06 dicembre 2017

Lode alla Piccola Halszka - Prima Parte: Aldilà di qualsiasi aspettativa

Ukhaa Tolgod (fonte: Wikipedia)
Non sappiamo esattamente quando questa storia sia iniziata.
Le prime fasi di questa avventura sono incerte e nebulose. In base alla documentazione raccolta, riteniamo che in un momento collocabile probabilmente nell'ultimo decennio, un gruppo di tombaroli si sia inoltrato, di nascosto, in una località fossilifera della Mongolia meridionale, Ukhaa Tolgod. Qui, i predoni hanno scoperto un fossile, quasi completo, di un dinosauro. Probabilmente, dal sedimento emergeva solamente la punta del muso, e forse una zampa. I tombaroli rimossero il blocco di roccia con il fossile, lo impacchettarono bene, e lo portarono via.

Sappiamo che, in seguito, questo fossile lasciò la Mongolia. I documenti in nostro possesso dicono che il fossile arrivò poi in Giappone, e che successivamente fu portato in Gran Bretagna. Nel frattempo, parte della roccia inglobante il fossile fu rimossa, e alcune parti del muso e di una zampa, forse danneggiate durante lo scavo, furono ristrutturate.
In seguito, il fossile arrivò in Francia, presso François Escuillié, che in passato ha collaborato con Pascal Godefroit.
Fu proprio presso lo studio di Escuillié, che Pascal, contattato per una analisi e valutazione dell'esemplare, si rese conto del significato di quel fossile, e intuì la sua origine. Forma, tessitura del sedimento e colorazione del fossile non lasciavano dubbi sulla provenienza dell'esemplare: era un fossile mongolo. Quindi, molto probabilmente scavato ed esportato illegalmente. L'unica opzione possibile in casi come quello è l'affidamento del fossile ad un museo pubblico riconosciuto internazionalmente, per poi procedere al rimpatrio in accordo con le autorità mongole. Pertanto, in accordo con Escuillié, Pascal contattatò i colleghi in Mongolia per avviare tutte le procedure legali necessarie alla restituzione del fossile. Nel frattempo, il fossile sarebbe stato studiato e descritto.

Ed è qui che il vostro paleo-blogger entra in ballo.

La mia parte nella storia inizia con l'email inviata da Pascal la sera del 29 Aprile 2015, come ho raccontato nel post precedente. Sarò sempre enormemente grato a Pascal per la fiducia che mi ha manifestato chiedendo a me di studiare quel fossile che, vedrete, è veramente eccezionale. Un fossile del genere capita una volta a decennio, se non più raramente.
Ricordo benissimo il mio arrivo a Bruxelles, il primo Giugno 2015, e l'impressione che ebbi appena Pascal mi portò nel suo studio per dare una primissima interpretazione dell'esemplare.
Non mi vergogno di dire che la mia prima impressione fu di totale smarrimento, tanto inusuale era l'esemplare. Quando vidi quello scheletro, praticamente completo ed articolato, rimasi sbalordito. Non avevo mai visto nulla di simile. Sì, l'animale era chiaramente un theropode, ma non era riferibile ad alcun clade già noto. Come mostrerò nella descrizione dell'esemplare, il cranio ricorda un paio di cladi distinti, il collo ricorda un altro clade, le mani sono simili ad un altro clade ancora, e le gambe ricordano un ulteriore clade. E, al tempo stesso, nessuna parte è pienamente riferibile a qualche singolo clade già noto: insomma, non è un composito artificiale di animali già conosciuti, non è un falso! Un dinosauro del tutto nuovo, praticamente completo, ed, al tempo stesso, così inusuale e inatteso da non essere immediatamente inquadrabile dentro i nostri attuali schemi tassonomici.
Può esserci qualcosa di più esaltante per un paleontologo?
Avrei impiegato varie settimane di dettagliata analisi e comparazione prima di capire finalmente cosa avevo di fronte. Almeno sul piano filogenetico. Ma sarebbe trascorso un anno e mezzo per risolvere gli altri enigmi del fossile, quelli morfo-funzionali ed ecologici, in merito alla bizzarra anatomia di quell'animale. Ciò avrebbe coinvolto alcuni dei massimi esperti di fossili della Mongolia, un team di studiosi di diverse nazionalità, ed uno dei laboratori scientifici più grandi ed avanzati al mondo.
Alla fine, abbiamo risolto gli enigmi. E tutto quello che all'inizio pareva un'accozzaglia senza senso di morfologie bizzarre, combinate in una creatura chimerica, ora invece si integra reciprocamente in maniera coerente ed elegante!

Ci stiamo avvicinando, non spazientitevi. E prima che vi lamentiate per la curiosità che monto senza soddisfare, ricordate che ciò che voi ora state per leggere comodamente, tutto d'un fiato, a me ha richiesto due anni di analisi, indagini, riflessioni e qualche imprecazione...
Il risultato di tutto questo lungo e complesso studio è pubblicato, finalmente, oggi.

Nel numero di Nature di questa settimana, è incluso un articolo scritto da un team internazionale di ricercatori, comprendente: il sottoscritto (in qualità di paleontologo presso il Museo "Capellini" di Bologna), assieme a Pascal Godefroit (Istituto Reale delle Scienze Naturali del Belgio), Vincent Beyrand, Dennis Voeten, Vincent Fernandez e Paul Tafforeau (tutti del European Synchrotron Radiation Facility - ESRF - di Grenoble, il più grande laboratorio al mondo per la produzione di raggi X finalizzati alla ricerca scientifica), Koen Stein (Vrije Universiteit di Bruxelles), Rinchen Barsbold e Khishigjav Tsogtbaatar (Accademia delle Scienze di Ulan Bataar), e Phil Currie (Università dell'Alberta). In questo studio (Cau et al. 2017) abbiamo utilizzato una innovativa tecnica di scansione tramite microtomografia a radiazione di sincrotrone, generata presso il ESRF, per analizzare nel dettaglio ed in maniera non-invasiva un nuovo theropode dal Cretacico Superiore della Mongolia, il cui scheletro è ancora parzialmente inglobato dentro la matrice rocciosa. I risultati di queste analisi sono stati aldilà di qualsiasi aspettativa.
Questo theropode è riferito ad un nuovo genere e specie:

 Halszkaraptor escuilliei

(che io affettuosamente chiamo "la Piccola Halszka").


Scansione digitale dello scheletro esposto.


Il nome del genere è un omaggio alla paleontologa polacca Halszka Osmólska (1930-2008), per il suo enorme contributo alla paleontologia dei theropodi, in particolare quelli dalla Mongolia. La dedica alla Osmólska ha anche motivazioni più puntuali e pertinenti proprio Halszkaraptor, come spiegherò in seguito.

La specie è invece dedicata a François Escuillié, che ha reso possibile la restituzione del fossile alla Mongolia.

Prima di descrivere nel dettaglio la Piccola Halszka, un riassunto dei risultati principali dello studio.

L'utilizzo delle eccezionali tecniche di scansione tomografica presso il ESRF di Grenoble ha permesso innanzitutto di dimostrare che l'esemplare, per quanto bizzarro ed inatteso, è un fossile genuino, non è un composito artificiale né un artefatto.

Scienza alla Massima Potenza: il nostro dinosauro, impacchettato all'interno della linea 5 del sincrotrone del ESRF, pronto per essere bombardato con i raggi X più potenti al mondo! (Foto di Pascal Godefroit).
Scansioni tramite microtomografia dello scheletro e del blocco di Halszkaraptor. La freccia in figura "c" mostra la frattura originaria del blocco di roccia che continua anche nelle ossa, confermando la unità fisica di ossa e matrice rocciosa.


Quella della Piccola Halszka è probabilmente la scansione più dettagliata mai realizzata su un fossile: in totale, abbiamo generato 6 Terabyte di scansioni.
La scansione del blocco di roccia ha infatti mostrato che lo scheletro è parte originale del blocco di roccia, è quasi perfettamente articolato, e che solamente due parti del blocco, quelle con la scapola e la mano esposta, sono state re-incollate al blocco originario dopo essere state staccate. In particolare, la scansione ha dimostrato che la mano non proviene da un altro fossile, dato che alcuni frammenti dei metacarpali e delle falangi sono ancora incluse nel "blocco madre" principale, appena sotto la mano esposta, in connessione anatomica. Questa particolare scoperta dimostra inoltre che il resto dello scheletro è intatto, non ha subito maneggiamenti, ed è genuinamente incluso nel blocco principale di roccia. Infine, la scansione ha dimostrato che solamente una ridotta parte delle ossa esposte ha subito restauri: il mascellare destro, la parte anteriore dei nasali, il primo metacarpale sinistro e una artificiosa fusione tra alcune ossa del terzo dito sinistro. Il resto dello scheletro è genuino e "immacolato".

Utilizzando la più ampia e dettagliata analisi filogenetica dei maniraptori realizzata finora (comprendente 199 taxa e 1773 caratteri, tratta da Megamatrice), Halszkaraptor risulta collocato in un nuovo clade assieme ad altri theropodi dalla Mongolia, descritti in precedenza, ma che erano relativamente enigmatici nella collocazione e interpretazione: Hulsanpes perlei e Mahakala omnogovae.
Lo stesso risultato si ottiene analizzando Halszkaraptor con la versione più recente della matrice del Theropod Working Group sviluppata all'American Museum di New York. La concordanza dei risultati nelle due analisi sostiene la nostra ipotesi, e giustifica l'istituzione di un nuovo clade, al quale abbiamo dato il nome di  Halszkaraptorinae.



Halszkaraptorinae risulta il ramo più basale di Dromaeosauridae. Tuttavia, Halszkaraptor non è un dromaeosauride "come gli altri". Anzi, non è un theropode "come gli altri". Esso si discosta radicalmente dalla morfologia del "classico" dromaeosauride (ad esempio, Velociraptor), in quanto caratterizzato da adattamenti unici, alcuni mai osservati prima in tutto Dinosauria. Grazie alla eccellente preservazione di Halszkaraptor, combinata alla dettagliata serie di scansioni tomografiche realizzate presso il sincrotrone di Grenoble, abbiamo "estratto virtualmente" tutte le ossa dalla roccia, ricostruendolo digitalmente lo scheletro con grande dettaglio. Inoltre, abbiamo analizzato l'interno delle medesime ossa, ottenendo un'analisi istologica estesa all'intero scheletro.

La piccola Halszka presenta una morfologia fino ad oggi mai documentata nei theropodi.
La eccellente ricostruzione scheletrica del corpo e del cranio di Halszkaraptor, realizzata da Marco Auditore integrando le immagini dello scheletro esposto sul blocco assieme alle scansioni delle parti ancora dentro la matrice rocciosa, realizzate presso il sincrotrone di Grenoble.

Halszkaraptor è difatti caratterizzato da:
  • 1) un muso con morfologia e dentatura convergenti con quelli di molti rettili acquatici o semiacquatici,
  • 2) il collo, estremamente allungato per un dromaeosauride, con caratteristiche convergenti con quello dei cigni e di alcune tartarughe acquatiche,
  • 3) gli arti anteriori con forma e proporzioni simili a quelle degli uccelli che nuotano utilizzando le ali, come i pinguini, mentre la dita hanno proporzioni analoghe a quelle di alcuni rettili acquatici.
Scansione digitale del braccio sinistro di Halszkaraptor. Le parti restaurate hanno una reazione alla radiazione scansionante differente dalle ossa originali, fenomeno che permette di identificarle: nell'immagine, la parti aggiunte artificialmente alle ossa esposte sono state rimosse digitalmente. Le estremità preservate delle ossa mostrano una marcata dissoluzione a livello delle zone articolari meno ossificate. Due frammenti di ossa, appena sotto il terzo dito, sono parte del blocco di roccia principale, e confermano la genuina associazione di questa mano al resto dello scheletro. Notare che il primo dito (il cui metacarpale è completamente perduto) è relativamente corto, mentre il terzo dito della mano è il più lungo. Questa proporzione tra le dita della mano, pur ricordando gli scansoriopterygidi, non si osserva negli altri theropodi, ed è invece analoga a quella presente in molti rettili acquatici con la mano conformata a pinna.
 Riassumendo tutto in una frase:

Abbiamo usato un acceleratore di particelle lungo un chilometro alimentato da un reattore nucleare per scansionare un theropode con il muso da piscivoro, il collo da cigno e gli arti anteriori simili a pinne, che definisce un nuovo clade di dromaeosauridi semiacquatici.

Rileggete la frase qui sopra un paio di volte.
Bene, penso che per oggi abbiate ricevuto una dose abbastanza forte di novità.
Nel prossimo post, descriverò la storia "dimenticata" degli Halszkaraptorinae, per poi passare alla inusuale anatomia della piccola Halszka, ed infine concludere con la spiegazione del suo inaspettato stile di vita.

Una ecomorfologia come quella di Halszkaraptor va aldilà di qualsiasi speculazione e immaginazione. Eppure, sono sicuro che qualcuno a questo punto avrà la sensazione di un deja vu.
Nei primi anni '70 del secolo scorso, fu proposta una ipotesi, resa poi nota da una iconografica accattivante in alcuni testi divulgativi del decennio successivo (come Halstead 1975), che ipotizzò Compsognathus corallestris nelle forme di un nuotatore con delle "pinne anteriori" (Bidar et al. 1972). Tale ipotesi si basava sulla incompleta preservazione della mano in Compsognathus corallestris, e su alcune impronte sulla lastra del fossile. Ostrom (1978) contestò l'ipotesi di Bidar et al. (1972), in quanto basata su una errata valutazione di alcune tracce del sedimento a livello dell'arto anteriore, e difatti tale ipotesi cadde nell'oblio delle curiose suggestioni prive di fondamento. Ironia del destino, il bizzarro "piccolo coelurosauro con le pinne" di Bidar et al. pare risorgere, sebbene su basi e argomenti differenti e molto più solidi, in Halszkaraptor. In ogni caso, l'analogia col "compsognato natante" del 1972 è del tutto casuale, dato che non c'è alcuna relazione logica tra l'ipotesi di Bidar et al. (1972), fondata su una discutibile interpretazione di alcune impronte nel sedimento, e Halszkaraptor, la cui ecomorfologia anfibia è basata su numerose caratteristiche dello scheletro. Ad esempio, la "pinna" dell'ipotetico compsognathide natante è più lunga a livello del primo dito, dando alla pinna una forma squadrata e quadrangolare, mentre in Halszkaraptor la parte più lunga della potenziale pinna è a livello del terzo dito, dando alla pinna una forma simile a quella dei pinguini. Le due ricostruzioni sono quindi un curioso caso di convergenza culturale. A rendere "chimerico" ed artificioso il compsognathide natante è il fatto che, apparentemente, nulla nel resto della sua anatomia pare mostrare adattamenti alla vita acquatica. Al contrario, Halszkaraptor mostra adattamenti anfibi nell'intero scheletro, dal cranio ai denti, dalle vertebre agli arti. Qui si riconosce un "organismo naturale" rispetto ad una creazione chimerica, fantasiosa, della mente umana.


Nei prossimi post, parlerò della storia degli Halszkaraptorini, e descriverò nel dettaglio la inattesa anatomia della Piccola Halszka.

Ringrazio innanzitutto tutti gli altri autori dello studio, in particolare Pascal che volle affidarmi questo straordinario esemplare. Inoltre, un grazie enorme a Marco Auditore, realizzatore della ricostruzione scheletrica che da oggi fa parte anche della home page del blog, ed a Lukas Panzarin, che ha realizzato la eccellente ricostruzione in vivo della piccola Halszka.



Bibliografia:
Cau A., Beyrand V., Voeten D.F.A.E., Fernandez V., Tafforeau P., Stein K., Barsbold R., Tsogtbaatar K., Currie P.J., Godefroit P. (2017). Synchrotron scanning reveals amphibious ecomorphology in a new clade of bird-like dinosaurs. Nature doi:10.1038/nature24679
Bidar A., Demay L., Thomel G. (1972). Compsognathus corallestris, une nouvelle espèce de dinosaurien théropode du Portlandien de Canjuers (Sud-Est de la France). Annales du Muséum d’Histoire Naturelle de Nice 1: 9-40.
Halstead L.B. (1975). The evolution and ecology of the dinosaurs. Eurobook. ISBN 0-85654-018-8.
Ostrom J.H. (1978). The osteology of Compsognathus longipes. Zitteliana 4:73–118.

22 commenti:

  1. Wow, incredibile ! Mi piace questa scoperta. Ora vediamo se ci imbattemmo pure in oviraptoridi semiacquatici o in abelisauridi anfibi, sarebbe bello.��

    Davide, da Torino

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  2. Straordinario! Auguri Andrea!

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  3. Me lo ricordo! Avevo visto questo scheletro al Fossil Show a Monaco nel 2011, il cartellino diceva "new troodontid" :D Bel fossile! https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Unnamed_troodontid.jpg

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    1. Sì, infatti quando Pascal mi contattò me lo descrisse come "strano troodonte"...

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  4. Sembra veramente una chimera, eppure Halszkaraptor è veramente stato creato dall'evoluzione! Non poteva che trattarsi di una cosa eccezionale, visto che solo per introdurre una serie ti sono serviti tre post.
    Inoltre viene detto «ricostruzione scheletrica che da oggi fa parte anche della home page del blog»: quindi il blog non finisce!
    Ti auguro che il tuo studio si diffonda in rete e faccia successo!

    G.C.T.

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    1. Di sicuro sui canali della divulgazione sta rimbalzando.

      http://www.lescienze.it/news/2017/12/07/news/halszkaraptor_donosauro_predatore_vita_semiacquatica_collo_cigno-3781989/

      http://www.nationalgeographic.it/scienza/2017/12/07/news/halszka_il_dinosauro_che_usava_le_braccia_per_nuotare-3782313/

      Emanuele

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    2. Voi non avete idea a quanti giornalisti di mezzo mondo ho risposto negli ultimi 5 giorni...

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    3. Ah ah ah! :-D
      Auguri!

      G.C.T.

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  5. WOW WOW WOW

    Valerio

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  6. Da perfetto signor nessuno, posso solo dire che questa straordinaria scoperta e lo studio, di cui l'articolo su Nature non e' che la punta dell'iceberg, e' frutto del lavoro meticoloso e certosino di un gruppo di persone per prima cosa appassionate del proprio lavoro.
    Andrea, tu sei uno di questi, ti seguo da diverso tempo e in tutti questi anni e in tutti gli articoli che posti su questo blog, e su riviste specializzate, traspare una ed una sola cosa, l'amore indiscusso per quello che hai studiato e quello che fai.
    Spero di essere riuscito a rendere l'idea della mia ammirazione senza essere caduto troppo nel banale, questi successi non sono nient'altro che il frutto della tua passione.
    Un grosso in bocca al lupo per tante altre "future" scoperte!
    Michele

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    1. Grazie. Sono una persona fortunata con una bella passione.

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  7. Fantastico Super Andrea e anche tutti gli altri Studiosi di Halszkaraptor! Una scoperta davvero eccezionale, non vedo l'ora di saperne di più.

    Grazie per la condivisione con noi delle tue scoperte!

    Loana

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  8. Top story nella mailing list di Nature. Forse per chi non fa ricerca e' difficile capire il riconoscimento che questo lavoro ha avuto. Complimenti.

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  9. Innanzitutto complimenti.
    La scoperta è ovviamente sorprendente e interessantissima (non come un mammifero pennuto ne convengo, ma si difende bene), ma per apprezzarne a fondo la portata devo aspettare di leggere gli altri post e metabolizzare questo. aspetto con ansia.
    aggiungo che apprezzo moltissimo il nome con il suo omaggio a una grande paleontologa.
    Emiliano

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  10. L'esclusione di una membrana plantare (la palma per intendersi) è deducibile dal fossile o è una scelta della risostruzione?

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  11. Speriamo che sia solo l'inizio di una serie di scoperte incredibili

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  12. Notavo che la posizione in cui questo fossile è stato ritrovato è sorprendentemente simile a quella di altri maniraptor come Citipati osmolskae, che sono stati interpretati come individui nidificanti. Rispetto ai noti fossili di Citipati, questo fossile ci appare con un aspetto diverso perché è stato schiacciato in un altro modo contro il sedimento (anche per via delle dimensioni più modeste e quindi del minor peso della carcassa, che la rendono più suscettibile all'azione degli agenti esterni e quindi ad assestarsi in posizoni differenti), però a me la posizione pare proprio la stessa: arti anteriori allargati e "schiacciati" contro il pavimento, tronco flesso in avanti e arti ripiegati sotto il corpo, l'uno parallelo all'altro.

    Non credo sia probabile che sia una posizione assunta dopo la morte perché noi conosciamo bene la posizione che assumono i piccoli dinosauri dopo la morte, se non vengono "congelati" in altre posizioni da circostanze particolari, ed è la stessa posizione che assumono gli Uccelli, con gli arti iperestesi e il collo flesso all'indietro, con la testa che "guarda in alto" o addirittura verso il dorso.

    Quel dinosauro lì, mi dico io, deve essere invece morto proprio in quella posizione, è uno di quei casi rari in cui il fossile non è un cadavere che viene intercettato da una colata di fango e seppellito, o che affonda sul fondale limaccioso di un lago dopo aver galleggiato per giorni. Non ha arti dislocati né tracce di predazione o necrofagia, tutte le ossa sono nella loro posizione, se si eccettua il disallineamento tra la terza e la quarta vertebra cervicale (forse dovuta all'impatto con qualche corpo galleggiante trasportato da un'onda di piena del corso d'acqua lungo il quale nidificava, e che lo ha seppellito?).

    Se fosse così, le uova dell'uccello (mi si passi questa espressione, non fa parte di Neornithes ma per me quello è un "uccello") dovrebbero essere state trascinate dalla stessa ondata di sedimento che ha trasportato l'uccello stesso, nella stessa direzione.

    La direzione è indicata dal verso in cui sono piegate la coda e la porzione disarticolata del collo, che non essendo legate da connessioni rigide (l'una per natura, l'altra per un trauma che forse è lo stesso che ha causato la morte) potevano "girarsi" a seconda di come la carcassa venicva trascinata dal fango allo stesso modo in cui fanno le ruote di un carrello della spesa. La coda e il collo ci indicano chiaramente che il corpo è stato trascinato nel verso che va dalla punta del becco alla coda, cioè, guardando l'immagine pubblicata in questo articolo, da sinistra verso destra.

    Anche l'ala, probabilmente già aperta al momento della morte (altrimenti sarebbe rimasta ripiegata sul corpo), è "aperta al massimo" perché forma un angolo di circa 90° con la colonna vertebrale, che noi sappiamo essere il massimo angolo possibile per la loro anatomia (gli uccelli non possono allineare gli omeri paralleli al collo verso l'avanti e verso l'alto come facciamo noi, per intenderci).

    Quindi tutto porta a supporre che il corpo dell'uccello è stato trascinato all'indietro per un certo tratto, prima di assestarsi in quella posizione. Se ciò è vero, e se è vero che quella è la posa che assumevano quando stavano sul nido, nel sito dove è stato ritrovato potrebbero esserci ancora le uova, che essendo più leggere sono state verosimilmente trasportate più lontano, cioè oltre la curvatura della coda.

    Qualcuno le ha cercate? O quello che sto dicendo è una castroneria colossale?

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    1. Sì, la postura è stata valutata anche per le sue somiglianze con altri maniraptori conservati in modo simile e scoperti nella medesima formazione.
      Il sedimento è una sabbia fossile, non è un fango. La sabbia è omogenea e non ci sono tracce di corrente d'acqua. L'animale è sepolto in una sabbia e probabilmente è stato sepolto da una tempesta di sabbia o dal collasso di una duna, che è la tipica causa di morte nei fossili da quella formazione.
      La postura del corpo è quella "da riposo", seduta ed accovacciata, quindi non è limitata alla cova. L'animale può benissimo essere morto mentre dormiva o comunque mentre assumeva una postura accovacciata, possibilmente come reazione al pericolo (e ciò avvalora l'idea della tempesta di sabbia).
      In ogni caso, la scansione del blocco non presenta tracce di gusci o uova.

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  13. Grazie per le risposte molto esaurienti. Io avevo fatto quelle osservazioni solo guardando la fotografia (non sono un esperto del settore ma un semplice "disegnatore di dinosauri" che ama spulciarsi le nuove scoperte), non sapevo nulla del sedimento in cui era stato trovato e davo per scontato che, trattandosi di un animale con evidenti adattamenti alla vita acquatica, fosse stato trovato in un tipo di sedimento legato all'acqua. Leggo invece che non solo era sabbia, ma che era proprio la stessa formazione in cui è stato ritrovato Citipati e che addirittura il nome Halszkaraptor è un omaggio al nome di battesimo di Osmolska. Però allora mi sorge spontanea un'altra domanda: finora, nelle ricostruzioni di oviraptoridi di quella formazione, ho visto sempre animali rappresentati in un ambiente semidesertico, con distese di sabbia a perdita d'occhio e 'sti nidi che punteggiavano il terreno... ora spunta un uccello acquatico... quindi dell'acqua da qualche parte doveva esserci. Era un ambiente di dune riparie / costiere? In quell'ambiente in effetti nidificano uccelli contemporanei sia acquatici (come i becchi a cesoie e le sterne) che legate a zone aride (occhioni e quaglie tridattile, per esempio)... Scusa la valanga di domande forse "rozze" e "da ignoranti", ma si sente così poco parlare di fossili "veramente interessanti" fuori dagli ambienti accademici ed è un grosso peccato secondo me.

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    1. Un errore molto frequente tra gli appassionati (e non solo, purtroppo) è di considerare una formazione geologica (il contesto in cui si rinviene il fossile) come una "fotografia" di un ambiente del passato. La questione è molto più complessa. La Formazione Djadoctha comprende depositi sia eolici (ovvero, dune sabbiose) sia fluviali-lacustrini. L'immagine "solo deserto" che viene data a questi paleoambienti è quindi riduttiva. Siccome non conosciamo esattamente la estensione nel tempo dei depositi di questa formazione, non è possibile (né sensato) immaginare un singolo contesto ambientale o un singolo habitat. Inoltre, un animale spesso fossilizza in contesti diversi da quelli in cui vive. Esempio scemo: nessuno dei dinosauri piumati trovati in Cina viveva sul fondo di laghetti (dove fossilizzano le piume).

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  14. Grazie. Ma quel che mi dici conferma quindi ciò che già immaginavo, ovvero che molte rappresentazioni di dinosauri, anche presentate come "scientificamente scrupolose", sono in realtà inattendibili perché eseguite da artisti, che hanno una conoscenza solo indiretta e superficiale di ciò che stanno disegnando. Io non ho mai disegnato dinosauri prima d'ora; disegnavo per lavoro ma disegnavo modelli di edifici in grafica 3D, quindi tutt'altro; a livello professionale ho disegnato solo uccelli neorniti per una pubblicazione del Ministero dell'Ambiente, ma è stato un caso isolato. Ho iniziato a disegnarli perché non mi sono mai imbattuto in una ricostruzione di dinosauri che mi soddisfacesse... escludendo ovviamente le ricostruzioni "cinematografiche" (e in queste includo molti "documentari") in cui predatori e prede si comportano come pugili sul ring e che sono "volutamente" inverosimili, anche nelle ricostruzioni teoricamente riservate a un pubblico, se non di esperti, almeno di "appassionati colti" ho sempre visto degli errori grossolani, posture assolutamente inverosimili, anacronismi, confusione di un animale con un altro. Perciò ho iniziato, a livello puramente amatoriale e personale, a rappresentare i dinosauri "come li vedo io". Oggi pomeriggio ho fatto uno schizzo di Halszkaraptor basato solo su ciò che ho letto/visto su questo blog e sulla mia intuizione del momento, quindi molto approssimativo, se vuoi te lo mando. Come semplice "omaggio", non certo per esprimere un giudizio sull'ottimo lavoro di Marco Auditore e Lukas Panzarin, cosa per la quale non avrei le competenze. Semplicemente è "come lo vedo io" e mi piacerebbe avere un tuo parere, se non ti sottrae troppo tempo... anche critico, dato che il mio fine è "rappresentare i dinosauri nel modo più verosimile possibile" e non sentirmi dire "bravo".

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