30 novembre 2013

L'overbite reale ed il subadulto virtuale di Spinosaurus

L'"overbite" è una caratteristica del cranio nei theropodi muniti di dentatura. L'overbite consiste nella presenza della mandibola che è più corta e stretta rispetto al cranio: questa conformazione fa sì che la mandibola alloggi nella regione palatale quando la bocca è chiusa, conformandosi leggermente al suo interno. L'overbite è documentato in molti crani articolati, ed è deducibile in molti esemplari non articolati per il fatto che la lunghezza della mandibola è minore che quella del cranio. 
Quanto era significativo l'overbite in Spinosaurus? Questa domanda è lecita, dato che il rostro degli spinosauridi ha una morfologia molto peculiare, dovuta alla presenza di due "rosette", espansioni trasversali delle zone rostrali del muso, presenti sia nella mandibola che nel cranio. La presenza delle "rosette" ha infatti conseguenze significative sul modo con cui le mandibole occludevano reciprocamente.
Sebbene nessun dinosauro abbia evoluto una condizione estrema come quelle di alcuni rettili triassici, è significativo che un marcato overbite sia presente in altri archosauriformi con rosette, come gli ornithosuchidi, ed alcuni crocodylomorphi, come Sarcosuchus. In tutti questi taxa, la regione del cranio posizionata appena posteriormente alla espansione della rosetta è a sua volta compressa mediolateralmente, per permettere l'alloggiamento laterale degli ampi denti caniniformi della rosetta inferiore presente nel dentale.
Dato che gli esemplari di Spinosaurus (l'olotipo ed il rostro MSNM V4047) mostrano una evidente rosetta, e dato che questa stessa struttura è presente nei baryonychini (Charig e Milner 1997), è plausibile che la combinazione di rosette + overbite producesse un cranio con un overbite più marcato che negli altri theropodi. L'ipotesi di un marcato overbite in Spinosaurus (e in generale, negli spinosauridi) è confermata dal rostro milanese, nel quale gli apici dei denti più ampi nel premascellare e quelli più ampi nel dentale convergono in una regione in cui, ad occlusione, alloggerebbe la rosetta dentale (che porta i denti più ampi della mandibola): questa interpretazione è alla base della peculiare conformazione mandibolare presente nella ricostruzione in Dal Sasso et al. (2005).
Pertanto, combinando le informazioni presenti nel dentale olotipico di Spinosaurus, nel rostro milanese e usando la regione postorbitale del cranio di Irritator come base per la parte mancante del cranio (Sues et al. 2002), è possibile stimare le dimensioni dei crani di Spinosaurus noti, tenendo in considerazione la presenza dell'overbite. [Notate che la stessa procedura ed interpretazione è seguita in Dal Sasso et al. (2005), quindi non accusatemi di inventare chissà quale metodo idiosincratico o rivoluzionario...].
Stromer (1915) ci fornisce le misure in lunghezza del dentale dell'olotipo: l'esemplare è lungo in tutto 75 cm, mentre il margine orale è lungo 66 cm.
Se ricostruiamo il cranio di Spinosaurus, tendendo in considerazione l'overbite per far alloggiare la rosetta mandibolare posteroventralmente alla rosetta del cranio, ed usiamo il rostro milanese come riferimento per il cranio, otteniamo il cranio dell'olotipo lungo (dal premascellare al quadratojugale) circa 132 cm.
Lo stesso cranio, ma proporzionato alla lunghezza del rostro milanese, è lungo invece 142 cm. Pertanto, l'esemplare milanese è lungo circa 107-108% rispetto all'olotipo: uno scarto dimensionale che, a mio avviso, è molto più credibile delle stime che lo ipotizzano attorno a 120%.
A questo punto, siccome ho seguito la stessa logica usata da altri per ricostruire il cranio di Spinosaurus, mi chiedo come mai la stessa procedura di "ricostruzione" abbia prodotto in Dal Sasso et al. (2005) un cranio molto più voluminoso... [ne parlerò con Simone e Cristiano la prossima volta che li incontro].


Approfitto del post per sfatare un mito che circola online: l'olotipo di Spinosaurus aegyptiacus, studiato da Stromer e distrutto nel 1944, NON è subadulto. Se leggete con attenzione Stromer (1915), è riportato che buona parte delle vertebre è fratturata, e che quindi non è possibile identificare la loro sutura neurocentrale, tranne in due vertebre. Infatti, Stromer (1915) scrive che nella cervicale "a" "l'arco neurale, [é] unito al centro tramite una sutura" e che nella dorsale "f" "l'arco neurale è ancora nella articolazione naturale". Dato che la sutura della articolazione neurocentrale identifica gli esemplari maturi, e siccome nei theropodi la sutura neurocentrale si saldava prima nelle caudali, e poi procedeva anteriormente lungo le dorsali e le cervicali, la presenza di una sutura nella cervicale "a" (presumibilmente una delle prime, se non la seconda cervicale) conferma che l'esemplare era un individuo maturo. Ciò, pertanto, sfata definitivamente il mito che l'esemplare fosse immaturo, e conferma lo scarto di 7-8% di dimensioni lineari tra l'olotipo e l'esemplare milanese.

Bibliografia:
Charig, A. J. & Milner, A. C. 1997. Baryonyx walkeri, a fish-eating dinosaur from the Wealden of Surrey. Bulletin of the Natural History Museum of London (Geology) 53:11-70.
Dal Sasso, C., Maganuco, S., Buffetaut, E., Mendez, M. A. 2005. New information on the skull of the enigmatic theropod Spinosaurus, with remarks on its sizes and affinities. Journal of Vertebrate Paleontology 25(4):888–896.
Stromer, E. 1915. Ergebnisse der Forschungreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten-Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharîje-Stufe (unterstes Cenoman). 3. Das Original des Theropoden Spinosaurus aegyptiacus nov. gen. et nov. spec. Abhandlungen der Königlichen Bayerischen Akademie der Wissenschaften Mathematisch-physikalische Klasse Abhandlung 28(4):1–32.
Sues, H.-D., Frey, E., Martill, D. M., Scott, D. M. 2002. Irritator challengeri, a spinosaurid (Dinosauria: Theropoda) from the Lower Cretaceous of Brazil. Journal of Vertebrate Paleontology 22(3):535-547.

Aggiornamento al post precedente (Acrocanthosaurus, Neovenator e Torvosaurus) [Aggiornamento]



Nel post precedente, non avevo incluso i Carcharodontosauridae ed i Megalosauridae perché, purtroppo, le vertebre dorsali di questi theropodi sono poco descritte e illustrate, e non avevo trovato immagini adatte. Qui, rimedio. La descrizione più utile in proposito è relativa ad Acrocanthosaurus, Neovenator e Torvosaurus, che ho incluso qui sopra (Acrocanthosaurus, in basso a destra, Torvosaurus in alto a destra, Neovenator sopra Tyrannosaurus) nelle due viste laterale e posteriore.
In base ai calcoli del metodo illustrato nel precedente post, Acrocanthosaurus risulta con una massa pari al 50% di Tyrannosaurus, mentre Torvosaurus e Neovenator risultano con una massa pari al 25% di Tyrannosaurus: valori in linea con stime dedotte con altri metodi.
Le dimensioni della vertebra di Tyrannosaurus confermano ciò che era già noto dalle dimensioni degli arti posteriori, ovvero che questi theropodi sono significativamente più robusti e massicci degli altri tetanuri (come rimarcato da Carrano et al. 2013 2012), nonostante che la lunghezza totale di tutti questi taxa sia invece simile. Inoltre, anche rimuovendo temporaneamente Tyrannosaurus dalla discussione, Spinosaurus risulta comparabile in massa ai carcharodontosauridi*.

*Attualmente, dispongo anche delle immagini delle vertebre di un altro grande Carcharodontosauridae: tuttavia, siccome si tratta di materiale incluso in uno studio attualmente in revisione, non posso pubblicarlo. Tuttavia, posso anticipare che le dimensioni delle vertebre sono comparabili a quelle di Acrocanthosaurus.

Aggiornamento del 01 Dicembre 2013:
Casualmente, mi sono imbattuto in questa frase di G.S. Paul da Predatory Dinosaurs of the World (1988). Notare che essa, pur essendo "datata" a 25 anni fa, sia ancora attuale, in particolare per l'incertezza esistente tra le varie stime della massa di Tyrannosaurus (che ancora oggi oscillano tra 6 e 12 tonnellate a seconda del metodo utilizzato), e nel riconoscere che Spinosaurus era più gracile come massa rispetto a Tyrannosaurus, nonostante che possa essere il theropode più lungo.



Bibliografia:
Matthew T. Carrano, Roger B. J. Benson & Scott D. Sampson (2012) The phylogeny of Tetanurae (Dinosauria: Theropoda). Journal of Systematic Palaeontology 10(2): 211-300. 
DOI: 10.1080/14772019.2011.630927.

29 novembre 2013

Vertebre dorsali di theropodi a confronto (e masse stimate)

Vertebre dorsali posteriori di vari theropodi in viste laterale destra (sinistra) e posteriore (destra). Dall'alto a sinistra: Spinosaurus, Tyrannosaurus, Ichthyovenator, Allosaurus, Baryonyx e Carnotaurus.

Ispirato dal precedente post ho realizzato l'immagine qui sopra, per confrontare le vertebre dorsali posteriori di alcuni grandi theropodi. Notare che i centri dorsali abbiano tutti proporzioni simili (faccette ellittiche, costrizione mediana longitudinale), a dimostrazione che queste ossa mantengono la medesima funzione e forma generale e non sono "speciali" per qualche clado rispetto ad altri. Ovvero, la forma dei centri dorsali nei theropodi è poco influenzata dalla posizioe filogenetica, e quindi è possibile confrontare tra loro le vertebre di allosauroidi, ceratosauri, megalosauroidi e celurosauri, dato che tutte sono vincolate alla medesima funzione biomeccanica, slegata dalla filogenesi: sostenere il peso corporeo.
In effetti, questa generale costanza di forma permette di fare alcuni calcoli, per quanto approssimativi. Il peso scarica lungo una superficie perpendicolare alla forza di gravità, quindi, il peso che ogni vertebra può sopportare è approssimativamente proporzionale alla sua superficie trasversale. Data la generale isometria dei centri vertebrali (sono tutti sub-cilindrici con una costrizione centrale che li fa assomigliare - in sezione - a clessidre) si può approssimare la superficie di scarico del peso sulla vertebra ad una forma proporzionale per una costante k al rapporto (lunghezza * ampiezza).
Usando quindi questo rapporto come una stima approssimativa della forza peso sopportabile dalla vertebra, e dato che tutti i theropodi qui menzionati hanno postura bipede e un numero di vertebre dorsali approssimativamente costante (13-14 vertebre) si può usare la superficie trasversale stimata dei centri vertebrali come una misura indiretta della forza peso scaricata.
In base ai calcoli, risulta che Tyrannosaurus ha la superficie vertebrale (e quindi la massa) maggiore. E ciò era già palese osservando le vertebre, dato che è quella chiaramente più ampia e robusta. Gli altri taxa hanno superfici trasversali (e quindi, approssimativamente, forze peso) inferiori, secondo valori proporzionali, che esprimo come percentuale rispetto a Tyrannosaurus:

Spinosaurus (olotipo) 46%
Ichthyovenator 37%
Allosaurus 28%
Baryonyx 32%
Carnotaurus 26%

L'ipotetico Spinosaurus con vertebre "espanse" del 120% rispetto all'olotipo, risulta con una massa pari al 55% di Tyrannosaurus

[Quindi, se - ad esempio - Tyrannosaurus fosse con una massa di 8 tonnellate, gli altri taxa hanno masse di, rispettivamente, 3.7t, 3t, 2.2t, 2.6t, e 2t. Spinosaurus "versione 120%" risulta 4.4 tonnellate]

28 novembre 2013

La massa di Spinosaurus, stimata dalla sua colonna vertebrale [AGGIORNAMENTO]

Per tutto il XIX e XX secolo, i paleontologi hanno avuto un solo compito: studiare i fossili. Nel XXI secolo, a questo compito primario se ne è aggiunto uno secondario: salvare i dinosauri dalla mistificazione.
E quale modo migliore di salvare un dinosauro dalla mistificazione che utilizzando i fossili?
"Ma come?" qualcuno mi dirà: "Vuoi parlare di dinosauri facendo riferimento ai fossili? Ma come sei obsoleto e retrogrado...".
Delle dimensioni lineari di Spinosaurus si è parlato spesso in questo blog. Il povero Spinosaurus, infatti, è vittima di una pessima campagna di estensione e deformazione, una sorta di "diffamazione a mezzo internet" che vorrebbe trasformarlo in un mostro da B-movie. Ed io, in questo blog, ho cercato con ogni mezzo razionale di salvare quel theropode da un terribile destino di mutazione teratologica.
Un altro aspetto, legato alla dimensione lineare, che ha colpito Spinosaurus, è la stima della sua massa (o meglio, della massa stimata di esemplari la cui lunghezze è a sua volta stimata).
Stimare la massa di un dinosauro fossile è qualcosa di molto più difficile e impreciso della dimensione lineare. Una cosa è avere uno scheletro da misurare in lunghezza, una cosa ben diversa è stimare la massa che l'animale a cui apparteneva quello scheletro aveva in vita.
In questo post, eviterò di impegolarmi in stime, estrapolazioni e calcoli: a differenza della lunghezza, lo ripeto, la massa è qualcosa di molto più difficile da determinare, ed il margine di errore è enorme. Inoltre, in assenza di ossa quali gli arti posteriori, la massa di Spinosaurus è difficile da stimare con metodi matematici. Si potrebbe usare una ricostruzione scheletrica, ma questa è, a sua volta, un'ipotesi. Per conoscere la massa occorre avere perlomeno una qualche stima delle dimensioni (che ignoriamo), del volume (che ignoriamo elevandolo al cubo) e della densità (che è un altro paio di maniche...).
Piuttosto che perdere tempo a discutere di masse, quindi, mi limito a fare un ragionamento più relativo che assoluto:
Qualunque fosse la massa di Spinosaurus, tale massa doveva generare un peso che lo scheletro dell'animale fosse in grado di sorreggere. Nessuno è così sciocco da credere che Spinosaurus avesse una massa molto maggiore di quella che il suo scheletro poteva sostenere.
Quindi, quale massa poteva sostenere lo scheletro di Spinosaurus? Probabilmente, una massa comparabile a quella che altri theropodi con vertebre delle stesse dimensioni erano in grado di sostenere. Infatti, la colonna vertebrale, ed in particolare la serie dei centri vertebrali, è l'asse portante del corpo di ogni dinosauro. All'aumentare della massa deve aumentare di conseguenza la resistenza e robustezza della serie formata dai centri vertebrali. Ad esempio, se Spinosaurus avesse centri vertebrali con una dimensione comparabile a Tyrannosaurus, è plausibile che i due animali avessero masse comparabili. Se invece uno dei due dinosauri avesse centri vertebrali più piccoli, è ragionevole che avesse una massa inferiore. Attenzione: a differenza della lunghezza, la massa è proporzionale al volume. Pertanto, la massa che la colonna vertebrale è in grado di sostenere è proporzionale al volume dei centri vertebrali, più che alla sola lunghezza delle vertebre.
Se seguite questo ragionamento, allora converrete con me che possiamo avere un'idea della massa di Spinosaurus confrontando il volume dei centri vertebrali dorsali con gli altri theropodi, in particolare con quelli di Tyrannosaurus.
L'immagine qui sotto mostra le vertebre dorsali dell'olotipo di Spinosaurus confrontate alla stessa scala con quelle del famoso Tyrannosaurus "Sue" (immagini e dimensioni tratti da Stromer 1915 e Brochu 2003). Si vede immediatamente che la differenza nel volume dei centri e degli archi neurali è notevole, e Tyrannosaurus risulta molto più massiccio di Spinosaurus. Le viste posteriori (a destra) sono emblematiche: le vertebre di Tyrannosaurus sono enormi se confrontate con quelle di Spinosaurus, ed anche lo spessore delle spine neurali (sede di inserzione di legamenti epiassiali) dimostra che Tyrannosaurus aveva una massa muscolare molto più grande, necessaria per sorreggere una massa molto superiore. Qualcuno a questo punto probabilmente citerà l'ipotesi che l'esemplare milanese di Spinosaurus abbia una dimensione lineare pari a circa il 120% dell'olotipo di Spinosaurus. Ho quindi stimato le dimensioni delle sue vertebre assumendone un aumento lineare del 120% da quelle olotipiche (NOTA BENE: ho già spiegato in passato che la stima di 120% per l'esemplare milanese potrebbe essere eccessiva, ma in questo fingiamo provvisoriamente che tale stima dal mascellare sia valida e traslabile isometricamente alle vertebre). La stima dimensionale per le vertebre dell'esemplare milanese è mostrata nelle silhouette in rosso. Anche in questo caso, Spinosaurus appare chiaramento molto più snello e leggero di Tyrannosaurus
Non credete a quello che vedete? Potete controllare immagini e dimensioni riportate nelle due fonti citate.


Viste laterali (a sinistra) e posteriori (a destra) delle vertebre dorsali di Spinosaurus e Tyrannosaurus. In rosso, dimensioni ipotetiche di un esemplare di Spinosaurus lungo isometricamente 120% dell'olotipo. Scala metrica = 15 cm.

Penso che, a questo punto, chiunque voglia sostenere che un adulto di Spinosaurus fosse più massiccio e voluminoso di un adulto di Tyrannosaurus deve mettere seriamente in discussione le sue idee. Qualsiasi sia la stima della massa di Tyrannosaurus che preferite, in ogni caso Spinosaurus era molto più gracile e leggero.

AGGIORNAMENTO del 29 novembre 2013
Per aggiungere ulteriori dati a sostegno dell'argomento del post, ecco un confronto diretto tra il rostro dell'esemplare milanese di Spinosaurus e di "Sue", in vista dorsale e laterale. Come nel caso della ipotetica vertebra dorsale "120%", l'elemento attribuito allo spinosauride è leggermente più allungata dell'omologo in Tyrannosaurus, ma il tyrannosauride è comunque molto più ampio sia dorsoventralmente che mediolateralmente, quindi implica una massa molto superiore.

Analogamente, se confrontiamo la seconda vertebra cervicale dell'olotipo di Spinosaurus con quella omologa nell'olotipo di Baryonyx e di "Sue", la differenza di dimensioni è evidente. Persino ipotizzando l'eventuale "versione 120%", la differenza resta evidente e difficilmente può essere spiegata se non riconoscendo che Spinosaurus era molto più gracile di Tyrannosaurus.

Questi sono i fatti. Lasciate perdere le discussioni da "fanboy", lasciate perdere eventuali stime matematiche, curve di regressione e stime allometriche, lasciate perdere le "ricostruzioni scheletriche": qui ci sono i fossili diretti, senza speculazioni o forzature dovute a ipotesi o metodi preferiti. Chiunque, estraneo a questi discorsi, se osservasse queste immagini, non avrebbe dubbi ad affermare che l'adulto di Spinosaurus, per quanto uno dei theropodi di maggiori dimensioni lineari (cosa che nemmeno io ho mai messo in dubbio), era comunque molto più gracile, snello e leggero rispetto a Tyrannosaurus adulto. 
A questo punto, ed è molto più interessante, sarà necessario stabilire la causa evolutiva delle peculiari proporzioni scheletriche, così gracili, di Spinosaurus.

Bibliografia:
Brochu, C.R. (2003). Osteology of Tyrannosaurus rex: insights from a nearly complete skeleton and high-resolution computed tomographic analysis of the skull. Society of Vertebrate Paleontology Memoirs 7: 1–138.
Stromer, E. (1915). Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharije-Stufe (unterstes Cenoman). 3. Das Original des Theropoden Spinosaurus aegyptiacus nov. gen., nov. spec.. Abhandlungen der Königlich Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Mathematisch-physikalische Klasse 28 (3): 1–32.

Dinosauri a Venezia

Vi segnalo un evento paleontologico che si terrà il 7 dicembre prossimo al Museo di Storia Naturale di Venezia.

Nankangia jiangxiensis

Ma quale anno del serpente, anno degli hipster o della ripresa economica? Questo, se non si fosse capito, è l'anno degli oviraptorosauri! Credo di avere perso il conto esatto dei nuovi taxa descritti, istituiti, attribuiti ad Oviraptorosauria negli ultimi 11 mesi.
Lü et al. (2013) descrivono i resti di un nuovo oviraptorosauro dalla Formazione Nanxiong (Cretacico Superiore: purtroppo, non pare esserci una risoluzione migliore per l'età del fossile) della Cina meridionale, ed istituiscono Nankangia jiangxiensis
L'olotipo include la parte anteriore della mandibola, una serie articolata di vertebre dorsali, parte del sacro, alcune caudali, il cinto pettorale, l'omero, buona parte del cinto pelvico, femore e tibiotarso.
Parte della mandibola di Nankangia, in vista laterale e dorsale, con indicati alcuni caratteri significativi filogeneticamente

Dalla stessa formazione di Nankangia provengono anche Ganzhousaurus e Jianxisaurus. Inoltre, altri oviraptorosauri dalla Cina meridionale (Banji e Shixinggia) sono di età comparabile: esiste quindi la possibilità che (almeno) alcuni di questi taxa siano sinonimi tra loro? Apparentemente, la mandibola di Nankangia è più allungata che negli (altri) oviraptoridi, e ciò potrebbe indicare che sia relativamente basale. Alcuni caratteri della mandibola, inoltre, sono condivisi con i Caenagnathidae e Ganzhousaurus, ma la polarità di queste condizioni va testata. Sebbene gli autori siano poco chiari nella descrizione, pare che il femore presenti un forame pneumatico prossimale, come in Shixinggia.
Lü et al. (2013) interpretano Nankangia come un oviraptoride molto basale. Tuttavia, la loro analisi non campiona tassonomicamente tra i Caenagnathidae e non include taxa come Wulatelong, Ganzhousaurus, Shixinggia e Jianxisaurus.
Immesso in Megamatrice, Nankangia risulta un oviraptoroide non-"ingeniino", sister-taxon di Wulatelong: questo nodo a sua volta è sister-taxon di Shixinggia. Interessante che questo ultimo risulti prossimo a Nankangia, dato che, per ora, il carattere relativo alla pneumatizazione del femore non è incluso (come ho scritto sopra, la sua presenza in Nankangia è poco chiara: se fosse confermato, aggiungerebbe supporto a questo clade).
Pare, quindi, che ci sia un clade di oviraptorosauri endemico della Cina Meridionale. Oppure, in alternativa, che questi taxa siano sinonimi e/o basati su semaforonti del medesimo taxon.

Bibliografia:
Lü J, Yi L, Zhong H, Wei X (2013) A New Oviraptorosaur (Dinosauria: Oviraptorosauria) from the Late Cretaceous of Southern China and Its Paleoecological Implications. PLoS ONE 8(11): e80557. doi:10.1371/journal.pone.0080557

27 novembre 2013

Un contributo italiano alla controversia su "Toroceratops"

Marcatori morfometrici utilizzati nell'analisi di Maiorino et al. (2013b).
Questo blog ha una connotazione lievemente nazionalista (non fraintendete, uso il termine "nazionalista" nella sua accezione più moderata, morbida e priva di connotazioni politiche), e quando ne ha l'occasione non manca di menzionare ricerche svolte da italiani in paleontologia dei vertebrati, sopratutto se dinosauri mesozoici. A quanto mi risulta, finora nessun italiano aveva svolto studi specifici relativi ai ceratopsidi, quindi gli articoli pubblicati questo mese da Maiorino et al. (2013a, b) sono sicuramente significativi, perlomeno sul piano "storiografico". Maiorino et al. (2013b) svolgono analisi morfometriche sui crani riferiti a Triceratops, Nedoceratops e Torosaurus, ed analizzano la distribuzione morfospaziale dei differenti crani, in particolare delle regioni parieto-squamosali. Uno studio analogo, dallo stesso team, aveva indagato la morfometria nei centrosaurini (Maiorino et al. 2013a).

Approfitto del post per spiegare, da un punto di vista neutrale ed esterno (io mi interesso prettamente di theropodi, e non mi azzardo a dare valutazioni specifiche sugli ornithischi) la famosa (e fraintesa) controversia relativa a Torosaurus. Mi auguro che questo post faccia chiarezza per quei lettori che, forse, sono a conoscenza della "diatriba" ma possono confondere i temi e la logica del problema. Al fine di rendere la comprensione della questione più chiara, liberandola da forzature nominalistiche, la espongo slegandola dal suo iter cronologico, come invece viene spesso narrata.

I fatti che tutti concordano: 

Il record fossile dal Maastrichtiano del Nord America ha fornito una ricca serie di resti di ceratopsidi chasmosaurini. In base alle caratteristiche dei crani, ed in particolare dello squamoso e del parietale, i fossili di ceratopsidi tardo-maastrichtiani sono stati suddivisi in vari morfotipi. 

Le differenti interpretazioni dei fatti: 
- secondo alcuni autori, ed in linea con la interpretazione originaria di questi resti, i differenti morfotipi rappresentano taxa (specie e/o generi) distinti, ai quali sono stati dati i nomi di Triceratops (Tr. prorsus, Tr. horridus), Torosaurus (To. latus, To. utahensis) e Nedoceratops (N. hatcheri).
- secondo altri autori, i differenti morfotipi non rappresentano necessariamente taxa distinti, bensì differenti morfologie lungo una stessa serie di crescita all'interno di un singolo taxon. In base a questa interpretazione, il morfotipo "Torosaurus" sarebbe lo stadio maturo di crescita, il morfotipo "Triceratops" (oltre al morfotipo "Nedoceratops" attualmente rappresentato da un singolo esemplare) includerebbe stadi di crescita non ancora del tutto maturi del medesimo taxon. Per le regole di priorità tassonomica, questo taxon prende il nome di Triceratops.
Entrambe le interpretazioni hanno i propri paleontologi a sostegno, le proprie linee di evidenza, i propri metodi di indagine e, sopratutto, si basano su differenti epistemologie sul modo di interpretare il record fossile e di analizzare i dati.

Come ho scritto prima, io non mi occupo di ceratopsidi, e la mia competenza in materia è molto scarsa. Non saprei riconoscere un chasmosaurino da un centrosaurino se mi fosse dato in mano un singolo parietale, quindi penso di non avere nulla di interessante da dare in termini di opinione: mi astengo quindi da "schierarmi" nella disputa sull'interpretazione da dare a questi ceratopsidi.
Al tempo stesso, sono un palentontologo dei dinosauri, e quindi posso, dalla mia posizione "esterna" e "distaccata" (sinceramente, a me interessa poco stabilire se Torosaurus sia o meno valido come taxon), dare qualche suggerimento, o perlomeno fare una critica costruttiva. 
Ogni volta che parlo con qualche "ceratopsologo", non posso fare a meno di rimarcare come queste indagini siano un po' troppo focalizzate su una parte ridotta della paleo-biologia di questi dinosauri, in particolare, una ridotta zona anatomica: il complesso parietale-squamoso, il quale pare avere una preponderanza e centralità per tutte le discussioni su questi ornithischi. Una volta, facendo una battuta, dissi che un ceratopside è solamente un parieto-squamoso con attaccato un animale. A parte la battuta, basta il seguente fatto a confermare le mie parole: se prendete una qualunque analisi filogenetica dei ceratopsidi, ad esempio, la recente analisi di Sampson et al. (2013), e controllate la lista dei caratteri, il complesso parietale + squamoso include 30 caratteri su 97, ovvero il 31% (quasi un terzo) della totalità. Per confronto, in Megamatrice, il complesso parietale + squamoso include 25 caratteri su 1633, ovvero l'1.5%. Parrebbe quindi che nei ceratopsidi il parieto-squamoso sia 20 volte più importante che nei theropodi... e ciò, a mio avviso, fa sorgere il sospetto che esso sia eccessivamente enfatizzato e sovraccaricato di significatività, o a dirla meglio, che altre parti dell'anatomia dei ceratopsidi siano probabilmente sottostimate o ignorate. Pertanto, forse è bene indagare nel dettaglio anche altre aree della anatomia dei ceratopsidi, per vedere se e come queste sostengano una delle due interpretazioni mostrate qui sopra, piuttosto che continuare a fare analisi su analisi sempre più minuziose (spesso quasi in modo parossisitico) focalizzate o incentrate sul complesso parieto-squamoso.


Bibliografia:
Maiorino L, Farke AA, Piras P, Ryan MJ, Terris KM, Kotsakis T (2013a) The evolution of squamosal shape in ceratopsid dinosaurs (Dinosauria, Ornithischia). Journal of Vertebrate Paleontology 33 (6): 1385-1393.
Maiorino L, Farke AA, Kotsakis T, Piras P (2013b) Is Torosaurus Triceratops? Geometric Morphometric Evidence of Late Maastrichtian Ceratopsid Dinosaurs . PLoS ONE 8(11): e81608. doi:10.1371/journal.pone.0081608
Sampson SD, Lund EK, Loewen MA, Farke AA, Clayton KE. 2013 A remarkable short-snouted horned dinosaur from the Late Cretaceous (late Campanian) of southern Laramidia. Proc R Soc B 280: 20131186.

26 novembre 2013

Billy e il Clonesauro, metafora dei nostri tempi

La metafora finale dei nostri tempi - Fonte
Questa mattina, mentre facevo colazione ed avevo il cervello ancora in fase di caricamento, ho avuto questa intuizione sulla profondità profetica del film preferito da grandi e piccini.
In questo film, che avrete intuito, è Billy e il Clonesauro, seguiamo le vicende di un paleontologo:
All'inizio del film, il nostro paleontologo è tutto felice e contento che sta scavando in un sito, ha scoperto un paraviano completo ed articolato (quel genere di cose che ti rendono la vita tetracromatica), ed è tutto preso da sedimento, osteologia e tafonomia. Non può chiedere di meglio.
L'idillio paleontologico viene interrotto dall'arrivo di un imprenditore multimiliardario, che propone al paleontologo di dare l'avallo ad un misterioso progetto legato all'applicazione di nuove tecnologie. Il paleontologo, che di soldi ne ha sempre pochi, ovviamente accetta, più per denaro che per vero interesse: dopo tutto, al paleontologo bastano i fossili e un sito da scavare, niente altro, ed i soldi servono proprio per quello, per continuare a scavare e studiare i fossili.
Col procedere della vicenda, sia noi che il paleontologo protagonista siamo immersi in una realtà sempre più tecnologica e computerizzata, nella quale la paleontologia vera è assente, e non ben specificati esperti di discipline trendy sono considerati "esperti" di questioni legate ai dinosauri esattamente come i veri paleontologi. Il paleontologo, ovvero, è solo un consulente tra tanti, e la sua opinione pare essere solo una tra le tante ammesse e ascoltate, sebbene, alla fine, si stia parlando proprio di oggetti paleontologici.
La vicenda raggiunge il suo apice nel momento in cui il paleontologo viene messo di fronte allo scopo del progetto: proporre dei dinosauri da "vedere e toccare", prodotti commerciali per un vasto pubblico, qualcosa di molto più accattivante dei soliti scheletri polverosi nei musei. Questi dinosauri, prodotti dalle nuove tecnologie, sono, ovviamente, proprio come il pubblico vuole che siano: feroci lucertoloni capaci di mangiare le persone e distruggere ogni cosa.
La metafora finale del film è devastante: questi "dinosauri" commerciali creati dalla tecnologia, avallati da esperti privi di competenza paleontologica, si rivelano un disastro. Il povero scheletro di Tyrannosaurus, simbolo della vera paleontologia, viene distrutto e sbriciolato, mentre il "nuovo tyrannosauro" digitale e informatico ruggisce trionfante. Il nostro povero paleontologo, costretto alla fuga, si può consolare osservando gli unici veri dinosauri dell'intero film, dei pellicani.
Sebbene sia stato girato venti anni fa, Billy e il Clonesauro è una azzeccata metafora dei tempi che viviamo oggi. I paleontologi sono ingaggiati per attività prive di effettivo valore paleontologico, attività finalizzate a vendere un prodotto al pubblico più ampio possibile. Nell'accettare questo ingaggio, il paleontologo abbandona il suo mondo paleontologico, stratigrafico e anatomico, per volare in esotiche location create e gestite dall'informatica. In questi ingaggi, il povero paleontologo è marginale, e le sua preoccupazioni e avvertenze vengono ignorate, dato che possono compromettere l'obiettivo economico e pecuniario di tutta la vicenda. Personaggi privi di competenza paleontologica, ma esperti di nuove teorie trendy, i nuovi "matematici del caos" e di altre fumose discipline millantate online, sono invece considerati e ascoltati come se fossero competenti al pari dei paleontologi. Lo scopo di queste attività è solo quello di fare soldi, proponendo dinosauri irreali e ipertrofici, che distruggono senza troppi problemi la vera paleontologia, quella fondata sugli scheletri. 
Questo film, quindi, ha più chiavi di lettura, che forse nemmeno i suoi creatori avevano in mente...

23 novembre 2013

Siats ed il mutante giornalistico

Peter Makovicky con una delle ossa di Siats (fonte: chicagotribune.com)
I dinosauri appassionato ed affascinano. Forse, a volte, persino troppo. E qui non esprimo il mio atteggiamento personale molto "snob" che vorrebbe ridurre la paleontologia ad un purismo metodologico finalizzato alla discussione sui fossili e per i fossili, senza intromissioni di ambiti non tecnici (che poi, se leggete questo blog nella sua pienezza, non è nemmeno il mio modo di vedere le cose). Parlo dell'eccessiva disinvoltura con cui temi di natura strettamente tecnica (dati, ipotesi e teorie di un ramo specifico delle scienze) vengano trasferiti in contesti per i quali tali temi non sono stati concepiti, forzati e stravolti (spesso in modo inconsapevole) per essere "popolarizzati". La parola "popolarizzare" non è scelta a caso: se la leggete come fusione di "pop-polarizzato" capite cosa intendo: incanalare qualcosa lungo una direzione lineare, semplificando all'estremo al fine di ottenere un prodotto "pop".
Come hanno notato anche alcuni lettori, la diffusione a mezzo stampa della pubblicazione dello studio sul nuovo Megaraptora Siats ha prodotto la (ormai solita) serie di trafiletti giornalistici. Ciò nasce da un'esigenza corretta, e che io stesso manifesto con le mie ricerche: il piacere (ed il dovere) di divulgare anche ai non-paleontologi i risultati delle nostre ricerche. Sia perché è un piacere vedere che c'è interesse per il proprio lavoro, ma anche per un motivo più "sociale": la scienza è una conquista della collettività e tutti dovrebbero poterne godere.
Purtroppo, a questi nobili intenti si combinano due fattori ormai inscindibili: il primo è l'esigenza di "tradurre" il linguaggio della scienza nel linguaggio di tutti i giorni, il secondo è la ormai epidemica tendenza a fare giornalismo di bassa qualità, che si traduce in un gossip sensazionalista e puramente anedottico, che deve lasciare a bocca aperta prima ancora che fare riflettere, col fine unico di avere una rapida diffusione che sbaragli la concorrenza.
Prendiamo il caso Siats.
I fatti: 
1) Un team di paleontologi scopre e studia i resti frammentari di un nuovo dinosauro theropode.
2) Il team pubblica il risultato del loro studio su una rivista scientifica.
3) La studio, oltre a descrivere le caratteristiche del fossile, fa delle plausibili ipotesi sulla sua biologia ed evoluzione. Tra queste, che Siats dimostri la persistenza di Megaraptora in Nordamerica almeno fino alla prima parte del Cretacico Superiore (100-90 milioni di anni fa), precedente quindi le note faune a Tyrannosauridae (80-65 milioni di anni fa), e confermando modelli (forse semplicistici) di turn-over faunistici a livello dei theropodi di grandi dimensioni.

Questi fatti, evidentemente troppo tecnici (e li ho narrati in una forma persino più banale di come li esporrei se dovessi scrivere un post), devono essere "tradotti" per il pubblico generico, sia per quello con qualche base paleontologica che quello (maggioritario) totalmente privo di nozioni tecniche:

4) Di solito, per agevolare il lavoro di "divulgazione", i paleontologi preparano delle conferenze stampa o dei comunicati da passare ai giornalisti, nei quali si "semplifica" il risultato della ricerca. In questa fase, quindi, abbiamo una consapevole e mirata semplificazione del messaggio originario.
5) Spesso, gli addetti al comunicato stampa (dell'università o istituto che compie la ricerca) si prendono alcune libertà per "adattare" il cominicato qualora sia, a loro avviso, ancora troppo "tecnico". In questa fase abbiamo una ulteriore semplificazione del messaggio, questa volta operata da persone non coinvolte con lo studio. La mutazione del messaggio che può derivare da questa fase è piccola ma significativa.
6) Il comunicato arriva ai giornalisti. I giornalisti, se sono professionisti specializzati alla divulgazione scientifica, traducono il comunicato in una notizia: ciò, nella logica del giornalista, deve soddisfare anche il proprio editore, il quale ha come primo obiettivo quello di "vendere" e di "essere letto": pertanto, è inevitabile una ulteriore "semplificazione" dei concetti e la "enfatizzazione" di ciò che può attirare l'attenzione. In questa fase, abbiamo la trasformazione più importante della notizia: ciò che il giornalista non comprende o non ritiene interessante viene semplicemente omesso.
7) Altri giornalisti, se poco professionali (o del tutto scadenti), si limitano a copiare la notizia prodotta nella fase "7", cambiando qualche parola, enfatizzando ulteriormente alcuni dettagli se non addirittura fraintendendo l'intera notizia. Stesso processo che nella fase "6", ma più brutale e grossolano.
8) I responsabili della pubblicazione (editorialisti) ci mettono del loro per rendere la notizia (proveniente da uno dei due punti precedenti) più accattivante, con titoli enfatici: qui, il tasso di sensazionalismo raggiunge vette eccelse, sforando direttamente nel fantasy.
9) Il pubblico legge le notizie.

Così, la notizia "3" tratta dalla pubblicazione "2" dei fatti "1" diventa, nella fase "9" un articolo come il seguente (ne ho preso uno a caso da Google digitando "Siats", ma potete sbizzarrirvi):

Nuovo dinosauro più feroce del T.rex: il fossile scoperto in Utah

Il Tirannosauro Rex non è il predatore più feroce vissuto sulla Terra: gli scienziati hanno scoperto il predatore capace di batterlo, il dinosauro Siats meekerorum.


Si legge questo titolo e si esclama: "UAO! Che figata!"
Notare subito che:
- la "ferocia" non fossilizza. Non abbiamo alcun modo di stabilire chi fosse "più feroce" nemmeno tra animali viventi, figurarsi per fossili. Eppure, leggendo i titoli delle notizie, pare che i paleontologi studino sopratutto il fenomeno della ferocia.
- l'intera paleobiologia ed evoluzione dei theropodi mesozoici è ridotta a "combattimento", secondo il paradigma Jurassic-Fight-Club. Siats acquista valore in quanto nuovo Campione del Mondo del Peso Massimo di Lotta tra Theropodi (la WorldWeightTheropod League). Come naturalista e paleontologo dei vertebrati specializzato nei theropodi, questo fatto mi mette una profonda tristezza. 
-"T.rex" (meglio ancora se "Tirannosauro Rex") deve essere sempre menzionato... perché il pubblico vuole il suo eroe anche quando perde (Legge di JurassicPark3).

E la deformazione non si riduce al titolo. Leggiamo poi che: 
" Tutti sanno che il Tyrannosaurus rex è stato il dinosauro più grande e più cattivo mai conosciuto."
Il giornalista quindi si cimenta nel tentativo di rendere la scoperta una "notizia" che deve necessariamente stravolgere quello che "tutti sapevano". Pare proprio che una "notizia" debba solo essere sensazionale, e quindi, ecco introdotto Siats:
"Questo nuovo dinosauro era lungo oltre 30 metri e pesava fino a quattro tonnellate."
TRENTA METRI?

Il giornalista evidentemente non ha cognizione del significato di ciò che riporta, dato che l'esemplare è stimato in non più di 10 metri di lunghezza, e non si è premunito nemmeno di verificare che abbia scritto qualcosa di corretto. Difatti, la piena ignoranza in materia si palesa quando scrive una vera e propria contraddizione, che sottolineo qui sotto in grassetto:

I reperti fossili dimostrano che i tirannosauri (ossia i T. rex e la sua parentela immediata) erano i predatori dominanti nel Nord America 145 milioni anni fa estinti tra gli 85 e i 65 milioni anni fa. Restava da capire cosa ci fosse stato nel mezzo.

La frase, nel dire che un gruppo era dominante "145 milioni di anni fa" ed estinto tra "85 e 65 milioni di anni fa" non ha alcun senso, indipendentemente dal fatto che sia corretto riferirla ai tyrannosauridi o meno. Difatti, la frase successiva "Restava da capire cosa ci fosse stato nel mezzo" andrebbe rivolta proprio all'autore della frase prima ancora che ai paleontologi. In ogni caso, i tyrannosauridi sono "dominanti" (tralascio per ora di criticare l'abuso di quel termine in paleontologia) tra 85 e 65 milioni di anni fa, e si estinguono solo alla fine di quell'intervallo. L'autore della frase qui sopra, pertanto, non ha minimamente idea di ciò che sta scrivendo, e si è limitato a copiarlo da altri.

Il tutto, ovviamente, condito da vagonate di antropomorfizzazioni inutili, ma inevitabili quando si parla di theropodi: Siats diventa quindi un "bullo", ed il "terrore" serpeggia tra i tyrannosauri alla vista del nuovo "dominatore". Perché, evidentemente, il lettore è considerato un bambino ed ha bisogno della favola di Cappuccetto Rosso, ha bisogni di personaggi coi quali identificarsi, ha bisogno di "provare" dei sentimenti prima ancora che comprendere dei concetti. E allora, al diavolo il Tempo Profondo, al diavolo il fatto che Siats sia un taxon del Cenomaniano, Tyrannosaurus sia un taxon Maastrichtiano, ed una specie intera non può "terrorizzare" un'altra specie, specialmente se tra loro ci sono 30 milioni di anni di distanza.
Ma qui, ovviamente, sto pretendendo troppo. Dopo tutto, Siats è stato pubblicato ieri, quindi, nel mondo del giornalismo online, è già una "notizia vecchia" e dimenticata.

22 novembre 2013

Siats meekerorum (Zanno e Makovicky 2013) e la battaglia per Megaraptora

L'omoplasia pervasiva di Theropoda ci ha condotto difatti ad una guerra tassonomica in cui Megaraptora è conteso tra Tyrannosauroidea e Carcharodontosauria. Una guerra che non si combatte a morsi, artigliate o colpi di coda, ma accumulando la maggior quantità possibile di dati morfologici e tassonomici al fine di produrre la descrizione più soddisfacente che minimizzi le ipotesi accessorie per spiegare le evidenze.
Un nuovo tassello di questa diatriba tra Orionidi proviene da un luogo che finora pareva essere rimasto escluso dall'espansione dei megaraptori, il Nord America.
Zanno e Makovicky (2013) descrivono i resti frammentari di un grande theropode dal Cenomaniano dello Utah, ed istituiscono Siats meekerorum. L'olotipo di Siats comprende una serie di vertebre (in particolare, dorsali e caudali), parte del bacino ed alcune ossa della gamba. La non completa obliterazione delle suture neurocentrali nelle vertebre caudali anteriori e presacrali induce a considerare l'esemplare come non completamente maturo.
Le simpatiche vertebre di Siats.

La morfologia di Siats è molto interessante, perché presenta alcune sinapomorfie vertebrali di Megaraptora, oltre a caratteri più omoplastici presenti sia in Tyrannosauroidea che in Carcharodontosauridae.
Zanno e Makovicky (2013) inseriscono Siats nella analisi dei Tetanurae di Carrano et al. (2013), la quale purtroppo non include alcun tyrannosauroide (gli autori, in una nota, riconoscono questo limite della loro analisi, e menzionano l'ipotesi alternativa di collocare Megaraptora in Coelurosauria). In assenza di una controffensiva coelurosauriana, è evidente che l'analisi usata da Zanno e Makovicky (2013) collochi di necessità Siats in Megaraptora e come sola possibilità includa Megaraptora in Carcharodontosauria (come parte di Neovenatoridae). L'ipotesi in questione è molto robusta, ma pecca per il non valutare e testare l'alternativa tyrannosauroide.
Ciò è invece possibile in Megamatrice, dove Siats risulta effettivamente alla base di Megaraptora, mentre Megaraptora risulta... ne parlerò in un prossimo post!
In ogni caso, indipendentemente dalla posizione di Megaraptora in Orionides, Siats conferma che a metà del Cretacico, Megaraptora costituì uno dei cladi theropodiani di maggiore successo. Tra la fine dell'Albiano e la fine del Turoniano (una dozzina di milioni di anni), difatti, abbiamo taxa in Nordamerica (Siats), Australia (Australovenator) e Patagonia (Megaraptor). Sarà interessante indagare se in altre associazioni cenomaniane furono presenti dei megaraptori.


Bibliografia:
Lindsay E. Zanno & Peter J. Makovicky (2013) Neovenatorid theropods are apex predators in the Late Cretaceous of North America Nature Communications 4, Article number: 2827 doi:10.1038/ncomms3827

Coming (very) Soon

La notizia circola online da qualche ora.
Novità interessanti saranno annunciate oggi, presso il North Carolina Museum of Natural Sciences, alle ore 10 locali (le 16 italiane). Pare ci sia un nuovo theropode da includere in Megamatrice...
Restate sintonizzati!

21 novembre 2013

Il Mitico Carcharodontosauro Gigante di Horner

Il più grande errore di Ellie Sattler fu quello di non aver avuto rispetto di qualcosa finché ciò si scatenò. Il mio, probabilmente, fu quello di avere dato troppo peso a qualcosa, finché non si palesò per ciò che era: ignoranza. In questi ultimi tempi ho parlato tanto di internet e di chi lo frequenta parlando di theropodi. Ho mostrato come molti siano, nella migliore delle ipotesi, ignoranti su ciò che scrivono, oppure, in alcuni casi, letteralmente disonesti nel plagiare l'altrui competenza.
In questo post, invece, vi farò partecipi delle risate che mi sono fatto quando mi sono imbattuto in una foto e nelle relative discussioni online che l'hanno presa in ballo.
La foto (qui sotto) ritrae un Jack Horner di qualche anno fa (probabilmente una quindicina di anni fa), a fianco di un probabile calco di cranio di theropode. [Penso sia un calco se non altro perché mi pare improbabile (e poco saggio) orientare un cranio fossile - di quelle dimensioni e parzialmente articolato - in quel modo "sospeso" contro una persona].
Occhio alla prospettiva!

La foto in sé è piccola e a bassa risoluzione, quindi non permette di dire molto a proposito dell'esemplare. Purtroppo, non ne ho trovate altre a migliore qualità. Tuttavia, chiunque con un minimo di competenza sui theropodi riconosce immediatamente a quale taxon appartiene l'esemplare. Prima di svelare l'identità del fossile, ecco a cosa è attribuito da vari commentatori online (molti dei quali sono poi gli stessi che si dilungano in forbite e approfondite discussioni sulle dimensioni dei theropodi): secondo questi commentatori, il cranio sarebbe un Carcharodontosauridae (del quale, ovviamente, poi si è sviscerata online la sua dimensione massima e la sua massa e quindi la sua potenza nel combattimento, e altre scemenze di quel tipo, sulla insostenibilità delle quali vi ho già abituato e che quindi evito di ripetermi...).
Il cranio sarebbe un Carcharodontosauridae? 
Per identificare un taxon, ovvero per ricondurlo a cladi già definiti, occorre elencare una serie di caratteri diagnostici di quel clade che siano evidenti nell'esemplare. Altrimenti, in assenza di questi fatti a sostegno di un'identificazione, qualsiasi attribuzione è un mero "tirare ad indovinare", più consono alle gare di freccette che alle discussioni paleontologiche.
Ci sono caratteri diagnostici di Carcharodontosauridae evidenti nell'esemplare della foto? Io ne vedo zero. Forse non sono in grado di riconoscerli. In tal caso, invito chi ne sa più di me a darmi una mano e a spiegarmi le caratteristiche da Carcharodontosauridae presenti in quell'esemplare.
In attesa di questo aiuto, io tento di identificare l'esemplare. 
Intanto, ruoto l'immagine in modo che il cranio sia posto in orizzontale. Sebbene l'immagine sia poco definita, qualcosa comunque è riconoscibile.
Dalla foto, si riconosce bene che l'esemplare:
-ha una finestra mascellare posta anteriormente (freccia gialla). 
-ha parte della fossa mascellare erosa, ma che in origine doveva essere ampia ed estesa in lunghezza (freccia arancione).
-ha un ampio recesso antorbitale nello jugale alloggiato in una fossa (freccia rosa).
-ha un lacrimale con ramo anterodorsale diretto anteroventralmente che è privo di processo cornuale (freccia azzurra).
-ha il ramo postorbitale più ampio del ramo ventrale del lacrimale (frecce rosse).
-ha lo squamoso ed il quadratojugale che si espandono ampiamente dentro la finestra infratemporale freccia verde).

Quindi, se andiamo a controllare tra i theropodi quale taxon ha questa combinazione di caratteristiche (nota bene, i singoli caratteri sono presenti in varie specie, ma solamente un taxon ha tutte e 6 quelle caratteristiche), risulta questo:
Tyrannosaurus

Cosa che era anche abbastanza ovvia, date le dimensioni del cranio ed il fatto che Horner ha lavorato principalmente nella Formazione Hell Creek.
Chiunque abbia parlato di "Carcharodontosauridi del Maastrichtiano degli USA", evidentemente è incapace persino di riconoscere il cranio del theropode più famoso al mondo.

Morale della favola:
Prima di avviare delle discussioni sui theropodi giganti, impara a distinguere un Carcharodontosauridae da un Tyrannosauridae: eviterai di intasare la rete con le tue scemenze.

19 novembre 2013

Acheroraptor temertyorum, un dromaeosauride dall'Hell Creek

Il record fossile dei paraviani dalla Formazione Hell Creek (Maastrichtiano terminale del Nordamerica occidentale) è formato in grande maggioranza da resti isolati e spesso frammentari. Attualmente, non è noto uno scheletro articolato di paraviano da questa formazione. In particolare, tutti i resti attribuibili a Dromaeosauridae erano finora costituiti esclusivamente da denti isolati. Evans et al. (2013) descrivono i primi resti ossei (non denti) di dromaeosauridae dalla Formazione Hell Creek: un mascellare ed un dentale. Sebbene le due ossa non siano state rinvenute in associazione diretta, la vicinanza tra i due resti (circa 4 metri) ed il fatto che corrispondano in dimensioni fa propendere per una loro origine dallo stesso individuo. Il mascellare presenta una morfologia unica, che Evans et al. (2013) attribuiscono ad un nuovo taxon, Acheroraptor temertyorum.
Il mascellare olotipico di Acheroraptor ha un ramo preantorbitale relativamente allungato, da velociraptorino, la finestra premascellare non esposta lateralmente, la finestra mascellare piuttosto bassa nella fossa antorbitale, il ramo postantrale esposto (come in Austroraptor) e denti con una carattetistica ornamentazione a costolature che ricorda vagamente gli spinosauri. Il dentale è simile a Linheraptor e Velociraptor nella forma e proporzioni generali. Acheroraptor è significativo in quanto il genere di dromaeosauridae più recente noto attualmente (dato che appartiene alla Formazione Hell Creek: sì, ora avete un "raptor" in simpatria con T. rex).
L'analisi di Evans et al. (2013) colloca Acheroraptor in posizione relativamente basale in Velociraptorinae. Interessante la posizione di Balaur, che risulta un Dromaeosaurinae, sebbene sia da sottolineare che l'analisi in questione campiona esclusivamente in Deinonychosauria e utilizzi Archaeopteryx come gruppo esterno (quindi non permette di testare eventuali affinità aviali per Balaur), e quella di Velociraptor osmolskae più affine a Tsaagan e Linheraptor rispetto a V. mongoliensis. Inoltre, l'analisi include per la prima volta un dromaeosauridae mongolico ancora senza nome, precedentemente riferito ad Adasaurus, che risulta non affine a questo ultimo e collocato alla base di Velociraptorinae.
Immesso in Megamatrice, Acheroraptor risulta un Velociraptorinae, sebbene in posizione più derivata di quella ottenuta nell'analisi di Evans et al. (2013).

Bibliografia:
David C. Evans, Derek W. Larson, Philip J. Currie (2013) A new dromaeosaurid (Dinosauria: Theropoda) with Asian affinities from the latest Cretaceous of North America. Naturwissenschaften (advance online publication) DOI: 10.1007/s00114-013-1107-5.

Coming Soon: Raptor from Hell

Il preoccupante caso del preoccupato Ingenia [AGGIORNAMENTO]

Come segnalato da Jaime Headden, è stato pubblicato un breve studio su Zootaxa che risolve la controversia tassonomica sul nome dell'oviraptoride "Ingenia" yanshini Barsold 1981, ora ribattezzato Ajancingenia yanshini Easter 2013.
Mentre leggevo Easter (2013) mi sono domandato: come mai Barsbold non è tra gli autori di questo nuovo articolo? Non mi risulta che egli sia deceduto, pertanto, è norma (e segno di professionalità deontologica) di includere l'autore della specie originaria come co-autore di ogni revisione tassonomica. Difatti, Barsbold era al corrente della necessità di ribattezzare quel taxon (Auditore, pers. com): quindi, come mai Barsbold non è né co-autore né incluso nel processo di revisione del nome? Ciò è molto sospetto, e ricorda in parte il caso di Megapnosaurus.
Questa anomalia di metodo, o perlomeno "pecca", presente in Easter (2013) è diventata un vero sospetto di "irregolarità" quando ho letto la sezione relativa all'olotipo ed al paratipo di Ajancingenia. La riporto esattamente come è in Easter (2013):

C'è qualcosa che non mi convince in questo testo: non è la prima volta che lo leggo... Infatti, io conosco chi usa questo stile di scrittura nello stilare testi di tassonomia. Infatti, se andate alla pagina relativa ad "Ingenia" sul Theropod Database di M. Mortimer, scoprirete che l'elenco riportato qui sopra è una copia perfetta, precisa ed identica (al netto delle misure, che sono omesse da Easter 2013) di quella presente nel sito di Mortimer:

La corrispondenza tra i due testi è assoluta: essi hanno lo stesso ordine con cui sono elencate le ossa e le medesime parole usate quando si tratta di più elementi associati! E questa non può essere una coincidenza: la probabilità che due autori riscrivano indipendentemente la stessa sezione con le stesse parole, e lo stesso ordine di elenco, è praticamente nulla. Ad esempio, notate l'espressione "postcrania including eight sacral vertebrae", nel paratipo: è impossibile che due autori scrivano la medesima frase nel medesimo modo e con la medesima sequenza (io avrei elencato postcranio e sacrali separatamente, come difatti è scritto nell'elenco del materiale olotipico. Questa differenza rimarca l'identità dei due testi: i due stili cambiano da olotipo a paratipo in ambo le versioni).
Pertanto, ci sono due uniche spiegazioni, alternative:

Jesse Easter e Mickey Mortimer sono la stessa persona.
oppure, 
Jesse Easter ha plagiato il testo dal sito di Mickey Mortimer.

Questo plagio evidente, sommato all'anomalia dell'assenza di Barsbold tra gli autori, è più di un mero sospetto: questo episodio ha alcuni punti poco chiari che richiedono un chiarimento da parte dell'autore.

AGGIORNAMENTO: Mickey Mortimer ha scritto un post molto illuminante su questa faccenda. Come sospettavo, Jesse Easter ha spudoratamente plagiato la maggioranza del testo dal sito di Mortimer per "creare" il suo articolo. Inoltre, sempre Easter millanta di aver contattato Barsbold invano (eventualità poco credibile, dato che Barsbold è reperibile via email), e che l'assenza della citazione di Mortimer nemmeno nei ringraziamenti o come "pers. com." sia stata una scelta editoriale, non sua. Infine, oltre a mentire spudoratamente, si scopre che questo Jesse Easter, nel vantarsi in un forum di paleo-appassionati per la propria pubblicazione, dichiara di aver iniziato questo studio dopo aver contattato Barsbold, quindi contraddicendo le sue stesse parole di sopra. Insomma, questo tizio è un plagiatore, un bugiardo ed un mitomane.
Ma guarda... e così si scopre che questo tizio è l'ennesimo pseudo-esperto che scrive di paleontologia online copiando e plagiando le idee e gli scritti di altre persone, per poi attribuirsi la paternità del lavoro... una categoria che chi legge questo blog ha già imparato in passato a conoscere. Come vedete, purtroppo, l'epidemia dei paleontologi amatoriali copia-e-incolla, che ho più volte attaccato, sta diventando una pandemia di proporzioni sempre peggiori: non più soltanto bimbominkia dalla grammatica illeggibile, ora abbiamo fantomatici revisori tassonomici che si atteggiano a veri paleontologi e sfornano letteratura di serie B plagiando spudoratamente dal lavoro altrui.

Come nota positiva: notare che questo tizio è stato smascherato in meno di 24 ore. Quindi, evitate di seguire le sue gesta: così come è diventato facile "creare" blog e articoli copiando, allo stesso modo è diventato molto facile scovare i falsi e le bufale.

Bibliografia:
Easter, J. 2013. A new name for the oviraptorid dinosaur “Ingeniayanshini (Barsbold, 1981; preoccupied by Gerlash, 1957). Zootaxa 3737 (2): 184-190.

18 novembre 2013

Piatto come la zoologia

Credo che la più grande fortuna della mia - comunque positiva - vita sia che dalle sue contingenze ho ricevuto in dono una passione intellettiva difficilmente colmabile. Pare improbabile che tutto il record paleontologico e tutti i metodi di indagine paleontologica siano esauriti da qui alla fine del secolo. Quindi, a meno di sciagurati eventi, fintanto che avrò la mente lucida ed attiva potrò godere del piacere intellettuale che dona la mia amata scienza paleontologica. Altre passioni sono più vincolate a precisi momenti della vita, e non godono della longevità tipica delle passioni "cerebrali". Ad esempio, per uno sportivo non è possibile mantenere la stessa attività agonistica superata una certa età. Sì, può ridurla ed adattarla alla vecchiaia, ma non può certo mantenere le prestazioni di quando era giovane. Già uno sportivo mio coetaneo inizia ad intravedere i primi segni del pensionamento. Al contrario, le attività intellettive come la paleontologia hanno un respiro più ampio, e proprio con l'avanzare dell'età acquistano la loro qualità migliore. Per mia fortuna, quindi, sono ancora un paleontologo molto giovane. La tanta bistrattata saggezza, fusione di conoscenza ed esperienza, è infatti una funzione del tempo.
Mi rendo conto di come il procedere del tempo faccia maturare il vinello in quella botte chiamata  cervello, anche solo confrontandomi con il me stesso di un decennio fa. L'allora pischello meso-ventenne aveva una visione della paleontologia differente del vostro blogger attuale. In particolare, avevo una differente stima della stessa paleontologia. Ricordo di aver detto, allora, che se i dinosauri (non-aviani) non fossero estinti probabilmente mi sarei indirizzato a diventare zoologo e non certo paleontologo. Quel pensiero esprimeva una concezione della paleontologia che ritrovo spesso in vari giovani (e non): la paleontologia non sarebbe altro che una zoologia particolare, dedicata alle specie estinte, quindi una sotto-categoria della zoologia. In base a questa concezione, se quelle specie non fossero estinte, pertanto, la loro indagine sarebbe indistinguibile dalla zoologia. Dopo tutto, è il pensiero sottinteso, se uno è appassionato di dinosauri ciò che conta sono i dinosauri: e se fossero viventi, sarebbe anche meglio che averli come fossili! Difatti, non è lo stesso Alan Grant di Jurassic Park che si dichiara "estinto" in senso professionale nel momento in cui i dinosauri sono riportati in vita?
Niente di più stolto ed ingenuo! Con quelle parole, Grant si dimostra un pessimo paleontologo, che non ha capito una cicca della sua disciplina. Egli è niente più che uno zoologo mancato per uno scarto di qualche decina di milioni di anni. Ed ora vi spiego perché sia Grant che il sottoscritto ventenne si sbagliano. E per farvi capire la rivoluzione concettuale che ho maturato in questi anni, farò riferimento ad uno dei miei racconti preferiti, Flatland di E.A. Abbott (1884).
Flatland è ambientato in un universo bidimensionale, simile ad un foglio da disegno, sulla cui superficie si svolge il mondo abitato da forme geometriche, tra gli altri, da un quadrato, il protagonista poligonale del racconto. Un giorno, questo quadrato entra in contatto con una creatura inizialmente inesplicabile, un cerchio che varia di estensione, a volte riducendosi fino a sparire, per poi riapparire come per magia. Dopo un inizio pieno di fraintendimento, questo cerchio si manifesta al quadrato per ciò che è effettivamente: egli è una sfera, abitante del mondo tridimensionale Spaceland, che non potendosi manifestare in Flatland nella sua piena tridimensionalità, appare all'incredulo quadrato sotto forma di proiezione bidimensionale: delle circonferenze, per l'appunto, le proiezioni di una sfera su un piano.
Fonte: Wikipedia.

Riflettendo sulla differenza tra mondo bidimensionale e tridimensionale, come presentato da Abbott, ho colto la superiorità dimensionale della paleontologia rispetto alla zoologia. La zoologia è come Flatland, un mondo biologico privo della dimensione del Tempo Profondo: piatto e schiacciato nell'istante geologico attuale dal quale nessuno di noi può evadere, al pari del mondo 2D del quadrato flatlandiano. Il paleontologo però ha la possibilità di muoversi lungo il Tempo Profondo, dispone di una dimensione supplementare che allo zoologo è negata. La Paleontologia, quindi, è Spaceland.
Pensate a quante discontinuità zoologiche esistono nel mondo attuale, lacune che sono incolmabili sul piano zoologico, ma che sono perfettamente continue e colme nello spazio paleontologico: ad esempio, la mia preferita, il divario tra rettili ed uccelli, che nella miopia bidimensionale della zoologia permette l'istituzione di due classi separate, ma che nella dimensione paleontologia è un unico oggetto disteso nel tempo geologico e colmato da forme oggi assenti (tra cui i dinosauri mesozoici).
Pertanto, la mia ingenua ed immatura riduzione della paleontologia e mera appendice della zoologia era miope esattamente come l'idea, diffusa tra i concittandini del quadrato di Abbott, della superiorità del piano rispetto ad altre dimensioni. La paleontologia è lo Spazio di cui la zoologia è solamente una sottile proiezione bidimensionale, un prodotto della nostra limitatezza temporale, incapace di darci esperienza diretta dell'estensione del Tempo Profondo.
Conseguenza di questa rivoluzione dimensionale personale, nonostante io sia per formazione primaria un anatomista dei vertebrati (quindi, schiacciato sul piano zoologico) negli anni ho acquistato sempre maggiore interesse e consapevolezza per quelle parti della paleontologia non strettamente "zoologiche", come la tafonomia e la stratigrafia, ma senza le quali il paleontologo sarebbe incompleto e appiattito su una singola proiezione del suo spazio di ricerca e di conoscenza.
Per questo, sprono sempre tutti coloro che manifestano una passione per la paleontologia a coltivarla in toto, integrando il proprio "asse" preferito con proiezioni dagli altri ambiti che formano lo spazio paleontologico. Così come non ha senso un paleontologo privo di concetti biologici, allo stesso tempo non concepisco un "paleo-biologo" privo di (o scarsamente portato a) una mentalità geologica, tafonomica e stratigrafica: in entrambi i casi, quello non è un paleontologo completo, ma una brutta copia di una delle due discipline a cui vorrebbe fare riferimento esclusivo.
Pertanto, se mai finissi su un'isola al largo del Costa Rica piena di dinosauri mesozoici viventi, esclamerei beffardo allo zotico matematico di turno, che me ne infischio altamente di quattro bestie clonate, perché la paleontologia non potrà mai essere ridotta alla zoologia!

Bibliografia:
Abbott E.A. (1884). Flatland: A Romance of Many Dimensions.

17 novembre 2013

Maturità e razionalità, ovvero, ironia e distacco

Oggi vi rivelo una incredibile verità della blogosfera, a volte dimenticata dal lettore medio: un blogger può scrivere di ciò che gli pare, noncurante dell'appeal e della coolness di ciò che scrive, fregandosene del numero di lettori che apprezzano o sono interessati a quelle parole. Il bello dei blog è proprio questo.
Ho già scritto in passato che molte persone - che scrivono online su temi legati ai dinosauri - sono spinte da sentimenti di fanatismo, da un'emotività da tifo sportivo, e sopratutto sono prive della necessaria ironia che ci dovrebbe portare a considerare questi temi col dovuto distacco. Perché, e va sempre ricordato, la paleontologia dei dinosauri è solamente lo studio di resti fossili, non è una gara a chi ha la figurina più fica del calciatore della propria squadra del cuore, a chi dimostra in modo più enfatico il proprio amore per un animale immaginario, o a chi riesce a ricavare più fantascienza da un abstract.
Ogni volta che scrivo dei post in cui invito alla calma, al distacco, ad avere atteggiamenti razionali e ponderati in merito ai dinosauri, ad evitare inutili voli pindarici, a guardare i fossili per quello che sono (ovvero, ipotesi da testare su oggetti geologici) e rimarco la (banale) ovvietà che essi non sono "eroi da adorare", inevitabilmente qualche "fanboy" (che equivale a ciò che, 5 anni fa, identificai come "dinomaniaco") - evidentemente incapace di comprendere o argomentare alle mie parole - conclude nei miei confronti con quale argomento ad hominem: Cau è brutto, cattivo, triste, patetico, mammifero o, semplicemente, antipatico. 
Ed io rido.
Tanto più leggo parole poco "simpatiche" nei miei confronti, tanto più ho la conferma che le mie argomentazioni contro la "dinomania", il "feticismo dimensionale", il "jurassic-fight-clubing" e sopratutto la "paleo-fantasy" sono valide e hanno colto nel segno.
Il "fan-boy" è, per definizione un "ragazzo fanatico", ovvero, psicologicamente immaturo (ragazzo = non ancora adulto) e attaccato in modo irrazionale ad un'idea (fanatico): lo dice l'etimologia della parola. Se uno è un "fanboy" sui dinosauri, quindi, è una parsona che affronta la paleontologia dei dinosauri in modo infantile e irrazionale. Inevitabile che se io scrivo (o tento) di scrivere di paleontologia in modo adulto e razionale sarò oggetto di attacco e incomprensione dalle schiere dinomaniacali dei fanboys.
Paleontologia adulta e razionale significa una mente che vede la paleontologia con distacco: i dinosauri NON esistono in quanto "esseri viventi", dato che essi sono modelli interpretativi di oggetti geologici, i dinosauri esistono quindi in quanto "ipotesi da testare", fondate su una serie in crescita di dati oggettivi. Pensate a Lythronax: fino a 3 settimane fa, esso non esisteva (se non nella testa dei suoi autori che stavano per pubblicare lo studio). Ora Lythronax esiste (nella testa di tutti coloro che hanno letto qualcosa relativo a questa ipotesi), e in tanti ne parlano (in modo più o meno sensato). In entrambi i casi, Lythronax esiste solamente dentro la testa di un numero ristretto di Homo sapiens. E non sta da nessuna altra parte, quindi, qualsiasi attaccamento e fanatismo per Lythronax si riduce ad un attaccamento e fanatismo nei confronti di qualcosa che sta dentro il cervello di qualcuno. E quindi, vi chiedo: ha senso mostrare attaccamento, passione e devozione per i cervelli altrui? Diamine... i fanboys sono zombie! Capite ora il perché tutto questo sia divertente e - a tratti - demenziale?

La ripeto, perché so che non tutti i lettori comprendono il senso delle mie retoriche. Questa è la sola verità della paleontologia, ed ovviamente è insopportabile ed inaccettabile dal dinomaniaco medio e dal fanboy base: i dinosauri come "interpretazioni di oggetti geologici", invece che "mostri, creature mitiche, animali del Passato, Signori del Mesozoico". 

Lo ammetto, mi diverte scrivere di dinomania e di "fanboy". Diverte perché essi sono un fenomeno molto interessante ed appassionante. Ci insegnano molto sulla paleontologia, intesa come creazione della mente umana, e - in quanto forma patologica - anche sulla psicologia più recondita che sta dietro ogni passione paleontologica. A differenza dei dinosauri, i "fanboys" sono vivi e vegeti, esistono, si muovono, respirano, ruggiscono, combattono tra loro, hanno armi e dimensioni, schiere e fazioni, legioni devote ad una o più divinità di un Pantheon con al vertice la Trinità Orionide. Le dispute tra fanboys sono, infatti, Guerra di Religione in formato soft, con feticci, santi ed eroi, demoni e infedeli.
In una forma di contrappasso dantesco, io parlo di dinomaniaci/fanboys in maniera analoga a come i dinomaniaci/fanboys parlano di Spinosaurus, Tyrannosaurus e (da qualche giorno) Deinocheirus: tanto più essi sono grotteschi, ipertrofici, inattesi e curiosi, tanto più mi interessa analizzarne il comportamento e la fisiologia. I fanboys avevano una gobba o una proboscide? I dinomaniaci dispongono di solamente 7 GB di paleoarte o forse arrivavano a 12 GB? Dalle dimensioni delle argomentazioni cefaliche di qualche fanboy, deduco che non potessero superare i 13 anni mentali; mentre altri ipotizzano che qualcuno arrivasse a 18 anni mentali... ma si tratta probabilmente di stime eccessive, basate su ricostruzioni artistiche prive di dati ripetibili.
Ovviamente, tutto quello che ho appena scritto è una provocazione ironica e scherzosa. Purtroppo, i fanboys/dinomaniaci, per loro natura fanatici, sono incapaci di essere ironici e scherzosi.

Quando, nel 2009, un (ex?) dinomaniaco molto talentuoso nel disegno mi incluse in una grottesca caricatura dei paleontologi, e vidi quell'opera, io risi molto. "Cavolo", pensai, "sono meritevole di essere incluso in caricature con ben più importanti paleontologi, anche solo come versione degenerata e inferiore rispetto a loro!". Poi, ovviamente, ispirato da una tale manifestazione di "affetto e simpatia (nel senso etimologico di "pensare in modo simile") verso di me" e di ciò che questo blog esprime, scrissi un post ironico e caricaturale della stessa caricatura. In seguito, lo stesso autore dell'opera mi scrisse (per altri motivi), e in quella e-mail ci tenne a sottolineare che né lui né altri suoi amici dinomaniaci provassero sentimenti di odio nei miei confronti. Quando lessi la parola "odio" risi ancora più che per la caricatura. L'odio? Addirittura... E da dove salta fuori l'odio? Non avrei mai pensato che qualcuno potesse associare il sentimento dell'odio a queste situazioni. Ragazzi, sono solo dinosauri e qualche post! L'odio è un sentimento da lasciare a fatti ben più seri e tragici. In quel momento mi resi conto di quanto la "dinomania" ed il "fanboy-mode" siano lontani dal mio modo di vedere la paleontologia (ed in generale, l'esistenza umana). Io non ho mai provato "odio" né "disprezzo" per i vari dinomaniaci e fanboys che popolano la rete. Io mi diverto a fare ironia su certe idee, su modi di vedere e di affrontare la paleontologia, mi piace ridere di queste cose, perché alla fine sono solo discorsi su pezzi di roccia. Anzi, come ho scritto qui sopra, considero i fanboys degli esemplari molto interessanti della specie Homo sapiens. Ed anche se la mia visione della paleontologia è diametralmente opposta alla loro, io continuo a considerarli dei fratelli in questa valle di lacrime, e delle creature di Iddio Padre, meritevoli di vivere assieme a noi, al pari dell'Unicorno e dello Yeti.

Suvvia, fanboys, provate a ridere qualche volta, specialmente di voi stessi! 
I dinosauri sono solo pezzi di roccia!
Take it easy!

14 novembre 2013

In difesa della privacy di Deinocheirus

Zofia Kielan-Jaworowska di fianco all'olotipo di D. mirificus da lei scoperto
Uno dei motivi che rendono Deinocheirus un theropode affascinante è l'essere figlio di tre donne. Zofia Kielan-Jaworowska, che scoprì l'olotipo nel 1965 (il 9 luglio, se volete festeggiarne il compleanno!), Halszka Osmólska ed Ewa Roniewicz, che pubblicarono la sua descrizione cinque anni dopo. Dispiace che la Osmólska non sia più tra noi, perché avrebbe sicuramente apprezzato la scoperta dei due nuovi esemplari del "suo" gigante. 
Come scrissi in quel recente post, le poche informazioni disponibili dall'abstract SVP sono sicuramente entusiasmanti, ma restano pur sempre parte di un abstract. Ed un abstract non ha la stessa qualità e autorevolezza di un articolo scientifico revisionato. Fino alla pubblicazione della descrizione tecnica di questi nuovi resti, Deinocheirus rimane basato solo sull'esemplare olotipico. Coloro che hanno avuto la fortuna di assistere la presentazione dei nuovi esemplari al Meeting di Los Angeles hanno visto immagini e ascoltato le parole degli autori della scoperta. Ma ciò resta un ristretto circolo di privilegiati, non certo la comunità scientifica mondiale. Fino alla pubblicazione ufficiale, pertanto, quei due nuovi esemplari sono come nel limbo: sappiamo che esistono ma dobbiamo comportarci come se non esistessero. Lasciamo quindi agli autori delle nuove scoperte tutto il tempo necessario per produrre e pubblicare uno studio su queste nuove ossa. 
Questo significa evitare inutili chiacchiere fondate sul poco che è trapelato finora, significa evitare di argomentare sull'abstract come se fosse una descrizione completa, significa evitare di veicolare speculazioni e mistificazioni. 
Purtroppo, come ho scritto in un recent post, per ogni parola di sensibilità e buon senso scientifico scritta online ci sono decine e decine di parole senza fondamento, di cialtronate e di ciarpame scritte da persone con molti meno scrupoli e sensibilità (o meramente incapaci di fare queste riflessioni).
In sole due settimane dalla pubblicazione dell'abstract sui nuovi resti di Deinocheirus, ed in assenza di qualsiasi immagine relativa ai nuovi resti, la rete ha già prodotto la sua prima schiera di "ricostruzioni" di fantasia, del tutto prive di fondamento, ma che, nel frattempo, vengono menzionate, postate, mostrate in siti e forum, citate e prese a spunto per creare ulteriori fantasie, in un meccanismo auto-perpetuante che di scientifico ha solo la dinamica epidemiologica. E se quelle opere fossero esplicitamente presentate come tali, come "disegni di fantasia", non ci sarebbe nulla di male né di terribile, a parte la seccatura di vedere più scarabocchi che immagini di veri esemplari, ogni volta che si digita un nome di theropode su Google. Purtroppo, in parallelo alla fiera dello scarabocchio, è partita la serie di speculazioni gratuite, prive di qualsiasi fondamento documentato, in merito al "nuovo" aspetto di Deinocheirus. In particolare, di colpo, ora risulterebbe che Deinocheirus "ha una gobba"!

Una gobba? 

Dove sta scritto che Deinocheirus aveva una "gobba"? Non nell'abstract, che non menziona minimamente la presenza di "gobbe". Se non altro, perché "gobba" non è un termine morfologico per descrivere una parte dello scheletro. Pertanto, non esiste alcuna "gobba", e chi dice il contrario è pregato di portare prove di quello che scrive. Eppure, nonostante l'assenza di prove sull'esistenza di questa "gobba", è partita la gara a chi "spieghi" la gobba, con domande quali:
"Cosa se ne faceva Deinocheirus della gobba?"
"Come si è evoluta la gobba di Deinocheirus?". 
La rete è veramente stupefacente: al di sopra delle leggi della fisica, essa crea dal nulla e perpetua fenomeni. Ed ora, pur in assenza di qualunque fondamento, è necessario spiegare "la gobba" di Deinocheirus. Come in una diatriba medievale, una gara a spiegare una cosa che non esiste... Deinocheirus è diventato un ambito teologico! Il sesso degli angeli, troppo scabroso per il XXI secolo, lascia il posto alla taumaturgica gobba di Deinocheirus... E tanto più mancano fonti e documenti, tanto più gli "esperti senza esperienza" e gli illustratori di Pokemon si lanciano in argomenti e scrivono scemenze. E così, mi capita di leggere che Deinocheirus ha "il tibiotarso più corto della fibia [sic]". La fibia? E questa "fibia" dove sta? Attorno alla vita? Tiene su i pantaloni di Deinocheirus? Che diavolo di osso è "la fibia"? Ed anche volendo concedere che gli autori di queste scemenze terminologiche abbiano scritto "fibia" intendendo "fibula" (oppure "tibia"), questi stessi anatomisti all'acqua di rose sono per caso al corrente che la fibula/tibia fa parte del tibiotarso, e che quindi non ha alcun senso dire che "il tibiotarso è più corto" di una sua parte?
Niente, la battaglia per frenare le paleo-minchiate sarà sempre persa in partenza. Essi hanno il numero, l'assenza di ritegno, l'ottusità e la rapidità di esecuzione - tipica degli incompetenti - dalla loro parte. Ma proprio perché essi hanno il numero dalla loro parte, e l'assenza di pudore a favorirne la proliferazione, nessuno mi può criticare se persisto nel controbbattere alla loro marea di grossolanità. Per questo motivo, non smetterò di scrivere questi post di risposta e reazione verso ogni scemenza online che mi capiti di incontrare, e non smetterò di spronare i lettori ad essere attenti e vigili verso la paleontologia cialtronesca e strafalciona che sta prendendo sempre più piede.

PS: forse la fibia è l'osso della gobba... ;-)