27 marzo 2018

Anthropocene World - Fallen Feathers

Per vedere dinosauri senza piume modificati dall'uomo, non dovete aspettare giugno...

26 marzo 2018

Fate sempre attenzione al campionamento!

Le analisi filogenetiche computazionali non sono la panacea di tutti i mali. Nondimeno, esse hanno un pregio che non potrete mai trovare nelle ipotesi evoluzionistiche "fatte a mano": ogni singolo passaggio della vostra ipotesi è replicabile in modo rigoroso.
Un programma per ricostruire la filogenesi è solo un algoritmo che macina numeri espressi in forma matriciale. Come tutti i programmi "bruti", esso è un mero esecutore di istruzioni. Ciò significa che se i dati di partenza sono falsati, errati o incompleti, il vostro programma vi produrrà una precisa ed accurata elaborazione di dati falsati, errati o incompleti. E se analizzerete ogni singolo passaggio dell'analisi, vedrete che essa è ben formata. Peccato che, in quel caso, sono i dati di partenza ad avere dei problemi.
La morale di questa storia è che ogni volta che viene pubblicato un nuovo cladogramma filogenetico, a voi non dovrà interessare tanto (o soltanto) il risultato, ma dovrete domandarvi quali dati sono stati usati per produrlo.
Ovviamente, andare a scandagliare tutti i caratteri e tutte le codifiche relative a ciascun taxon è un lavoraccio lento e laborioso, e non tutti hanno le possibilità e competenze per farlo. Ma c'è un controllo molto più immediato che potete sempre fare: controllare quali taxa siano stati usati. Ovvero, il più immediato e significativo fattore che incide sul risultato (non importa se plausibile o no) è il campionamento tassonomico, ovvero, l'insieme dei taxa utilizzati nell'analisi.
L'esempio qui sotto mostra come il campionamento tassonomico può incidere in modo significativo sul risultato di un'analisi.
La lista dei caratteri è praticamente identica a quella usata per l'articolo su Halszkaraptor, ma in questo caso il campionamento tassonomico è più limitato, usa Sinosauropteryx come radice e si concentra sui paraviani più problematici.
Notare che i troodonti si distribuiscono in varie parti dell'albero, e che - risultato molto interessante - gli oviraptorosauri risultano aviali basali legati agli scansoriopterygidi.



Quanto è plausibile questa topologia? Dato che quando includo tutti i taxa (dieci volte quelli usati in questa analisi), la zona paraviana non ha questa forma, c'è da essere scettici sulla robustezza di questo scanario.


Meditate la prossima volta che vedrete articoli che pubblicano risultati "rivoluzionari".

25 marzo 2018

Anomalipes (ai piedi di Gigantoraptor)

Femore, tibia e fibula di Anomalipes (da Yu et al. 2018)

Yu et al. (2018) descrivono i resti frammentari di un theropode di dimensioni medio-piccole dal Cretacico Superiore del Shandong. I resti includono buona parte di femore e tibia, metà fibula, un terzo metatarsale completo ed alcune falangi del piede, e sono riferibili ad un oviraptorosauro per il mix di caratteri (tra cui, la presenza nel femore del trocantere posteriore, la riduzione del quarto trocantere, e la presenza del trocantere accessorio). Gli autori notano una serie di caratteri inusuali condivisi con Gigantoraptor, ed istituiscono Anomalipes zhaoi.
Anche Megamatrice avvalora la collocazione di Anomalipes tra i caenagnathidi.  La possibile relazione stretta con Gigantoraptor è intrigante, dato che implicherebbe un clade di caenagnathidi cinesi. Gli autori esplorano l'evoluzione delle dimensioni corporee negli oviraptorosauri, sebbene non sia chiaro come fattori ontogenetici possano distorcere il risultato della loro analisi. Ad esempio, sebbene Anomalipes è stimato attorno ai 50 kg, non è chiaro se l'esemplare sia pienamente maturo. Dato che il sister-taxon di Anomalipes in quella analisi è Gigantoraptor (la cui massa è stimata oltre le 3 tonnellate), determinare se l'unico esemplare di Anomalipes sia adulto o no è fondamentale per quantificare l'entità dell'aumento dimensionale dagli oviraptorosauri ancestrali al più grande di tutti i pennaraptori.

Bibliografia:
Yilun Yu, Kebai Wang, Shuqing Chen, Corwin Sullivan, Shuo Wang, Peiye Wang, Xing Xu (2018) A new caenagnathid dinosaur from the Upper Cretaceous Wangshi Group of Shandong, China, with comments on size variation among oviraptorosaurs. Scientific Reports 8: 5030. doi:10.1038/s41598-018-23252-2

23 marzo 2018

Arkansaurus è (finalmente) ufficiale (ed io non ho cambiato idea)!

10 anni fa, scrissi un post su un esemplare frammentario di piede di theropode dal Cretacico Superiore del Arkansas. Da decenni, l'esemplare era noto con il nome ufficioso di "Arkansaurus". In questi giorni, l'esemplare è stato descritto nel dettaglio ed il nome ufficializzato (Hunt and Quinn, 2018).

La mia analisi di Arkansaurus di 10 anni fa conferma le conclusioni del nuovo studio (o le ha ispirate?), collocandolo nella parte basale di Ornithomimosauria. Paradossalmente, la versione più recente di Megamatrice invece non conferma tale posizione, mentre avvalora la mia cautela di allora nel considerare Arkansaurus come un Coelurosauria incertae sedis.

Bibliografia:
Hunt, R. & Quinn, J.H. (2018). A new ornithomimosaur from the Early Cretaceous Trinity Group of Arkansas. Journal of Vertebrate Paleontology. 38: 1. doi:10.1080/02724634.2017.1421209.



22 marzo 2018

The Megaraptoran Battle: Tratayenia rimette la palla al centro (ed assist a Bahariasauridae)

(c) Emiliano Troco

Porfiri et al. (2018) descrivono un nuovo grande theropode dalla Formazione Bajo de la Carpa (Santoniano) della Patagonia, ed istituiscono Tratayenia rosalesi.
Questo nuovo theropode consiste di una serie vertebrale (dorsali posteriori e sacrali) quasi completa, più alcuni frammenti del bacino. Le vertebre mostrano una serie di laminazioni e pneumatizzazioni uniche, che supportano l'istituzione di un nuovo taxon. Porfiri et al. (2018) riferiscono Tratayenia a Megaraptora, clade che essi collocano nella parte basale di Coelurosauria, come alternative alle due ipotesi attualmente più dibattute per i megaraptoriani: se siano membri di Carcharodontosauria o di Tyrannosauroidea. Inoltre, gli autori suggeriscono uno scenario che anche Megamatrice avvalora da qualche tempo (ovvero, dopo la pubblicazione di Gualicho e Aoniraptor), ovvero che i Bahariasauridi (compreso Deltadromeus) siano membri di Megaraptora.
Purtroppo, Tratayenia non aggiunge molti dettagli per risolvere questa complessa questione filogenetica, e come gli stessi autori ammettono, solo una ampia analisi di Theropoda che campioni a larga scala potrà – forse – dare una collocazione robusta a questi taxa.

Bibliografia:
Porfiri, J.D., Juárez Valieri, Rubé.D., Santos, D.D.D., Lamanna, M.C., A. 2018. new megaraptoran theropod dinosaur from the Upper Cretaceous Bajo de la Carpa Formation of northwestern Patagonia, Cretaceous Research doi: 10.1016/j.cretres.2018.03.014.