18 settembre 2017

Il Grande T. rex, l'Ibrido, e la contrazione iconografica


Le ricostruzioni scheletriche sono, lo dice il nome, delle ricostruzioni: costruzioni a posteriori. Assumere una ricostruzione come un "fatto", un "datum", è pericoloso e fuorviante. Pericoloso perché trasla quella che è solamente una ipotesi della mente dentro il dominio degli oggetti della realtà. Fuorviante perché spesso ci incanala dentro una comoda gabbia mentale: la ricostruzione è infatti una iconografia seducente, la elegante risoluzione di decine di pagine di descrizione anatomica in una sola icona: la gioia dei pigri.
Noto che online c'è ormai una generazione plagiata dalle ricostruzioni scheletriche. Lo noto dal modo con cui spesso i plagiati citato le ricostruzioni, chiamandole "skeletals", ovvero, contraendo "skeletal reconstructions" in "skeletals". Questa apparentemente banale semplificazione linguistica in realtà è una ristrutturazione mentale pericolosa: infatti, essa omette di menzionare il vero soggetto (reconstruction) ed eleva l'aggettivo "skeletal" al rango di nome. Così facendo, una ipotesi grafica (a reconstruction) è trasformata in un dato (a skeleton) che non è.
Mai dubitare della subdola potenza di una contrazione terminologica.

Se pensate che la mania per le ricostruzioni scheletriche sia una moda della nostra epoca ed un feticcio dei dinomaniaci di Internet, state sovrastimando i bei tempi andati. Ho un debole per la letteratura dinosaurologica "vintage", in particolare per il periodo precedente la Prima Guerra Mondiale, ed è sempre un piacere rileggere le pubblicazioni di quei tempi.
Ad esempio, Osborn (1905 e 1906), è un interessante esempio della pervasività delle iconografie scheletriche fuorvianti. Per comprendere questo fenomeno, occorre confrontare Osborn (1905) con Osborn (1906). Il primo è la breve pubblicazione che istituisce tre taxa di theropodi di grandi dimensioni, il secondo una più articolata descrizione dei medesimi.

Osborn intuisce la portata di quello che sta per scrivere, e parte difatti col botto.
Dopo aver menzionato la scoperta da parte di suoi collaboratori Brown e Lull dello scheletro parziale di un grande rettile carnivoro, Osborn (1905) scrive:

"Propongo di rendere questo animale il tipo del nuovo genere Tyrannosaurus, in riferimento alla sua mole, che supera grandemente quella di qualunque altro animale carnivoro di terraferma finora descritto".

Era nato il mito. Tyrannosaurus rex viene introdotto subito con toni da icona pop, che preannunciano l'enorme carisma che questo taxon avrà nei decenni successivi e fino ad oggi.
Il secondo taxon, battezzato un paio di righe sotto Tyrannosaurus, nasce invece già da sfigato. Si capisce subito, da come lo menziona Osborn, che questo è destinato all'oblio:

"Inoltre caratterizzo brevemente un altro dinosauro carnivoro, Dynamosaurus, con piastre dermiche, trovato da B. Brown nel 1900".

Dynamosaurus vivrà un solo anno: Osborn (1906) lo riduce allo status di sinonimo di Tyrannosaurus, in quanto chimera, associazione artificiale di ossa di un Tyrannosaurus con piastre dermiche probabilmente di Ankylosaurus (siccome le piastre dermiche erano l'unico carattere con cui Osborn nel 1905 lo differenziò da Tyrannosaurus, la rimozione delle piastre dallo scheletro fa perdere qualsiasi validità alla distinzione tra i due taxa).

In pratica, nel 1906, Tyrannosaurus ha ucciso e divorato un ibrido formato da parti di theropode con parti di altri dinosauri...

La revisione tassonomica di Dynamosaurus è accompagnata da una ristrutturazione della ricostruzione scheletrica di Tyrannosaurus.
Nel 1905, Osborn aveva incluso nel breve articolo anche la prima ricostruzione scheletrica di Tyrannosaurus. Basandosi sul ridotto numero di ossa preparate dall'olotipo, Osborn (1905) ebbe ampi margini di manovra per ipotizzare forma e dimensioni di Tyrannosaurus. Il risultato fu un colossale mostro altro 19 piedi (5 metri e 70 cm), che chiaramente giustificava il nome dato a questo animale.

Nel 1906, Osborn revisiona la ricostruzione scheletrica di Tyrannosaurus, aggiungendo anche le ossa che prima erano considerate parte di Dynamosaurus (tranne le piastre dermiche, ovviamente). Il risultato è una seconda ricostruzione che "ridimensiona" l'animale, con una altezza di "soli" 5 metri e 30 cm, ovvero, 90% delle dimensioni stimate l'anno precedente.

La rivalutazione critica delle dimensioni di un fossile è parte del mestiere. Più ossa conosciamo, più ridotto risulta il margine di incertezza associato, e quindi più restrittivi divengono i vincoli lasciati alla ricostruzione. Oggi, che di Tyrannosaurus conosciamo vita morte e miracoli, con dozzine di scheletri e praticamente ogni elemento osseo noto, può apparire quasi ovvio ricostruirne dimensioni e forma secondo certi "canoni". Ma nel 1905, con un solo scheletro frammentario e senza alcuna informazione particolare sulle caratteristiche di questo nuovo taxon, la faccenda era sicuramente più complessa e maggiormente rischiosa. Non dovremmo quindi biasimare Osborn se, inizialmente, sovrastimò la sua bestia.

Cosa sarebbe successo se, fin da subito, Osborn avesse separato le piastre dall'animale trovato per primo da Brown (quello che, per un solo anno, fu battezzato Dynamosaurus)? E cosa sarebbe successo se Osborn avesse realizzato immediatamente che l'animale scoperto nel 1902 era il medesimo taxon dello scheletro del 1900? Non sapremo mai se Osborn avrebbe utilizzato comunque il nome Tyrannosaurus qualora fosse stato chiaro fin da subito che l'animale era delle dimensioni di quelle stimate con le ossa dello sfigato Dynamosaurus. Siccome il nome dell'animale fu esplicitamente ispirato dalle colossali dimensioni della ricostruzione originaria, forse il nome Tyrannosaurus non sarebbe mai stato coniato. Dobbiamo forse imputare a quell'errore passeggero, durato un solo anno, la nascita del più grande mito pop-paleontologico.

O forse, nulla sarebbe cambiato, a parte il nome... ed in un universo alternativo, Dynamosaurus è l'eroe di film, fumetti e ricostruzioni scheletriche.

Bibliografia:
Osborn, H. F. 1905. Tyrannosaurus and other Cretaceous carnivorous dinosaurs. Bulletin of the American Museum of Natural History 21:259-265.
Osborn, H. F. 1906. Tyrannosaurus, Upper Cretaceous carnivorous dinosaur (second communication). Bulletin of the American Museum of Natural History 22:781-296.

2 commenti:

  1. Probabilmente in un mondo parallelo ci saranno dinomaniaci che fanno scontri all'ultimo sangue col mitico Manospondylus contro Spinosaurus.
    E John Hammond insiste sul voler ricreare gli ornitoscelidi a partire dal DNA nell'ambra.
    Andrea

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  2. Noto incredibili paralleli con la situazione generale della ricostruzione di Spinosaurus aegypticus e (in passato) Deinocheirus mirificus...
    Davide

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