31 gennaio 2010

Happy Birthday Theropoda! Ovvero: cosa penso di _Haplocheirus_

Il 31 gennaio di due anni fa, pubblicavo il primo post di Theropoda.blogspot.  
Buon Compleanno, mio amato blog!

Bozza di ricostruzione in vivo di Haplocheirus 
 Potrei cantarmela e suonarmela per tutto il post, parlare del successo di un blog nato come puro spazio autoreferente di un naturalista fissato sui theropodi, e diventato parte (spero) della Rinascita Dinosaurologica Italiana, e di quante occasioni e relazioni importanti mi abbia aperto. Invece, lascio le celebrazioni ai giorni in arrivo, abusando di una mera convenzione matematica, e dedico invece il secondo compleanno di questo blog a ciò per cui esso è (spero) apprezzato: la descrizione, l'analisi e la discussione dei theropodi, da un punto di vista (spero) originale e (spero) rigoroso.

30 gennaio 2010

_Flexomornis_ Tykoski e Fiorillo, 2010

Non so da dove nascano certi rumors segnalati da alcuni lettori, se siano errori di "copiatura" tipici dei siti di "informazione scientifica di serie C" o solo l'opera infantile di soggetti poco rispettosi del lavoro che sta dietro all'istituzione di una nuova specie fossile, ma spero che questo post serva da contrappeso veritiero a strampalate notizie su questo nuovo taxon. Purtroppo, la rete contiene tutto ed il suo contrario, eccellenze e banalità, e diffonde con maggiore velocità falsità iperboliche e accattivanti  rispetto a tranquille verità nondimeno interessanti.
Ad ogni modo, questo post chiarirà cosa sia Flexomornis, senza scomodare bahariasauridi o giganti d'argilla.

29 gennaio 2010

Il Distruttore di Bisti (Carr & Williamson 2010)

Che il futuro della paleontologia dei theropodi sia roseo e ricco di sorprese è confermato da eventi che rompono "serie consolidate". In questi anni abbiamo imparato ad apprezzare località "sottovalutate", come le ricche formazioni cinesi e patagoniche, o novità assolute come il Nord dell'Australia, o l'Europa centrale. Queste nuove aree di ricerca sembravano gridare vendetta nei confronti delle località "classiche" della ricerca paleontologica, come il Nordamerica di Tyrannosaurus e la Mongolia di Velociraptor. Pareva che all'avanzata delle nuove aree di studio si accompagnasse "l'esaurimento" di zone ormai studiate intensamente e quindi "svuotate" dai loro fossili. Ad esempio, ormai il centro delle ricerche sui tyrannosauroidi non era più il Nordamerica, le Montagne Rocciose di Tyrannosaurus, Albertosaurus, Daspletosaurus e Gorgosaurus, ma l'Asia di Raptorex, Xiongguanlong, Alioramus, Dilong e Guanlong. Fortunatamente, non è così: anche le zone "classiche" continuano a riservare sorprese. Basta cercare in aree nuove.

SuperComing Soon: _Haplocheirus_, _Bistahieversor_ & _Flexomornis_!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Buon Natale!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Dato che tutti parlano intensamente della "Mano Semplice", io parlerò prima del "Distruttore di Bisti"...

PS: come commentavo in rete con Lukas Panzarin (che mi ha informato su Flexomornis), il 2010 sembra già annunciarsi come ancora più esaltante del 2009: limitandomi a ciò che so con sicurezza, avremo orde di nuovi dinosauri! 

28 gennaio 2010

Il Blog di James Robins


James Robins è un illustratore molto eclettico, che ha anche una interessante vena paleoartistica. Uno dei miei libri preferiti della prima adolescenza, Dinosaurs di D. Dixon, ha numerose sue illustrazioni, (alcune molto belle, riguardanti l'anatomia interna dei dinosauri) che ho sempre apprezzato per la cura che ha dato nell'anatomia muscolare dei dinosauri, e per lo stile particolare delle ricostruzioni.
Mi fa molto piacere scoprire che James sia un lettore del mio blog!
James mi ha scritto ieri anche per segnalarmi l'avvio del suo blog dedicato alla sua produzione paleoartistica passata e presente.

Consiglio a tutti di segnarlo nelle proprie liste di siti preferiti!

27 gennaio 2010

Il colore del piumaggio nei theropodi: NON ipotizzato, ma determinato!


Quante volte ci siamo domandati quale fosse il colore nei dinosauri. Erano a tinte uniche? Striati? Maculati? I colori erano brillanti o opachi? Scuri o chiari? Verdi o rossi? Il bianco era presente?
I lettori fissi di questo blog sanno che io non amo le speculazioni, le ipotesi o le fantasie, ma solo discutere di ciò che, scientificamente, può essere determinato. Il resto, come ho detto, è ambito della paleoarte (quella seria, non la fantasy), ed io evito di parlarne. Bene, l'immagine che vedete qui sopra, elaborata da una mia tavola del 2007, non è un'opera di fantasia, non è l'estro creativo di un artista. L'immagine che vedete è la probabile ricostruzione del colore del piumaggio di Sinosauropteryx.
Com'è possibile determinare ciò che abbiamo sempre considerato aldilà delle possibilità della scienza paleontologica?

Consiglio da Paleo-Blogger


Shuvuuia by Marco Auditore
Io amo gli alvarezsauridi! L'ho detto più volte. Sono belli ed alieni, non c'è altro da dire.
Suggerisco vivamente a tutti i miei lettori di rileggere i miei post sugli alvarezsauridi.
Motivo? Vi farà apprezzare meglio qualcosa in arrivo.
Cosa? Lo scoprirete presto...

Ecco i post che vi consiglio di rileggere:

26 gennaio 2010

The Return of the 4-(spread)-winged Raptors from B.A.N.D.land


Quello che vedete nell'immagine NON è un microraptorino. E chi vi dice il contrario, ha grosse lacune su quale sia l'anatomia di questi animali...
Oggi parlerò di un pessimo modo di fare scienza, e di un ottimo modo di fare fantasy...

Lungo i margini estremi di due mondi (vita da spinosauride)


Quanto erano distribuiti gli spinosauri? La domanda è molteplice, perché esistono differenti modi di distribuirsi. C'è la distribuzione temporale (la durata cronologica del clade), c'è la distribuzione geografica, ma anche la distribuzione ecologica (la varietà di ambienti nei quali le popolazioni potevano persistere con successo). Ogni singolo fossile può estendere considerevolmente l'ampiezza di queste distribuzioni. In questi giorni, è stata pubblicata la descrizione di un dente di arcosauro dal Santoniano Medio (metà del Cretacico Superiore) della Cina che probabilmente appartiene ad uno spinosauride baryonychino (Hone et al, 2010).

24 gennaio 2010

Il Cranio di _Monolophosaurus_ ed il Destino di Carnosauria


Nella recente intervista a Steve Brusatte ho accennato ad un post in arrivo che lo riguardava. Come ricorderete, la scorsa estate avevo citato la recente ri-descrizione del postcranio  di Monolophosaurus. In questi giorni è stata pubblicata anche la ri-descrizione del cranio (Brusatte et al., 2010).

23 gennaio 2010

Benvenuto, Theropod Database Blog!

Molti potranno pensare che io sia l'ultima persona a gioire di questo evento, dato che, effettivamente, esso ha tutte le potenzialità per erodere una parte dei miei lettori fedeli. Inoltre, esso ha il non piccolo vantaggio di essere in inglese, la lingua madre del web nell'emisfero occidentale. Tuttavia, sono felice di annunciare l'arrivo del Secondo Blog sui Theropodi, The Theropod Database Blog di Mickey Mortimer. Il blog si configura come l'estensione del suo grande progetto omonimo, il Theropod Database, fonte inesauribile di informazioni sui theropodi.
Ringrazio Mickey per aver citato *cough* Theropoda *cough* e faccio tutti gli auguri per lo sviluppo di quello che considero, a tutti gli effetti, il sister-blog di Theropoda.

22 gennaio 2010

Il cranio di _Condorraptor_ ?


Prossimamente, parlerò del cranio di theropode del Giurassico Medio più completo esistente. Oggi parlo di un esemplare molto più frammentario, ma comunque interessante.
Rauhut (2007) descrive i resti cranici frammentari dal Giurassico Medio dell'Argentina. L'esemplare proviene dalla Formazione Canadon Asfalto, ricca di sauropodi, e che attualmente ha restituito solo due theropodi, i megalosauroidi Piatnitzkysaurus e Condorraptor.

21 gennaio 2010

L'osteologia di _Falcarius_ (Zanno 2010)

Finalmente, è stata pubblicata l'osteologia completa di Falcarius (Zanno, 2010).
Disponevo già di buona parte delle informazioni relative a questo studio da qualche mese, grazie a Lindsay Zanno che molto cortesemente mi inviò la sua tesi di dottorato, da cui è tratto l'articolo pubblicato in questi giorni.

L. Zanno ed una ricostruzione in scala di Falcarius
Falcarius è un theropode molto interessante, almeno per chi, come me, si occupa di ricostruire la filogenesi di Theropoda: esso infatti ha una morfologia molto plesiomorfica, che combina alcune evidenti apomorfie dei therizinosauri (in particolare nell'apparato boccale, arto anteriore e ileo), con caratteri maniraptoriformi nello scheletro assiale e negli arti. Essendo prossimo alla base di Therizinosauria, non ha ancora perso i numerosi tratti "tipicamente theropodi" nel piede, nel bacino e nella coda, perdita che invece caratterizza i therizinosauroidi più derivati. Inoltre, Falcarius, così come altri maniraptoriformi basali, suggerisce che l'origine (ed il successo) di questo clade sia legato all'occupazione (metaforica) di un nuovo ecospazio, prima quasi del tutto inesplorato dai theropodi, ovvero, quello di onnivori ed erbivori, con crani relativamente corti e leggeri, e ridotta dentatura. Questa nuova "macro-nicchia" ebbe come conseguenza l'alleggerimento della muscolatura mandibolare della parte posteriore del cranio, e pertanto, la possibilità di espandere il neurocranio, e con esso il cervello. Se oggi gli uccelli sono tra gli animali più "intelligenti" (come ho mostrato qui), ciò è legato indirettamente alle trasformazioni anatomiche avvenute nei maniraptoriformi onnivori come Falcarius.
Ringrazio il sempre solerte Lukas Panzarin per avermi segnalato la pubblicazione di Zanno (2010).

Bibliografia:

20 gennaio 2010

Intervista a Steve Brusatte


Alcuni lettori avevano chiesto se avessi qualche intervista in arrivo.  Credo che quella di oggi  risulterà di grande interesse.
Steve Brusatte è un giovane paleontologo dei vertebrati, che ha già all'attivo interessanti ricerche sui theropodi, in particolare allosauroidi, e che ha collaborato con ricercatori del calibro di Sereno (a Chicago), Benton (a Bristol) e Norell (a New York).
Sebbene Steve abbia svolto ricerche anche in altri ambiti, ho focalizzato le mie domande, ovviamente, sui suoi studi riguardanti i theropodi.
(Avvertenza per i lettori non-italiani: l'intervista è in inglese, quindi consiglio di NON utilizzare Google Translate)

19 gennaio 2010

Non di solo Theropoda vive l'uomo - Seconda Parte

Questa settimana si annuncia ricca di novità theropodologiche, e non mancherò di parlarne nel dettaglio. Ho anche in programma un'interessante intervista. Restate quindi sintonizzati su Theropoda!
Oggi, tuttavia, mi sono occupato di paleontologia MA non di theropodi.
Ricordate il post sull'esemplare di metriorhynchidae esposto a Bologna e che sto studiano assieme a Federico Fanti? Come avevo accennato alla fine del post, l'esemplare bolognese non include la totalità dell'individuo originario di metriorinco: parte dello stesso animale è esposta a Ferrara. Oggi, assieme a Federico, e con la supervisione documentaristica di Andrea Pirondini, sono stato a Ferrara per visionare il "sito B" dell'animale, noto informalmente come "il coccodrillo di Portomaggiore". Per i dettagli del fossile e delle sue implicazioni paleontologiche, vi rimando al futuro, quando avremo terminato lo studio, e pubblicato i nostri risultati. (Nella foto, stiamo tracciando i contorni delle ossa esposte in una delle lastre).
Ho anche potuto ammirare brevemente Ferrara, città molto elegante, che invito tutti a visitare almeno una volta.

Un saluto a Federico Fanti e Andrea Pirondini, rimandando tutti alla Terza Parte di questa escursione nel mondo dei coccodrilli marini giurassici...

18 gennaio 2010

Post semi-serio: quale animale è "costruito meglio": _Homo sapiens_ o _Tyrannosaurus rex_?


Jurassic Park (1993) 

Il senso di questo post sta tutto nella conclusione, quindi, non giungete a conclusioni affrettate.
Per una volta, voglio cimentarmi a capofitto in un classico tema da "forum paleo-bimbominkiesco", proponendo un confronto semi-serio tra la specie di synapside e quella di diapside più sopravvalutate, mitizzate e amate della storia del cinema: Homo sapiens (nella foto, in primo piano) e Tyrannosaurus rex (nella foto, sullo sfondo). Il confronto sarà il più rigoroso possibile dal punto di vista scientifico, ovvero, confronterò le due specie su parametri naturali condivisi da entrambi (ovvero, non dirò che Tyrannosaurus è migliore nello smembrare una carcassa a morsi e Homo a calcolare logaritmi, perché è ovvio che il primo è più evoluto dell'altro nella potenza masticatoria ed il secondo è più evoluto dell'altro nelle capacità mentali).
I criteri che ho scelto sono i seguenti:

17 gennaio 2010

CSI - Wucaiwan: Chi uccise _Limusaurus_, _Guanlong_ (e non solo)?


La Natura è meravigliosa e terribile. La sua bellezza è pari solamente alla spietata cecità dei suoi elementi. L'uomo, unico essere capace di riflettere sulla Natura, è l'unico capace di provare la terribile fusione di meraviglia e terrore di fronte alla spietata bellezza che ha regnato incontrastata ed inconsapevole per miliardi di anni. Il Mesozoico, massima punta della bellezza sulla Terra, fu anche l'apice della spietatezza. Gli eventi che racconto oggi sono probabilmente uno degli esempi più stupefacenti di questa verità.

Disparità dromaeosauridae


In questo fotomontaggio di differenti mie tavole, è mostrato un campionario della disparità anatomica e dimensionale di Dromaeosauridae. Dall'alto verso il basso, l'Unenlagiinae gigante Austroraptor, il Microraptoria Microraptor e l'Eudromaeosauria Velociraptor.

16 gennaio 2010

Chiudi gli occhi e pensa a Velociraptor...

Velociraptor è un dromaeosauridae del Cretacico Superiore della Mongolia.
Tutti lo sanno, e sarebbe inutile dedicare un post a questo theropode per dire qualcosa che chiunque può ricavare da decine di siti in rete. Oppure no?
Da quasi 20 anni, questo theropode asiatico è diventato, purtroppo, un'icona pop. Dico "purtroppo" perché, come ho scritto in numerosi post, "Velociraptor" è probabilmente il theropode fossile peggio noto (persino peggio di Tyrannosaurus). "Peggio noto" significa che ha il peggiore bilancio tra ciò che è noto realmente (scientificamente) e quello che, invece, moltissimi credono di sapere su questo theropode. Tutti hanno visto una ricostruzione di Velociraptor, o almeno qualcosa che è dichiarata tale, spesso a sproposito. Di conseguenza, tutti quasi sicuramente hanno in mente un'immagine di questo theropode. Non credo che la stessa cosa accada per la maggioranza dei theropodi. Dubito che la totalità dei miei lettori abbia in mente un'immagine di Tugulusaurus, Nedcolbertia o Berberosaurus. Sicuramente, non con il dettaglio con cui immaginano Velociraptor.
La dimostrazione della mia ultima frase è data dal piccolo test che vi propongo. Se siete lettori di questo blog, penso che vi fiderete della mia onestà scientifica, ovvero, del fatto che io mi impegno sempre a fornire ai miei lettori una ricostruzione fedele dal punto di vista scientifico, fondata sulle conoscenze note e sul sistema di concetti consolidati dalla comunità scientifica (ovvero, coerentemente alla attuale teoria paleontologica).
Bene. Chiudete gli occhi ed immaginatevi un esemplare di Velociraptor in vita. Immaginatelo mentre corre, rivolto verso destra. Concentratevi sulla vostra immagine. Essa, presumo, sarà fondata sulle conoscenze che avete di questo theropode. Ora, confrontatela con l'immagine qui sotto, che è la ricostruzione che vi propongo per Velociraptor, basata su tutti i dati a nostra disposizione.

15 gennaio 2010

The Croc World - Hypoxic Park II


Triassic pseudosuchians by L. Panzarin 2009 - based on the Zone Ichno-site (Petti et al., 2009)

Recentemente, ho discusso del possibile legame tra evoluzione del sistema respiratorio degli uccelli (e dei saurischi) e periodi geologici caratterizzati da ipossia (bassa concentrazione di ossigeno atmosferico).
Per un bizzarro caso di serendipità, proprio oggi, a pochi giorni di distanza da quel post, esce uno studio che aggiunge nuovi dati alla questione sull'evoluzione del sistema respiratorio nei dinosauri, le cui conclusioni sembrano proprio estendere il tema di quel post di alcuni giorni fa.

13 gennaio 2010

_Shaochilong_: la monografia completa


Ricordate Shaochilong, il carcharodontosauridae cinese (ex "Alashansaurus", ex Chilantaisaurus maortuensis)? Finalmente è uscita la monografia completa e dettagliata che descrive questo interessante theropode dell'inizio del Cretacico Superiore. In particolare, è descritta nel dettaglio l'anatomia neurocranica, tra le meglio preservate tra i tetanuri basali noti finora.
La tavola, di Brett Booth, mostra la riscostruzione del cranio. Da notare le proporzioni relativamente accorciate per questo esemplare, rispetto agli altri allosauroidi.
Ringrazio Steve Brusatte per avermi inviato una copia del suo nuovo articolo.
Bibliografia:
Brusatte S.L., Chure D.J., Benson R.B.J., Xu X., 2010 - The osteology of Shaochilong maortuensis, a carcharodontosaurid (Dinosauria: Theropoda) from the Late Cretaceous of Asia. Zootaxa 2334: 1-46.

12 gennaio 2010

Spinosaurinae a pesca


Questa tavola, che ho realizzato questa mattina (e difatti mostra tutti i limiti di un'opera fatta in fretta, in preda all'ispirazione) rappresenta un possibile modo di pesca di uno spinosaurino. La ricostruzione, basata su alcune conversazioni con Simone "Spinosaurus" Maganuco, mostra l'animale parzialmente immerso in uno specchio d'acqua bassa. Il rostro è parzialmente immerso, con la bocca aperta, pronta a serrarsi sull'eventuale preda. Gli arti anteriori retratti e pronti a scattare in avanti per trafiggere il pesce serrato tra le mascelle. L'ipotesi è che l'animale pescasse in acque torbide, ricche di grandi pesci sarcopterigi relativamente lenti, mantenendosi immobile in attesa che la preda passasse tra le fauci.
Noterete che il rivestimento tegumentario è protopiumato, come plausibile dopo la scoperta di ornithischi basali protopiumati (Tianyulong).

11 gennaio 2010

Fishing Theropods: More than just Spinosaurids


Hypoxic Park

Immaginate una situazione catastrofica, un'apocalisse come tante proposte da ciarlatani lettori di calendari Maya o astuti sceneggiatori di Hollywood. Un cataclisma che consumi un'enorme quantità di ossigeno atmosferico, al punto che la sua concentrazione al livello del mare passi dall'attuale 21% scendendo al 15%. Tale rarefazione dell'ossigeno è quella che oggi si vive a circa 4000 metri di quota. Cosa accadrebbe? Come ha sperimentato ogni maldestro alpinista, il deficit di ossigeno (detto "ipossia") è molto pericoloso, in particolare per il cervello. Senza una adeguata ossigenazione, il cervello può subire danni permanenti o la morte. Difatti, la biodiversità animale cala drasticamente in alta quota. I grandi animali d'alta quota sono molto rari, e spesso hanno stili di vita meno attivi ed intensi dei loro parenti di bassa quota. Eppure, non tutti gli animali risentono allo stesso modo della carenza di ossigeno. In effetti, se una simile catastrofe si abbattesse oggi sulla Terra, riducendo la quantità di ossigeno atmosferico, gli effetti sarebbero molto differenti a seconda del gruppo animale considerato. Chi non sopravviverebbe in questo mondo con scarso ossigeno? Chi, invece, potrebbe trarne grandi vantaggi, al punto da diventare la forma di vita dominante? Queste domande sono meno speculative di quanto sembri, dato che abbiamo prove che, effettivamente, qualcosa del genere accadde in passato.
Benvenuti all'Hypoxic Park.

10 gennaio 2010

_Rugops_ reloaded

In molte linee di theropodi ed ornithischi si evolvono elaborate ornamentazioni craniche. Questi attributi sono spesso la base delle diagnosi delle differenti specie di ceratopsidi, hadrosauridi e neotheropodi. In generale, queste strutture sono il risultato di complesse e drammatiche trasformazioni che avvengono nel passaggio dallo stadio subadulto a quello adulto. Conseguenza di questa ontogenesi drammatica e tardiva, i giovani ed i subadulti di queste specie non somigliano agli adulti, me tendono a conservare una morfologia tipica dei loro antenati privi di queste strutture. Questo fatto ha profonde conseguenze tassonomiche: spesso, un esemplare giovanile non è automaticamente riconosciuto come membro effettivo della sua specie, ma può essere attribuito a presunte specie distinte, poste filogeneticamente più basali. Sebbene questi episodi di errate attribuzioni siano più frequenti negli ornithischi (con nuove specie di ceratopsi, hadrosauridi e pachycephalosauri fondate su esemplari giovanili di specie già note, vedi i casi Procheneosaurus e Dracorex), sono avvenute anche tra i theropodi. Il caso più noto è Nanotyrannus.
Un caso simile, anche se meno complesso di quello di Nanotyrannus, coinvolge Rugops (Sereno et al., 2004) un abelisauridae dal Cenomaniano del Niger.

09 gennaio 2010

Therizinosauridi in Europa?



Quanti di voi hanno mai visto la rappresentazione alla massima scala possibile dell'Universo visibile? Nonostante il Principo Cosmologico affermi che esso è omogeneo ed isotropo alla grande scala (ovvero, che nessun punto di osservazione è privilegiato e che l'Universo deve apparire pressoche uguale da quasiasi punto di osservazione), la nostra posizione particolare alla periferia di una Galassia impedisce di vedere direttamente un'ampia porzione del Cosmo, proprio a causa dell'ingombrante presenza della nostra Galassia, che copre buona parte dello spazio visibile. Tutte le Scienze Naturali hanno questi limiti osservativi. In Astronomia, un modo per superare in parte queste schermature è cambiando tipo di osservazione. Dove non captiamo la luce visibile, sondiamo l'infrarosso, o i Raggi Gamma, o i Raggi X.

08 gennaio 2010

Kem Kem Wars - Episode III: Revenge of Bahariasauridae

Tanto tempo fa, in un Supercontinente lontano...
Ammettiamo che l'argomentazione del post precedente sia valida, ovvero, che Deltadromeus sia un sinonimo di Bahariasaurus. Come ho spiegato, non ci sono motivi validi per ritendere che esistessero due distinti ceratosauri basali giganti di taglia simile nel Cenomaniano del Nordafrica. Fino a quando non avremo prove valide per separare due generi, la cautela e la parsimonia ci indicono a considerare tutti i resti come appartenenti ad un solo taxon, che per le regole di nomenclatura deve essere chiamato Bahariasaurus. Ciò ha interessanti implicazioni filogenetiche. Innanzitutto, ora Bahariasaurus è molto più completo di quanto ammesso precedentemente, dato che può essere codificato anche utilizzando il materiale precedentemente chiamato "Deltadromeus".

06 gennaio 2010

Misteriosi Giganti del Sahara - Sesta Puntata: Dove corri, _Deltadromeus_?


Gabrielle Lyon ed  alcuni resti di Deltadromeus
From http://www.paulsereno.org
Che cos'è Deltadromeus?
Un celurosauro gigante basale, un ornithomimosauro primitivo (come Deinocheirus), un noasauro gigante, un ceratosauro di posizione incerta? Quanto era grande? Ma, sopratutto, è mai esistito "realmente" un taxon "Deltadromeus"? Questo post cercherà di risolvere questi enigmi, e di chiarire alcune informazioni su queste theropode relativamente recente (istituito 14 anni fa) eppure così frainteso e controverso.

05 gennaio 2010

Test su Arctometatarsalia vers. 1.0 (Holtz, 1994)


I miei lettori più fedeli ricordano la settimana arctometatarsale, nella quale ho discusso in più puntate il significato anatomico, biomeccanico, filogenetico ed evolutivo dell'arctometatarso. Il termine arctometatarso fu anche elevato a nome di clade, Arctometatarsalia. Holtz (1994) definì Arctometatarsalia in termini apomorfico-filogenetici, come il clade comprendente il primo theropode con piede arctometatarsale e tutti i suoi discendenti. Tale definizione presuppone una sola origine dell'arctometatarso, evento che, attualmente, si ritiene invece sia avvenuto più volte indipendentemente nella storia dei coelurosauri. Pertanto, tale definizione non è soddisfacente, a meno di non voler definire il clade come polifiletico. Aldilà della definizione del nome, quanto è filogeneticamente plausibile un clade come quello ipotizzato da Holtz (1994)?

03 gennaio 2010

_Bayos... ehm, volevo dire: MCF-PVPH-237 (Coria et al. 2006)


Tutti amano i crani di theropode. Sono belli, accattivanti, grotteschi e suggestivi. Sono relativamente facili da interpretare, quasi (purtroppo) intuitivi. Pochi si appassionano alle vertebre, o ad ossa del bacino. Meglio i crani, o, se proprio bisogna accontentarsi, qualche arto. Una zampa artigliata è una piacevole alternativa ad un cranio dentato. Anche io amo queste parti dello scheletro theropode, per il semplice motivo che amo tutte le parti dello scheletro theropode. In particolare, adoro la Cenerentola dello scheletro, la poco blasonata e spesso dimenticata spina dorsale dell'intero sistema, la colonna vertebrale. Sebbene la maggioranza dei profani ed appassionati possa pensare che le vertebre dei theropodi siano tutte pressapoco uguali, a parte vistose eccezioni come Spinosaurus, in realtà, la morfologia vertebrale theropode è molto complessa e variegata. In Megamatrice, più di 200 caratteri sono relativi alle vertebre: il 17% dell'intera matrice. Se considerate che in altri gruppi, le vertebre occupano meno del 5% della lista dei caratteri (a tutto vantaggio del cranio), capirete che esse sono relativamente significative nei theropodi. Ciò è particolarmente vero per gli abelisauroidi. Perché questa introduzione? Oggi parlo del caso di un theropode relativamente completo (per gli standard paleontologici), sicuramente diagnostico, ma che, per qualche strano motivo, ha "quasi" ricevuto un nome per poi vederselo negare.

02 gennaio 2010

Test su "Predatory Dinosaurs of the World" (Paul, 1988)

Nessun libro ha segnato la storia della theropodologia quanto Predatory Dinosaurs of The World, di G.S. Paul (1988). Esso ha inciso profondamente nell'attuale iconografia dei theropodi, ed è stato divulgatore di numerose interpretazioni ormai consolidate, come la presenza e distribuzione del piumaggio, la presenza e distribuzione dei sacchi aerei, la generale biologia "aviaria" dell'intero clade Theropoda. In un aspetto, tuttavia, l'opera di Paul è stata profondamente smentita dalle successive scoperte: la filogenesi dei theropodi. Paul nel suo libro propone un cladogramma dei theropodi ed una tassonomia che, attualmente, è quasi del tutto smentita dalle evidenze.

Kem Kem Wars - Episode II: Attack of the Roof Bones

Tanto tempo fa, in un Supercontinente lontano... Continua la serie dedicata ad esemplari frammentari dal Nordafrica che potrebbero essere attribuiti a Kemkemia. In base a quale criterio possiamo attribuire un esemplare frammentario ad un taxon? Il criterio principale è la presenza nell'esemplare di caratteri diagnostici della specie in questione. Nel precedente post, ho mostrato un esemplare che, per quanto frammentario, mostra alcuni caratteri di Kemkemia. Tuttavia, data la frammentarietà dello stesso Kemkemia, questa procedura è limitata solamente a vertebre caudali (o, al massimo a vertebre). Questo significa che non possiamo, per ora, attribuire resti di altre parti del corpo a Kemkemia?

01 gennaio 2010

Kem Kem Wars - Episode I: The Caudal Menace

Tanto tempo fa, in un Supercontinente lontano...
In questi giorni sono impegnato nella preparazione di uno studio su alcuni fossili nordafricani. Per ora, non posso accennare nulla di più. Abbiate pazienza. Tuttavia, approfitto di questa situazione per parlare di altri esemplari provenienti dal Nordafrica, già descritti in letteratura, i quali potrebbero (attenti al condizionale) essere attribuiti a Kemkemia o a taxa molto simili. Questa serie di 6 episodi parlerà dei possibili fossili già noti in letteratura e che, a mio avviso, potrebbero appartenere a Kemkemia. Alcune attribuzioni sono più robuste di altre, lo ammetto, e non pretendo di convincervi tutti: è il destino dei Lost Taxa più frammentari di sollevare più enigmi di quanti ne risolvano.