31 marzo 2014

Ittiosauri in Sicilia!

Continua la serie di scoperte e studi relativi ai rettili del Mesozoico Italiano!
Dal Sasso et al. (2014) descrivono due centri vertebrali dal Triassico Superiore della Sicilia, riferibili a due individui di ittiosauri basali (Shastasauridae) di differente taglia corporea (un probabile individuo maturo, stimabile in circa 5-6 metri di lunghezza, ed un individuo immaturo). Si tratta dei primi resti di ittiosauri scoperti in Italia meridionale, ed estendono il range meridionale di questi rettili nella Tetide occidentale.
Ittiosauri basali, in particolare shastasauridi, sono ben noti nelle ricche formazioni triassiche del Nord Italia, che hanno restituito i resti completi ed articolati di Besanosaurus. I resti siciliani, per quanto molto frammentari, sono comunque significativi, sopratutto per l'estensione geografica di queste forme, ma anche nel confermare un sospetto di lunga data: che anche nel sud Italia siano presenti imporanti siti paleontologici a rettili mesozoici. La speranza è che questa scoperta sia l'inizio di una serie di nuovi ritrovamenti nel Triassico siciliano.

Ringrazio Alessandro Chiarenza per la segnalazione.

Bibliografia:

Dal Sasso C, Insacco G, Chiarenza AA, Di Franco D & Reitano A. 2014. FIRST RECORD OF ICHTHYOSAURS IN SICILY (UPPER TRIASSIC OF MONTE SCALPELLO, CATANIA PROVINCE). Rivista italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 120(1): 71-82.

24 marzo 2014

Anzu e la risoluzione dei caenagnathidi

Elementi cranici riferiti ad Anzu (da Lamanna et al. 2014).


Caenagnathidae è uno dei cladi più controversi di Coelurosauria.
La sua composizione e diversità, in particolare per le forme nordamericane, è complicata dal fatto che numerose specie sono state definite su resti frammentari che non possono essere confrontati direttamente con altre specie dello stesso clade. Ciò fa nascere il sospetto lecito che alcune specie, in particolare quelle definite su resti non-confrontabili tra loro e provenienti dalle medesime formazioni, siano di fatto sinonimi tra loro.
Ad esempio, le due specie di Caenagnathus sono basate esclusivamente su mandibole. Idem per Caenagnathasia. Chirostenotes invece non comprende resti di mandibole. Macrophalangia è basato su resti degli arti posteriori. Elmisaurus è istituito su resti di metapodiali. Hagryphus è basato su una mano. Epichirostenotes è basato su resti sia craniali che postcraniali, ma manca di mandibola, mani e piede, quindi non è comparabile direttamente con buona parte degli altri caenagnathidi citati.
Da oltre un decennio era nota la scoperta di resti moderatamente completi, appartenenti a più esemplari di un grande caenagnathidae dalla Formazione Hell Creek. Questi resti sono stati pubblicati in questi giorni (Lamanna et al. 2014) e sono riferiti ad un nuovo taxon, Anzu wyliei.
Anzu presenta una combinazione di caratteri presenti in altri caenagnathoidi, assieme a caratteri inattesi. Il premascellare partecipa ad una alta cresta simile a quella dell'oviraptoride Rinchenia, e si proietta posterodorsalmente oltre il livello della finestra antorbitale. La fossa antorbitale ed i recessi relativi sono assenti. Il mascellare è robusto e convesso anteroventralmente. Gli pterigoidi sono fusi medialmente. La mandibola è molto simile a quella di Caenagnathus. La regione retroarticolare è invece simile a Gigantoraptor. Come questo ultimo, l'omero ha una torsione laterale in vista anteriore. Gli ungueali della mano sono simili a Chirostenotes ed Elmisaurus. Il pube ha una fossa prossimomediale, come Microvenator, Epichirostenotes e Nomingia. L'ischio è molto simile a quelli di Chirostenotes e Epichirostenotes. Purtroppo, il piede è quasi del tutto mancante, e ciò impedisce un confronto con gli altri caenagnathidi.
Non ci sono dubbi che Anzu sia filogeneticamente affine ai taxa menzionati. Immesso in una versione ridotta di Megamatrice focalizzata sugli oviraptorosauri (ingroup a sua volta ottenuto dall'analisi dell'intera matrice), Anzu (ed i nuovi caratteri presenti nello studio di Lamanna et al. 2014) genera una topologia in parte conforme con quella di Lamanna et al. (2014). Il risultato più interessante – e difforme da quello in Lamanna et al. (2014) – è la risoluzione di un “grado caenagnathide” che forma una serie parafiletica pettinata che forma la radice dei caenagnathoidi. In particolare, Nomingia risulta la forma più basale, seguita da Epichirostenotes. All'interno di Caenagnathidae abbiamo un ramo “elmisaurino” ed uno “caenagnathino”. La relativa debolezza dei nodi non stupisce, dato che, come accennato ad inizio post, la maggioranza dei caenagnathidi è basato su resti non comparabili tra loro. Anche se Anzu porta una ventata di informazioni per collegare i differenti morfotipi mandibolari e appendicolari dei caenagnathidi, occorrono ulteriori esemplari relativamente completi per irrobustire il quadro.



Bibliografia:
Lamanna MC, Sues H-D, Schachner ER, Lyson TR (2014) A New Large-Bodied Oviraptorosaurian Theropod Dinosaur from the Latest Cretaceous of Western North America. PLoS ONE 9(3): e92022. doi:10.1371/journal.pone.0092022

17 marzo 2014

Nanuqsaurus


L'olotipo di Nanuqsaurus hoglundi (fonte PLoS One).

La scoperta di associazioni faunistiche a dinosauri localizzate a latitudini polari (e che erano tali anche nel Mesozoico) non è una novità, sia nell'emisfero settentrionale che meridionale. La relativa abbondanza di dinosauri polari rispetto ad altri cladi di rettili mesozoici può dare indicazioni sulla fisiologia e tolleranza di queste forme a condizioni climatiche che, sebbene sono fossero rigide come le attuali (ricordo al lettore che viviamo all'interno di una fase glaciale, sebbene attualmente relativamente mite) erano comunque caratterizzate dalle medesime ampie variazioni annuali di luminosità tipiche dei poli (in particolare, con alcuni mesi di buio perenne e alcuni mesi di luce perenne).
Fiorillo e Tykoski (2014) descrivono i resti frammentari di un theropode di dimensioni medie (parte del mascellare, un frontoparietale parziale e la parte anteriore di un dentale) ed istituiscono Nanuqsaurus hoglundi.
Nanuqsaurus è riferibile a Tyrannosauroidea, ed in particolare a Tyrannosauridae, per la presenza di una cresta frontoparietale ben sviluppata ed estesa anteriormente, una ampia fossa sopratemporale, la ridotta partecipazione del frontale al margine dell'orbita, la posizione anteromediale della faccetta prefrontale del frontale, ed il dentale con il primo alveolo molto ridotto ed un solco meckeliano molto stretto dorsoventralmente. La combinazione unica di caratteri e le apparenti dimensioni ridotte nonostante la presenza di caratteri tipici di un tyrannosauride maturo supportano l'istituzione del nuovo taxon, che, se confermato da nuovi resti, pare essere relativamente piccolo per un membro di Tyrannosauridae. L'ipotesi di un “nanismo polare” è suggestiva ma – a mio avviso – richiede ulteriori dati per essere considerata robusta.
Immesso in Megamatrice, Nanuqsaurus occupa una posizione differente in Tyrannosauroidea rispetto a quella ottenuta da Fiorillo e Tykoski (2014): tuttavia, ritengo il risultato di Megamatrice prematuro, dato che l'analisi ha un campionamento tassonomico limitato nei tyrannosauridi derivati (ad esempio, non ho ancora incluso i taxa di “grado daspletosauro”). Pertanto, non commento ulteriormente il risultato preliminare della mia analisi, in attesa di avere aggiornato e ampliato il campionamento tassonomico tra i tyrannosauridi.

Bibliografia:
Fiorillo AR, Tykoski RS (2014) A Diminutive New Tyrannosaur from the Top of the World. PLoS ONE 9(3): e91287. doi:10.1371/journal.pone.0091287

15 marzo 2014

Il più grande rettile fossile italiano!

L'esemplare MGGC 21876, la ricostruzione del cranio completo con indicata la posizione dei resti preservati, e la ricostruzione della testa in vivo.

Dopo una lunga gestazione, posso finalmente parlare di uno studio, del quale sono coautore assieme a Federico Fanti e ad Alessandra Negri, micropaleontologa dell'Università di Ancona. Il contributo di Alessandra nel campo dei microfossili è stato fondamentale per dare un'età a qualcosa... che non è affatto microscopico. L'oggetto principale della nostra pubblicazione (Fanti et al. 2014) è difatti il più grande rettile fossile scoperto in Italia!

07 marzo 2014

Torvosaurus gurneyi e la nomenclatura del mascellare theropode

Mateus et al. (2006) descrissero brevemente un mascellare isolato di grandi dimensioni e lo riferirono a Torvosaurus tanneri. L'esemplare fu stimato appartenere ad un cranio lungo oltre 150 cm, una stima che io recentemente ho considerato eccessivamente grande, ritenendo più plausibile una stima attorno a 120 cm.
Questo stesso esemplare è descritto nel dettaglio da Hendrickx e Mateus (2014) e riferito ad una nuova specie di Torvosaurus, T. gurneyi. Con piacere, gli autori stimano le dimensioni del cranio di questo esemplare, riducendole a valori molto simili a quelli da me proposti (sto parlando con voi, spinozilla fanboys!).

Lo studio di Handrickx e Mateus (2014) inoltre propone una revisione della terminologia anatomica del mascellare dei theropodi. Questa revisione terminologica è molto apprezzata da chi, come me, si occupa di filogenetica basata su caratteri morfologici dello scheletro. Il mascellare è una delle ossa più informative del cranio (ad esempio, in Megamatrice, ben 83 caratteri sono relativi al mascellare). Tuttavia, in letteratura sono presenti terminologie alternative delle strutture mascellari, con una relativa confusione su come definire e nominare parti omologhe. Pertanto, la revisione terminologica di Hendrickx e Mateus (2014) è benvenuta e salutata positivamente. A breve aggiornerò i termini usati nella lista dei caratteri mascellari di Megamatrice in accordo con la nomenclatura proposta in questo nuovo studio.

Bibliografia:
Hendrickx C., Mateus O. (2014). Torvosaurus gurneyi n. sp., the Largest Terrestrial Predator from Europe, and a Proposed Terminology of the Maxilla Anatomy in Nonavian Theropods. PLoS ONE 9(3): e88905. doi:10.1371/journal.pone.0088905.