo. Ne avevo già parlato 2 anni fa.

"Brontosaurus" è solo un nome: un vocabolo tassonomico la cui "realtà" è convenzionale. Un nome non è "reale", se non dentro la testa di chi lo usa. La sua validità dipende da dove e come si vuole applicare il nome.
"Apatosaurus" è solo un nome: un vocabolo tassonomico la cui "realtà" è convenzionale. Un nome non è "reale", se non dentro la testa di chi lo usa. La sua validità dipende da dove e come si vuole applicare il nome.

La specie chiamata Apatosaurus excelsus non cambia se la si chiama Brontosaurus excelsus. "Apatosaurus excelsus" e "Brontosaurus excelsus" sono due nomi per definire la medesima entità sistematica. E siccome ciò che conta è solamente l'entità sistematica che deduciamo dai fossili, il nome applicato a tale entità è del tutto irrilevante e secondario.

Piantatela di blaterare a vuoto sulla "resurrezione" di Brontosaurus. Non è successo questo con lo studio di oggi. Piantatela di blaterare a vuoto sulla "validità" di Brontosaurus. La specie è sempre stata considerata valida, fin dalla sua istituzione. Nessuno ha mai messo in dubbio la validità di A./B. excelsus. Quella specie animale fossile, comunque la vogliate chiamare, comunque la vogliate immaginare, è valida da oltre un secolo. Ciò che negli anni è variato è stato il nome della categoria linneana di rango generico nella quale inserire la specie "excelsus". E siccome i "generi" sono pure convenzioni, sia Brontosaurus che Apatosaurus esistono solamente nelle nostre teste come strumenti linguistici, non come "realtà" che camminano e interagiscono nel mondo reale.

Quindi, siccome i nomi sono solo parole, che ora chiamiate Brontosaurus ciò che prima era una parte di Apatosaurus, o manteniate per tutti il nome Apatosaurus, la sostanza paleontologica non cambia.
Pertanto, piantatela di postare online immagini del Brontosaurus di Knight, perché non ha senso usare un'illustrazione vintage: ripristinare un nome invalidato all'inizio del XX secolo non significa ripristinare anche l'iconografia dell'inizio del XX secolo.

Imparate a separare tassonomia da sistematica: date valore alla seconda (che lavora sulla realtà) e non enfatizzate la prima (che è solo la procedura con cui nominiamo la realtà).


04 aprile 2015

Contro le Orde di Guglielmo (Im)Mundo

Blasfemia con fattezze di salamandra e costumanza cinomorfa.
I dinosauri sono come i numeri complessi: constano di una parte reale e di una immaginaria.
Il paleontologo duro e puro, quello con la puzza sotto il naso e che non manca di rimarcarlo nel proprio blog, è pertanto l'analogo naturalistico del matematico che lavori coi numeri reali. Per quel aristocratico del Tempo Profondo, la parte immaginaria non esiste, o se esiste non merita di essere chiamata “dinosauro”.
Purtroppo, non esistiamo solo noi. Nella sua inesplicabile creatività, Iddio che ci ha eletto suoi favoriti ha anche colmato la Terra di genti prive della Pura Luce dell'Intelletto. Ad essi, nostri fratelli minori nella sventura, va la quantità del numero dove a noi è stata data la qualità. E così, ci sono anche le masse dinomaniacali, verso le quali va tutta la nostra bonaria tolleranza.
In fondo, la maggioranza dei dinomaniaci è formata da brave persone, oneste e timorate di Dio. Esse chiedono solamente che al sacro fossile si aggiunga la profana paleoarte. Perché non accontentarli? Dopo tutto, sarebbe utopia il pretendere che essi si elevino alla cristallina purezza del pensiero paleontologico, e traggano il medesimo piacere che noi riceviamo dalla diretta riflessione sul concetto scientifico.
Il dinomaniaco classico è un fervente raccoglitore di entrambe le parti (quella reale e quella immaginaria): proprio perché è timorato di Dio e dei suoi Ministri, mai oserebbe bestemmiare contro la Fonte Scientifica della Paleoarte. Purtroppo, come sempre accade in questi tempi di crisi, al volgo retto da sani principi si sta afficancando il rozzo plebeo arricchito, il borghesuccio della Rete, il mostromaniaco di ultima generazione (per intenderci, quello che pretende consistenza morale a Indominkius e fornisce linfa alle diatribe su chi vinca in un “combattimento tra Indricotherium e Spinosaurus”...). Questo nuovo soggetto, figlio della recente degenerazione dei costumi, è fondamentalmente un immorale senza-dio, che rigetta i sani dettami della genuina fede dinomaniacale da noi tollerata, per seguire il diabolico cabalista della parte immaginaria.
L'assioma di base di questa nuova generazione di mostromaniaci è che, per quanto interessanti possano essere i dinosauri “reali”, la parte immaginaria è molto più appassionante. E nella lotta tra “passione” ed “interesse”, essi paiono sapere chi la vinca. O forse, no...
Per quanto esso sia palese quanto il bauplan aviano nei dinosauri, non dobbiamo mai stancarci di rimarcare che l'assioma di base del mostromaniaco è un stolto dogma che si regge sull'ignoranza, ovvero, è un pregiudizio partorito della tenebra dell'intelletto. Per questo, come in passato, ed ancora più nei tempi a venire, questo blog sarà bastione della Santa Paleontologia contro gli attacchi del Mostro.
Qualcuno mi accuserà di sparare sulla Croce Rossa. In realtà, io mi dedico a sparare alla Volpe Rossa. Altri, più accorti, si domanderanno come mai io mi debba preoccupare dell'espansione dei mostromaniaci. Per me e per i miei pari, non temo alcunché. Noi iperborei della paleontologia a malapena cogliamo il lezzo che esala dal fondovalle, e non siamo toccati dal tanfo che ammorba la città dei plebei. Ma per lo spirito nobile e cavalleresco che guida la nostra azione di divulgazione, di elevazione parziale del volgo timorato di Dio, non possiamo peccare di ignavia di fronte a ciò che sta per avvenire. Prima di tutti gli altri, dall'alto delle nostre torri d'avorio, noi cogliamo la marea di detrito che risale verso le modeste case dei nostri villici dinomaniaci. A due mesi e poco più dalla imminente invasione dei barbari di Guglielmo (Im)Mundo, è doveroso che noi nobili custodi della Scienza ergiamo un bastione, affinché il dinomaniaco timorato di Dio trovi salvezza e non sia travolto da una piena di ciarpame contro cui egli, privo della tempra degli eletti dal Signore, non avrebbe alcuno scampo, finendo schiavo della Falsa Teratomania.
Carità verso il dinomaniaco devoto guida i miei atti.

01 aprile 2015

Sue era una femmina, un maschio... o entrambi?

Il ginandromorfismo è una particolare condizione di compresenza nel medesimo individuo delle caratteristiche di ambo i sessi, compresenza che si manifesta con un'estrema asimmetria lungo l'asse sagittale del corpo. Detto in parole povere, un lato dell'animale è maschile, l'altro lato è femminile. Il ginandromorfismo è famoso in varie farfalle, nelle quali un'ala ha la colorazione maschile mentre l'altra porta la livrea femminile. Inoltre, essa è documentata in alcuni uccelli; in particolare, in specie in cui il dimorfismo sessuale è molto marcato essa si manifesta in modo spettacolare, con un lato dell'animale che porta colorazioni ed ornamentazioni vistose tipiche del maschio mentre l'altro lato del corpo ha la livrea più dimessa della femmina. Il ginandromorfismo negli uccelli è veramente stupefacente, perché non è solamente una manifestazione di attributi esteriori, ma un vero e proprio stato asimmetrico dell'intero organismo: le cellule di un lato del corpo hanno i cromosomi sessuali maschili, l'altro lato ha quelli femminili!
Data la presenza di ginandromorfismo negli uccelli attuali, nasce la domanda se questo fenomeno si manifestasse anche nei dinosauri mesozoici.
Per un caso veramente stupefacente, pare che il fossile di dinosauro più famoso al mondo possa effettivamente essere stato un individuo ginandromorfo!
L'esemplare di Tyrannosaurus rex universalmente noto con il soprannome “Sue” è famoso per essere, tra gli esemplari articolati e ben conservati, il più grande esemplare attualmente ricostruito. Il soprannome “Sue”, preso dal nome della scopritrice del fossile, ha spesso indotto la domanda se l'esemplare fosse effettivamente una femmina. Sebbene ci siano state in passato argomentazioni basate su alcuni caratteri osteologici per sostenere un genere femminile nei fossili (argomento che pare essere stato ripreso proprio in questi giorni per due esemplari di Khaan), la monografia sull'esemplare “Sue” (Brochu 2003) concludeva che non era possibile affermare che Sue fosse una “lei” né che fosse un “lui”, e che quindi si potesse solamente dargli del “it” [nota per i lettori non-italiani: in italiano non esiste il genere neutro].
Tuttavia, in una recente analisi di dettaglio delle strutture pari dello scheletro (quelle che sono presenti specularmente su i due lati del corpo), Herms e Frodit (2015) mostrano una consistente asimmetria nella morfologia dei vari elementi controlaterali, asimmetria che non può essere ricondotta esclusivamente a deformazione diagenetica (ovvero, alla fossilizzazione). In particolare, il lato destro del cranio presenta un maggiore grado di ornamentazione subcutanea nel mascellare e nasale, una cresta lacrimale più pronunciata, un ramo ventrale del lacrimale più espanso mediolateralmente, un'orbita più ridotta, una maggiore fusione tra ramo orbitale del postorbitale e processo posterodorsale lacrimale, una più marcata ornamentazione del postorbitale, il prefrontale più compresso, il ramo laterale del frontale più robusto, il parietale più depresso, la fossa sopratemporale più espanza e incisa dalle cicatrici muscolari, il quadratojugale più espanso dorsalmente, la finestra infratemporale più compressa, il quadrato più pneumatizzato, il basisfenoide più inflato, la base del ramo palatino dello pterigoide più robusta, il vomere più ampio, la sutura tra le ossa postdentari del tutto obliterata, il sopradentale più rugoso, il surangolare più ampio ed il processo retroarticolare più robusto. In breve, il lato destro parrebbe avere caratteri distinti dal lato sinistro, e tale asimmetria è riconducibile, specialmente per le ornamentazioni craniche, a dimorfismo sessuale. Ovvero, abbiamo dimorfismo sessuale, simmetricamente, nel medesimo individuo, quindi siamo di fronte ad un ginandromorfo.
Cranio di "Sue" in vista dorsale con indicate le strutture asimmetriche riconducibili a ginandromorfismo (Modificato da Herms e Frodit 2015).

Ulteriore sostegno a questa ipotesi viene dalle ossa del bacino. Il pube destro presenta una maggiore area per l'inserzione della muscolatura ipoassiale. Per contro, l'ischio sinistro mostra una maggiore area per l'inserizione della muscolatura ipoassiale. Questa asimmetria nel grado di sviluppo muscolare della regione pelvica suggerische una differente organizzazione della regione urogenitale, che, pertanto, è un ulteriore sostegno all'ipotesi ginandromorfa per Sue.
La definitiva conferma di questa ipotesi proviene dall'analisi con il microscopio elettronico a scansione sugli ungueali dei piedi. Il piede sinistro presenta sulla superfici dorsali degli ungueali delle evidenti tracce dell'astuccio corneo. In analogia con le techiche di indagine sulle tracce di tegumento nei dinosauri piumati, è stato possibile dedurre alcune caratteristiche chimico-fisiche del tegumento, in particolare a livello della pigmentazione della superficie cornea. L'analisi degli ungueali destri non mostra alcuna traccia di questi pigmenti. Inoltre, l'analisi con la spettroscopia di massa indica che il pigmento sull'ungueale sinistro è un polimero idrocarburico con picco di irraggiamento lungo le più basse frequenze del visibile. In breve, si tratta di smalto rosso. Smalto per le unghie. Dato che si trova solamente negli ungueali sinistri, ciò conferma che il lato sinistro di Sue era femminile, mentre quello destro era maschile.

Bibliografia:
Brochu C. (2003). T-Rex: The Most Badass Killing Machine Ever. Period. JVP: 23:1-275.
Herms A., Frodit J.F. (2015). Was “Sue” a “she”, a “he”... or both? Gynandromorphism in a fossil dinosaur. FLoP One: e2015.

29 marzo 2015

La Guerra

L'Acme della Rinascita Neo-Oweniana
Intorno al 1840, ebbe inizio una guerra che non è ancora conclusa. Questa guerra non ha provocato alcuna vittima. Nessuno è stato ucciso né mutilato. Nessuno ha perso la casa o è stato costretto a lasciare la propria terra. Il contendere stesso di questa guerra non ha una consistenza materiale. Ciò che ha scatenato questa guerra, tuttavia, ha una consistenza fisica, in forma di rocce. Questa guerra non ha un nome, dato che è essa stessa una guerra di nomi e concetti, una guerra tra diverse concezioni ed interpretazioni. Sebbene marginale e limitata ad una manciata di persone fortunate, questa guerra concettuale ha dietro di sé il sostegno di enormi superpotenze del Mondo delle Idee.
Forse, un giorno si potrà dare un nome a questa guerra. Per ora, è possibile solamente tracciare una sommaria cronologia delle sue principali battaglie. Nel resto del post, essa sarà nota come La Guerra.