31 dicembre 2009

Kemkemia: Il primo dinosauro che è anche un luogo dove accamparsi!


Non è uno scherzo, e non è uno dei miei soliti fotomontaggi: se cercate "Kemkemia" su Google Immagini, ecco cosa può comparire: un bivacco nel deserto del Sahara! 


10 theropodi per un decennio

Oggi si chiude il decennio 2000-2009. Come abitudine, forzata e arbitraria, è tempo di bilanci, classifiche, rievocazione di eventi. Non volendo essere da meno con quanti in questi giorni si sono arrovellati nella scrittura di classifiche e pagelle, ho deciso di stilare la lista dei 10 theropodi mesozoici che, a mio avviso, sono i più rappresentativi del decennio, uno per ogni anno. Sicuramente, ognuno dei miei lettori avrebbe scritto una classifica differente o basata su criteri alternativi. Ho deciso di scegliere un theropode per ogni anno di pubblicazione ufficiale. Ciò, in parte, anche per evitare di farmi influenzare dalle "star" del momento, e per dare giustizia anche a taxa risultati, ai tempi, significativi anche dal punto di vista storico.
Ecco i magnifici 10:

30 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Settimo: Che anno!


Il 2009 che si chiude domani sarà ricordato come l'anno più prolifico nella storia della paleontologia italiana dei dinosauri! Mai, prima di quest'ultimo anno, in Italia sono avvenuti così tanti incontri paleontologici incentrati sui dinosauri, si è intessuta una rete di legami e contatti, sono stati pubblicati  così tanti studi. Nonostante il contributo italiano alla paleontologia dei dinosauri sia ancora molto ridotto, se confrontato con le omologhe produzioni straniere, il 2009 ha segnato sicuramente una tappa di un cammino che, speriamo, consolidi l'affermazione di questa disciplina anche nel nostro paese. Sono felice di essere, nel mio piccolo, parte di questa rinascita, e spero che anche questo blog abbia contribuito.

29 dicembre 2009

Un mascellare dal Cretacico Superiore francese (Aggiornamento): abelisauro o carcharodontosauro?

In coda al post di ieri, uno dei miei lettori fissi mi ha inviato un link ad un sito francese, nel quale è mostrato un mascellare di theropode dal Cretacico Superiore della Francia. Questo esemplare è stato descritto da Buffetaut et al. (1988) e citato brevemente in alcune pubblicazioni. Più volte ho visto questo esemplare battezzato come "abelisauride", e mi dispiace che esso sia spesso battezzato "Tarascosaurus". Esso non può essere Tarascosaurus per due ragioni:


28 dicembre 2009

_Tarascosaurus_ Le Loueff & Buffetaut (1991)... un abelisauridae?


Tarascosaurus Le Loeuff & Buffetaut (1991) è basato su un femore frammentario ed alcune vertebre dorsali intermedie di un theropode di taglia media (lunghezza stimata in circa 4 metri) dal Cretacico Superiore della Francia.
La morfologia dei resti è chiaramente abelisauroide: dorsali con marcata pneumatizzazione dell'arco, ampie diapofisi;  femore con trocantere craniale basso, testa inclinata craniomedialmente e sezione trasversale della metà prossimale subtriangolare con apice rivolto cranialmente.
Sebbene venga citato come  "l'unico abelisauriDAE europeo", attualmente non è mai stata pubblicata un'analisi filogenetica che valuti questa ipotesi in modo quantitativo. Inoltre, sulla base della descrizione originaria, esso pare presentare una possibile apomorfia noasauridae, ovvero, la sezione traversale del femore di forma subtriangolare. Immesso in Megamatrice, l'analisi preliminare avvalora questa interpretazione, collocando Tarascosaurus in Noasauridae. Indipendentemente dalla precisa collocazione di questo theropode all'interno degli abelisauroidei, esso non è comunque l'unico rappresentante europeo del taxon, dato che almeno un altro, Genusaurus, è noto dal Cretacico Inferiore francese.

Bibliografia:
Le Loeuff J. and Buffetaut E. 1991. Tarascosaurus salluvicus nov. gen., nov. sp.,dinosaure théropode du Crétacé supérieur du Sud de la France - Geobios, 24(5): 585-594.

27 dicembre 2009

Lo Strano Caso di _Richardoestesia_ Currie et al (1990)

Nel 1924, Gilmore descrisse i resti frammentari di un nuovo theropode dalla morfologia gracile dal Cretacico Superiore del Canada, e lo battezzò Chirostenotes pergracilis. I resti comprendevano una mano in buono stato di conservazione e altri resti frammentari, tra cui due rami dentali, allungati e gracili, aventi almeno 18 alveoli. Lo stesso Gilmore, tuttavia, attribuì tale associazione dentale-mano con cautela, sottolineando che i due reperti non erano stati rinvenuti nello stesso sito, né nello stesso momento (anzi, il dentale fu rinvenuto tre anni dopo). Attualmente, la mano di Chirostenotes è attribuita ad un oviraptorosauro (legittimo proprietario del nome Chirostenotes), gruppo caratterizzato da dentali molto corti e, sopratutto, privi di denti. Pertanto, è probabile che i dentali descritti da Gilmore non siano riferibili a Chirostenotes.

Seguendo questa osservazione, Currie et al. (1990) decisero di erigere per quei resti mandibolari un nuovo genere, Richardoestesia.
Cos'è, quindi, Richardoestesia?

25 dicembre 2009

Indovina Chi... 44



Dato che a Natale siamo tutti più buoni, non mi accontento di un nome, ma voglio anche una giustificazione  della risposta basata sull'immagine.

24 dicembre 2009

Sono stato preveggente per il 2009?

Non so se ricordate, all'inizio dell'anno che sta per chiudersi, scrissi un post quasi totalmente di fantasia, nel quale facevo delle previsioni sulle scoperte theropodologiche del 2009. Andiamo a rivedere se quanto sono stato profetico.

23 dicembre 2009

Buon Saturnalia a tutti!

Saturnalia è il nome della festività latina da cui trae origine il Natale cristiano (perlomeno, come data dell'anno): è quindi, tecnicamente, il sinonimo senior di Natale. Saturnalia è anche il nome di un sauropodomorfo molto basale, prossimo alla base di Eusaurischia, che è l'origine (quindi la natalità) di Theropoda. 

_Sinornithosaurus_ velenoso? Allora anche _Spinosaurus_, _Troodon_ e _Orkoraptor_...


Secondo Gong et al. (2009), i microraptori attaccavano prede piumate con un rapido morso velenifero (Artwork -Cau2003)


Ipotesi straordinarie richiedono prove straordinarie. Se un biologo dichiarasse di aver scoperto un mammifero munito di quattro differenti pigmenti fotosensibili nella retina, come accade in rettili e uccelli, al posto dei due pigmenti tipici della maggioranza dei mammiferi (noi scimmie ne abbiamo tre, perchè abbiamo evoluto un  terzo nuovo pigmento da uno dei due presenti in tutti i mammiferi), non mi stupirei se la comunità scientifica si dichiarasse scettica verso questa dichiarazione. Ciò è motivato dal fatto che l'evoluzione, per quanto creativa e bizzarra, tende comunque a non travalicare i vincoli dei complessi sistemi su cui lavora. Un mammifero che vede i colori come un uccello non è impossibile, ma altamente improbabile. Analogamente, un theropode che producesse del veleno in maniera analoga ad una lepidosauro (serpente o lucertola) non è impossibile, ma perlomeno, merita di essere dimostrato con una buona mole di dati. Come avrete capito dall'introduzione, sono alquanto scettico sull'eventualità di theropodi velenosi, come ho già discusso in passato.

22 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Sesto: La paleoArte di Troco


Quelli della "mia" generazione, che sono stati bambini tra la fine degli anni '70 e gli '80, e che sono diventati amanti del Tempo Profondo molto prima di Jurassic Park, Internet, Walking with Dinosaurs, e tutto il grande carrozzone immaginifico della grafica computerizzata, hanno nel cuore un Grande paleoartista, il più grande del XX secolo, almeno per noi europei, Zdenek Burian. Nonostante molte delle sue ricostruzioni anatomiche (sopratutto per i dinosauri) siano scientificamente obsolete e superate, le sue opere restano dei capolavori immaginifici, delle stupende tavole paesaggistiche, grotteschi scenari di Mondi Perduti. Il suo stile è inconfondibile. Io stesso ricordo di essere rimasto folgorato all'età di 7 anni davanti ad alcune sue tavole. In particolare, credo di aver deciso di diventare "paleontologo" davanti ad una tavola illustrante un paesaggio acquitrinoso del Siluriano, privo di animali, abbondante di assurde piante senza foglie che emergevano dall'acqua. Quello era il Paleozoico, ed è ancora tale nella mia anima più profonda.

Coming Soon: Theropodi velenosi?

Sto raccogliendo un po' di informazioni, quindi, non aspettatevi discorsi basati su sputi cinematografici o rumors della rete...

21 dicembre 2009

Walking with Therizinosaurs


Ricostruzione ipotetica di un therizinosauride in postura plantigrada. In base alla struttura della caviglia di questi dinosauri, tuttavia, è improbabile che il piede assumesse una tale postura.
Essere parte della comunità paleontologica mondiale è un grande privilegio. Significa connessione, condivisione, ma, sopratutto, compensazione. Nessuno può aspirare a conoscere tutto e con egual profondità; nondimeno, il sistema di conoscenza collettiva e condivisa quale è oggi la Rete compensa egregiamente i limiti individuali. Oggi vi parlo di un esempio di questa piacevole e sinergica inteconnessione di menti e conoscenza.

20 dicembre 2009

Le più antiche orme di tipo deinonychosauro


I fossili sono abbondanti, oppure rari? La domanda è relativa al tipo di fossile che si studia. Foraminiferi, molluschi e denti di squalo sono relativamente abbondanti, a patto che si scavi negli strati giusti. I fossili di theropode sono rari, anche negli strati giusti. Credere che il record fossile noto sia una buona rappresentazione della diffusione spazio-temporale dei theropodi mesozoici è un'illusione. Ciò, paradossalmente, è una fortuna per noi che vogliamo ancora scoprire qualcosa di nuovo, ed una lezione per chi pensi di leggere i fossili troppo alla lettera.

18 dicembre 2009

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - Nona Puntata: La Tana di _Allosaurus_ e la scuola di caccia per giovani allosauri


Allosaurus fragilis, IL theropode, per definizione
Se il sito di Mapusaurus non vi ha convinto, e siete ancora dell'idea che tra i theropodi mesozoici ci fossero gli equivalenti dinosauriani di socialità come nei lupi e leoni, allora andremo direttamente a parlare con il theropode mesozoico meglio conosciuto, più completo e studiato. In effetti, se vi dicessi che in uno stesso sito sono stati trovati i resti di almeno 46 Allosaurus, non fatichereste a vedere in questo una chiara prova di socialità. Peccato che non ci siano solo Allosaurus...

Non dobbiamo rassegnarci alla pessima divulgazione! Ecco una prova

Si può conciliare divulgazione scientifica eccellente, rigorosa con intrattenimento intelligente e di qualità? Dobbiamo rassegnarci all'idea che qualsiasi produzione televisiva che parli di paleontologia (ed in particolare, dinosauri) sia necessariamente vincolata alla spettacolarizzazione forzata, alla mitizzazione grossolana, alla creazione di mostri hollywoodiani, alla perpetuazione di false concezioni accattivanti? Io penso che si possa rispondere affermativamente alla prima domanda e negativamente alla seconda. Come sempre, in linea col mio modo di ragionare e argomentare, ho portato delle evidenze, delle prove. Prove di altissimo valore: Sir David Attenborough, il più grande documentarista vivente.
Le immagini sono tratte da una sua serie della BBC, di 15-20 anni fa circa, avente a tema i fossili e la paleontologia. I due spezzoni in questione sono tratti dalla puntata dedicata ai dinosauri. Nel primo, John Horner mostra le uova fossili dal suo laboratorio nel Montana. Non so voi, ma per me questo dialogo tra il grande documentarista inglese ed il famoso paleontologo americano vale più di mille battaglie digitali tra raptor squamati e tyrannosauri palestrati.
Nonostante l'assenza di computer grafica e di scene "spettacolari", considero quella serie la migliore produzione documentaristica paleontologica mai realizzata. Interessante, accattivante, essa ci porta nei siti di scavo, nei musei, ci fa ascoltare i paleontologi e vedere il loro lavoro, è illustrata da paleoartisti di valore. Un esempio per il futuro, ed una validissima alternativa alla penose produzioni in stile "Jurassic Fight Club" o "Clash of the Dinosaurs".


17 dicembre 2009

Pessima divulgazione? No, disonesta e disgustosamente demagogica! Ovvero (TR)ash of the Dinosaurs



Credete che abbia esagerato con le mie ricorrenti invettive contro la pessima divulgazione paleontologica, la paleoarte degenerata in fantasy, i dinosauri ridotti a mostri da combattimento? La realtà ha superato le mie più pessimistiche previsioni.

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - APPENDICE TEORICA

Su Ultrazionale ho discusso di un tema che probabilmente è una della fondamenta di molti dei Miti discussi in questa sezione di Theropoda. Buona lettura!

15 dicembre 2009

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - Ottava Puntata: il branco di _Mapusaurus_

La paleontologia è una emanazione collettiva di migliaia di ricercatori. Come tale, acquista una sua oggettività, fondata sulla letteratura paleontologica. Tuttavia, la mente del paleontologo, di ogni paleontologo, è pur sempre la mente di un uomo, con le sue speranze ed aspettative soggettive. Per molti appassionati, la paleontologia è vista come una torcia che illumina le profondità del Tempo Profondo, rivelando un oscuro passato andato perduto. Per me, la paleontologia è prima di tutto un setaccio, che separa il mito dalla conoscenza, che deve mostrare ciò che può essere conosciuto da ciò che non può.
Un mito paleontologico è spesso un'affermazione apparentemente ovvia, spesso plausibile, ma che non ha alcuna possibilità di essere testata nei fossili. Un mito paleontologico nasce da un dato reale, ma si trasfigura in un'interpretazione apparentemente corretta, la quale, in realtà, è puramente speculativa, spesso forzatamente totalitaria nel suo modo di monopolizzare la mente dei ricercatori e degli appassionati. Inoltre, un mito paleontologico richiama a sé un'intera schiera di concetti accessori, quasi un paradigma mitologico, che abusa delle evidenze per affermare qualcosa che, nelle evidenze, non è per niente evidente. Detto questo, passiamo al mito di oggi, il fantomatico branco di Mapusaurus.

_Tethyshadros_ by Davide Bonadonna

In questi giorni scriverò alcuni post polemici nei confronti di una visione grossolana e superficiale della paleontologia, e sull'impatto deleterio che tale concezione ha sulla stessa forma mentis paleontologica, quando si ibrida con una divulgazione distorta da fini non scientifici. Come ho detto più volte, la paleoarte gioca un ruolo fondamentale in questo tema, perché è il veicolo emotivo e visivo di concetti più freddamente razionali. Una pessima paleoarte va sempre a braccetto con una pessima divulgazione. Ad esempio, non basta saper disegnare dei presunti hadrosauroidi per pretendere di aver rappresentato Tethyshadros: sopratutto se, ad un'attenta osservazione dell'opera (che menziono solo come caso limite, in quanto mi è capitato di vederla navigando in rete, ma evito di dare un link, perché non è mio interesse criticare l'autore),  gli animali in questione NON possono essere Tethyshadros, dato che presentano evidenti caratteri assenti nel nuovo dinosauro italiano (ad esempio, una testa relativamente corta -in Tethyshadros è allungata-, mani tozze e flesse -in Tethyshadros sono allungate e incapaci di flettere- e con un quinto dito chiaramente evidente -in Tethyshadros il quinto dito della mano è assente-). Ognuno tragga le dovute implicazioni.
Per fortuna, esiste anche la paleoarte matura, basata sulle evidenze scientifiche, che si sofferma sui dettagli dell'anatomia per rappresentare fedelmente l'animale.
Davide Bonadonna è tra i primi paleoartisti a rappresentare Tethyshadros (a parte, ovviamente, le tavole illustrative di Lukas Panzarin e Marco Auditore, autori delle primissime rappresentazioni dell'animale, create sotto la supervisione di Fabio Dalla Vecchia): ecco un primo piano della testa, che mi ha inviato in anteprima, e che sarà parte di un'opera divulgativa sui dinosauri italiani, in stampa.


PS: non so perché coinvolgo Davide sempre nei miei post polemici contro la parte peggiore della paleoarte, dato che invece egli è un'esponente della paleoarte migliore. Forse perché l'efficacia di un messaggio si esprime anche col contrasto visivo tra eccellenza e mediocrità.

14 dicembre 2009

I fatti contano più delle parole


Generalmente vado oltre queste situazioni meschine. Per una volta, però, voglio levarmi una soddisfazione personale.

_Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) - Aggiornamento

Questo post è un aggiornamento del precedente su Tawa Nesbitt et al. (2009).
Come affermato alla fine del post precedente, la posizione di Tawa in Megamatrice, risultato un herrerasauro basale, era suscettibile di modifica, dato che non avevo ancora incluso tutti i nuovi dati esposti in Nesbitt et al. (2009). Il nuovo risultato preliminare, successivo all'aggiunta di 3 nuovi caratteri, sostiene in buona parte quello di Nesbitt et al. nel interpretare Tawa come il più prossimo sister-group di Neotheropoda noto attualmente. Inoltre, in base a questa nuova analisi, Coelophysoidea (senso lato) è un grado parafiletico di Neotheropoda non-Averostra, con Cryolophosaurus e "Dilophosaurus" sinensis prossimi agli averostri. In questo risultato, tuttavia, non è ancora confermato uno status theropode per Herrerasauria, che forma con Sauropodomorpha (senso stretto) e Theropoda (senso stretto) una tricotomia irrisolta. Inoltre, Silesauridae risulta ora esterno a Dinosauria.


13 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Quinto: _Tethyshadros insularis_ Dalla Vecchia 2009, il più completo Hadrosauroidea basale al mondo!




Fabio M. Dalla Vecchia descrive l'olotipo di Tethyshadros (foto di F. Lemma)
Ricorderete che la scorsa settimana pubblicai un'intervista a Fabio Marco Dalla Vecchia, massimo studioso italiano di archosauri mesozoici, con oltre 80 pubblicazioni all'attivo. Nell'intervista, Fabio aveva anticipato l'imminente pubblicazione della descrizione ufficiale ed istituzione della specie dell'ornithopode rinvenuto circa un decennio fa presso Trieste (Italia). Ieri, proprio a Trieste, Fabio ha annunciato ufficialmente la pubblicazione dello studio (Dalla Vecchia, 2009) che istituisce Tethyshadros insularis, la seconda specie di dinosauro non-aviale scoperta in Italia.

(L'olotipo di Tethyshadros insularis; foto di F. Lemma)

_Leshansaurus_ Li et al. 2009: Sinraptoride o altro?

So che una buona fetta dei miei lettori attende che parli dell'attesa descrizione dell'hadrosauroide italiano, finalmente nominabile con un vero nome scientifico. Abbiate pazienza, il post che attendete è in arrivo. Prima, però, occupiamoci di altri dinosauri, più strettamente inerenti a questo blog. Questa settimana ha anche dato i natali ad un nuovo theropode, Leshansaurus quianweiensis Li et al. (2009).

12 dicembre 2009

Coming Soon: Un nuovo tetanuro dal Giurassico Superiore Cinese ed un meraviglioso fuori tema italiano!

Che giornata che mi aspetta! Ora devo proprio scappare: mi aspettano 4 ore di viaggio alla volta di una bellissima citta mitteleuropea, dove assisterò ad un incontro di alta paleontologia vertebrata.
Tutti i dettagli prossimamente, su Theropoda!

11 dicembre 2009

_Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) ed il bauplan di Saurischia.

Le origini e la prima fase dell'evoluzione dei theropodi sono ancora oggetto di controversia. Sebbene il gruppo derivato dei theropodi, Neotheropoda (comprendente coelophysidi, neoceratosauri e tetanuri) sia un clade su cui tutti concordano, non è ben chiaro quali siano i saurischi più strettamente imparentati con i neotheropodi, né quale sia la composizione della base di Theropoda. Sia i sauropodomorfi (come Saturnalia, Panphagia) che gli herrerasauri mostrano caratteri in comune con i neotheropodi, così come altri taxa, tra cui Eoraptor e Guaibasaurus, aventi caratteri in comune con neotheropodi, sauropodomorfi e herrerasauridi, evidenziano l'incertezza nell'attuale stato della tassonomia e filogenesi della radiazione triassica di Saurischia. Molte delle ipotesi in conflitto (in particolare sulla posizione degli herrerasauri, interna o no a Eusaurischia) tendono a divergere nella scelta dei taxa e dei caratteri, rimarcando la necessità di una grande analisi di sintesi che confronti tutte le alternative plausibili.
Un nuovo saurischio, molto ben conservato, Tawa hallae Nesbitt et al (2009) si è aggiunto alla schiera di potenziali "proto-theropodi".


10 dicembre 2009

Coming Soon: _Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) e l'evoluzione dei primi theropodi

Datemi il tempo di metabolizzare tutto, poi vi racconterò...

In attesa del nuovo saurischio basale (Science, coming issue), prendiamo un attimo di respiro...


Una stupenda animazione dal WitmerLab sul flusso dell'aria inspirata ed annusata nel cranio di Tyrannosaurus. In attesa che domani sia pubblicato il nuovo saurischio "T. h." (wait for the paper!).

09 dicembre 2009

Die Hard


A volte mi chiedo quanto sopravviverei se, di colpo, fossi catapultato nel Cretacico. Arriverei a vedere l'alba del prossimo giorno? Dubito che, tra coccodrilli terrestri, schiere di theropodi e mandrie di ornithischi tutt'altro che pacifici, sopravviverei più di qualche ora. Per questo, la sopravvivenza dei protagonisti dei posticci parchi costaricani mi fa sorridere per l'ingenuo ottimismo degli sceneggiatori.

08 dicembre 2009

Fuori tema (ma non troppo): _Psittacosaurus_ aveva (solamente) una cresta filamentosa sulla coda?


Una delle "leggi" della paleontologia recita: "L'assenza di prove non è prova di assenza." Un'altra recita: "Quello che vedi sarà sempre meno di quello che fu".
Ovviamente, noi dobbiamo basarci su quello che vediamo per dedurre ciò che non fu, ed evitare di usare ciò che manca per negare ciò che vediamo.

07 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Quarto: "A.P.P.I. Days"

Da sinistra, Filippo Bertozzo, Andrea Cau, Davide Bonadonna, Fabio Manucci, Loana Riboli, Simone Maganuco, Andrea Pirondini, Alessandro Carpana.
Pochi ma buoni. Questa è probabilmente la sintesi della popolazione dinosaurologica italiana. Come ho scritto più volte, sembrano esserci, finalmente, le condizioni potenziali (e speriamo attuali) perché anche nella nostra penisola prettamente storico-umanistica e marino-invertebrata (lo dico con massima stima per questi ambiti) cresca e si formi una piccola ma dignitosa comunità di studiosi ed appassionati della paleontologia dei vertebrati terrestri mesozoici. Forse esiste già, ma probabilmente non è mai stata così sinergica e vitale. Questo rinascimento ha tante facce, genitori e stili. Uno dei suoi punti nodali è la giovane Associazione Paleontologica Parmense Italiana, nata grazie al successo della Conferenza di J. Horner dello scorso marzo (lo stesso Horner è Presidente Onorario dell'Associazione). Ieri, nella capitale dell'APPI, nella "Food Valley" che è anche la mia terra (nonostante il mio cognome, il mio genoma ed il mio fenotipo insulare-mediterraneo, io sono un parmense, come constaterà chiunque senta il mio accento che si mangia le "erre"), l'APPI ha avuto il suo secondo incontro, al quale ho partecipato non solo come socio, ma anche con un mio personale contributo (ovviamente, theropodologico).
Oltre a me, erano presenti ricercatori come Federico Fanti e Simone Maganuco, paleoartisti come Davide Bonadonna e Loana Riboli (ho avuto finalmente il piacere di conoscerla di persona) ed appassionati creativi al confine umanistico della paleontologia come Andrea Pirondini, oltre al presidente dell'APPI, Alessandro Carpana, ed ad una schiera di creature me(U)sozoiche.
L'intervento di Federico è stato un viaggio virtuale tra spettacolari siti geo-paleontologici nei quali ha fatto ricerca, sparsi tra Mongolia, Canada, Tunisia e Messico (quest'ultimo caratterizzato da inquietanti casette che non esistono).
Simone è intervenuto in due occasioni. Nella prima, ci ha portato all'inizio del Mesozoico, appena dopo la più grande estinzione di massa di tutto il Fanerozoico, all'interno del Golfo Somalo-Malgascio, nel sud-est di Pangea, per mostrarci i primissimi sopravvissuti di successo di quella grande estinzione, i poco noti, ma molto interessanti, anfibi temnospondyli. Nel secondo, istigato da Alessandro, ha rinfocolato la nostra attesa per l'imminente descrizione di Scipionyx (in preparazione assieme a C. Dal Sasso), anticipando alcuni succosi dettagli, inediti e a tratti inattesi, sul più famoso dinosauro italiano.
Io ho discusso delle differenze tra dinosauri ed uccelli, dimostrando (spero in modo convincente) che quelle differenze sono quantitativamente ridotte e qualitativamente nulle. Se qualcuno vi dirà che ho anche parlato di un nuovo dinosauro (forse abelisauroide), sta mentendo spudoratamente, ed io mi dissocio pubblicamente da tali calunniose menzogne frutto degenerato di Guardiani Ciechi.
Posa plastica, necessaria per enunciare il grado di apomorfia panaviana di Velociraptor
Alessandro ci ha portato direttamente sul campo, nella Formazione Hell Creek, raccontandoci l'esperienza di direttore di scavi in un sito a dinosauri nel Montana, alle prese con la meravigliosa durezza delle badlands, l'inclemenza degli elementi, spinto da quella passione che, sebbene in modi differenti, lega tutti noi al Passato Remoto, che si esprime scavando, ricostruendo, dipingendo, elaborando, divulgando, ma anche, sopratutto, costruendo una rete di legami ed amicizie, un tessuto di condivisione che è qualcosa di molto speciale.
Ringrazio tutti gli amici presenti, ed in particolare Alessandro, per l'ottima giornata, invitando tutti a partecipare al prossimo incontro, il prossimo marzo, nel quale, mi è stato anticipato, potrebbe svolgersi un'epica battaglia tra Ceratopsidi Giganti.

04 dicembre 2009

Tutto quello che avreste voluto sapere sugli unguali di _Noasaurus_ e non avete mai osato chiedere

Noasaurus leali - Known phalanges

La storia della paleontologia dei theropodi del Gondwana è una storia di progressiva emancipazione dall'ingombrante predominio concettuale della sua controparte laurasiatica. Per molto tempo, infatti, una serie di pregiudizi evoluzionistici, quasi una forma di "razzismo" settentrionale, ha distorto la nostra visione ed interpretazione delle faune gondwaniane. In particolare, i taxa meridionali del Cretacico sono stati spesso visti come "relitti" o "fossili viventi" arretrati rispetto alle contemporanee faune boreali, quasi vestigia giurassiche sopravissute nel sud del mondo per una strana sospensione dell'evoluzione (intesa erroneamente come marcia progressiva di miglioramento, in questo caso particolare, finalizzato alle faune del Maastrichtiano asiamericano), oppure come "copie", "convergenze" delle forme laurasiatiche. Questa concezione è chiaramente ricalcata su una serie di "pseudo-leggi evolutive" costruite principalmente sulla base della storia dei mammiferi cenozoici. Il fatto che lo sciovinismo zoologico euro-americano abbia battezzato i mammiferi sudamericani e australiani come "relitti", "fossili viventi" o "analoghi" rispetto ai noti mammiferi boreali ("lupo-marsupiale", "talpa-marsupiale", ecc...) non implica che ciò sia corretto, né, sopratutto, che ciò sia applicabile alla storia dei dinosauri mesozoici. Un theropode del Gondwana Cretacico non è un relitto, né una brutta copia delle forme Laurasiatiche. Eppure, questa interpretazione, più o meno conscia, è perdurata nelle interpretazioni, ed ancora persiste, seppure in parte. Ad esempio, gli unenlagiini tendono ad essere visti come vestigia dell'evoluzione iniziale dei dromaeosauridi, solamente perché sono basali rispetto ai "classici" eudromaeosauri. Nessuno fa notare che, alla scala dei deinonychosauri, se davvero vogliamo imporre gli eudromaeosauri come forme derivate, gli unenlagiini sono comunque più derivati dei "laurasiaticissimi" troodontidi (ricordo che i termini "basale" e "derivato" non hanno alcuna connotazione evolutiva di merito, ma indicano solo la posizione relativa sull'albero filogenetico citato in quel momento. Homo sapiens, se visto dal punto di vista di una filogenesi dei pesci osteitti teleostei, è un sarcopterigio, quindi un osteitto molto basale).
Tornando ai theropodi gondwaniani, un caso di "forzata laurasiatizzazione" è quello dei Noasauridae, taxon istituito circa 30 anni fa a partire da un theropode gracile della fine del Cretacico Argentino: Noasaurus leali. Tra i resti frammentari di questo theropode era presente un unguale falciforme, molto incurvato, dal margine ventrale affilato avente una fossa prossimale. La forma dell'unguale così incurvata, e le proporzioni generali dello scheletro, indussero ad interpretare Noasaurus come un primitivo coelurosauro avente un unguale del piede convergente con quello dei deinonychosauri. A quei tempi, il termine "coelurosauro" non aveva la rigorosa delimitazione filogenetica che usiamo oggi, e comprendeva qualsiasi theropode di piccola taglia e struttura gracile (ovvero, indicava più un grado morfologico che un clade vero e proprio).
Attualmente, Noasaurus è collocato all'interno di Abelisauroidea, ben lontano da Coelurosauria, sopratutto in base alla apomorfica morfologia di mascellare, vertebre e metatarso. Tuttavia, l'ipotesi che avesse un unguale del piede convergente con i deinonychosauri non pareva essere messa in discussione, sebbene tutti gli altri abelisauroidi, compresi i taxa gracili come Masiakasaurus e Velocisaurus, mostrino una morfologia del piede molto differente. A questo proposito, da notare che l'ipotesi secondo cui l'unguale di Noasaurus appartenga al secondo dito del piede stona vistosamente con la morfologia dello stesso secondo metatarsale, che, come nei due abelisauroidi citati sopra, è molto gracile e compresso, quindi poco adatto a sostenere un dito specializzato per una possibile funzione predatoria o prensoria.
L'enigma è stato discusso recentemente.
Agnolin & Chiarelli (2009) ridescrivono le falangi note di Noasaurus e Ligabueino (un altro abalisauroide patagonico), dimostrando che queste falangi non solo non mostrano i tratti tipici delle falangi del piede dei theropodi (ed in particolare, degli abelisauroidi), ma anche che esse sono chiaramente falangi delle mani. L'unguale di Noasaurus appartiene alla mano, dissolvendo definitivamente l'ipotesi che questo theropode sia una sorta di "deinonychosauro-mimo australe".
Infine, gli autori suggeriscono che negli abelisauridi il grado di riduzione dell'arto anteriore sia talmente spinto che solamente il secondo ed il terzo dito aveva delle falangi (mentre il primo ed il quarto era solamente formato dai metacarpi), e che nessun dito portava degli unguali. Tale ipotesi è sostenuta da fossili ben articolati delle mani di Carnotaurus, Aucasaurus e Majungasaurus, nei quali non è mai stato rinvenuto alcun unguale. L'atrofia generale della mano abelisauridae, nella quale le falangi tendono a fondersi coi metacarpi ed hanno perso delle nette superfici articolari, unita alla estrema riduzione dell'avambraccio ed alla quasi completa assenza di innervazione nell'omero, implica che probabilmente il braccio degli abelisauridi era un vestigio privo di alcuna funzionalità motoria.

Bibliografia:
Agnolin F.L., & Chiarelli P., 2009. The Position of the claws in Noasauridae (Theropoda. Abelisauroidea) and its implications for abelisauroid manus evolution. Paläontologische Zeitschrift doi10.1007/s12542-009-0044-2.

02 dicembre 2009

FAQ a proposito dell'origine degli uccelli

Non pensavo che la rete fosse un tale covo di ignoranza paleontologica ed evoluzionista. Poi, casualmente, mi imbatto in forum o discussioni dove interlocutori non ben specificati discutono di temi quali l'origine degli uccelli, dimostrando un mix irritante e desolante di ignoranza scientifica ed epistemologica. Affligge leggere queste discussioni, perché, sinceramente, denotano più arroganza immotivata che desiderio di conoscenza. Dato che ritengo che ogni questione complessa debba essere divulgata dagli addetti ai lavori, coloro che studiano profondamente l'argomento da anni, ma, al tempo stesso, che tale divulgazione debba avvenire in modo semplice e comprensivo per qualsiasi persona intelligente ed interessata, ho raccolto la serie di questioni ed errori più diffusi in questi siti, ed ho dato la mia risposta, che spero sia motivata, in qualità di naturalista che da 10 anni studia nel dettaglio l'origine e l'evoluzione degli uccelli. Io stesso ho ancora molto da imparare, e la stessa ricerca scientifica non pretende di aver risolto tutte le questioni, ma, nondimeno, è evidente che molte delle affermazioni presenti in quei siti sono scorrette e obsolete già con le attuali conoscenze. Non pretendo che queste risposte siano prese come "verità", perché la Scienza non è "Verità", ma tentativo razionale di spiegare i fatti nel modo più coerente e completo possibile in base alle informazioni esistenti.

1-Domanda: I rettili sono a sangue freddo, gli uccelli a sangue caldo. Come possono i secondi discendere dai primi?
Risposta: La distinzione "sangue freddo vs sangue caldo" è un'eccessiva semplificazione, che crea una falsa dicotomia più dannosa che utile. Come ho spiegato qui, è più corretto parlare di tassi metabolici e di capacità di mantenere e regolare la temperatura corporea. Gli uccelli hanno elevati tassi metabolici e di crescita, inoltre, dispongono di meccanismi per la conservazione ed il mantenimento del calore corporeo, ad esempio il piumaggio. Le analisi delle sezioni ossee dei dinosauri dimostra che questi animali avevano un tasso di crescita elevato, più simile a quello degli uccelli che ai "rettili" (qui intesi nell'accezione "classica" come lucertole, coccodrilli e tartarughe). Simulazioni biomeccaniche sugli scheletri dei dinosauri mostrano che anche solo per camminare con gli arti eretti, tipici dei dinosauri, è necessario un metabolismo basale più "da uccello" che "da rettile". Infine, numerosi fossili di dinosauri mostrano tracce di un piumaggio, per il quale è perfettamente plausibile una funzione per la conservazione del calore. Pertanto, i dinosauri hanno tutti i requisiti metabolici per essere plausibili antenati degli uccelli.

2-Domanda: Gli uccelli covano le uova e si prendono cura dei piccoli, mentre i rettili non hanno questi comportamenti.
Risposta: Un pregiudizio obsoleto continua a dipingere i rettili come incapaci di cure parentali. Eppure, è ampiamente dimostrato che i coccodrilli costruiscono nidi e sorvegliano le uova fino alla schiusa. Inoltre, la madre aiuta i piccoli ad uscire dal nido e li trasporta delicatamente in acqua, dove li protegge da eventuali predatori per i primi periodi di vita. Questo comportamento, sebbene non sia complesso come quello di taluni uccelli, è chiaramente intermedio tra la totale mancanza di cure e vere cure parentali. I fossili di dinosauro mostrano prove evidenti di grandi colonie di nidificazione, simili a quelle degli uccelli, e prove di vere e proprie covate nelle quali il genitore si prendeva cura delle uova, proteggendole col proprio corpo.

3-Domanda: Gli uccelli sono adattati per il volo, ed hanno ossa cave; mentre i rettili non volano e hanno ossa piene. Come possono i primi discendere dai secondi?
Risposta: L'adattamento al volo non esclude un origine dai rettili (in generale) e dai dinosauri (in particolare), altrimenti saremmo costretti a negare che i pipistrelli derivino da qualche mammifero del passato e gli insetti da qualche artropode del passato. La presenza di ossa cave non pare legata al volo, dato che incide in maniera non significativa sul peso complessivo dell'uccello. Inoltre, tutti i dinosauri carnivori hanno ossa cave, costruite allo stesso modo di quelle degli uccelli. Anche i dinosauri sauropodi hanno le vertebre cave, costruite come quelle degli uccelli (e dei dinosauri carnivori). Quindi, non esiste alcuna obiezione logica a far derivare le ossa cave degli uccelli da antenati dinosauri.

4-Domanda: L'apparato respiratorio degli uccelli è il più complesso del mondo animale; come può derivare dal semplice polmone dei rettili?
Risposta: questa domanda, come altre simili, pare mettere in dubbio che gli uccelli possano derivare da qualche cosa che non sia già un uccello. In realtà, i vertebrati terrestri mostrano una gradazione di morfologie polmonari che colmano l'apparente "voragine" tra uccelli e rettili. Il polmone dei coccodrilli e dei varani mostra strutture che possono essere considerate ottimi "stadi iniziali" del polmone degli uccelli, il quale è semplicemente un'espansione ulteriore, più elaborata, di quell'anatomia. Come ho discusso qui e qui, lo scheletro dei dinosauri mostra le stesse strutture che negli uccelli sono collegate al loro sistema polmonare (sacchi aerei distribuiti secondo una precisa posizione lungo il corpo, e polmone piccolo e rigido localizzato nella zona dorsale della gabbia toracica). Dato che nessuno mette in dubbio che le stesse strutture ossee scoperte negli uccelli fossili siano la prova di un polmone "aviario", non ci sono obiezioni logiche ad ammettere che anche i dinosauri, muniti delle stesse strutture ossee (nelle stesse posizioni anatomiche) disponessero di un polmone "aviario". In effetti, va sottolineato che solamente il sistema di ventilazione degli uccelli può permettere la respirazione ad un animale con un collo lungo fino a 10 metri.

5-Domanda: Gli uccelli hanno 4 dita nei piedi e 3 nella mano; i rettili hanno 5 dita sia nei piedi che nelle mani. Non esistono forme di transizione da un gruppo all'altro: come è possibile che la mano degli uccelli derivi da quella dei rettili?
Risposta: Le forme intermedie esistono abbondantemente. L'evoluzione di tutti i dinosauri mostra una sostanziale riduzione nel numero delle dita di mani e piedi. Ciò accade sia nei theropodi che in altri gruppi. Ad esempio, i theropodi più antichi hanno già 4 dita dei piedi, e tale numero si mantiene in tutti i theropodi (alcuni addirittura, non legati agli uccelli, perdono il primo dito). Inoltre, come negli uccelli, il primo dito del piede è ridotto e non ha il metatarso che articola con la caviglia: questo carattere esiste solo in uccelli e theropodi. La mano dei theropodi ha inizialmente quattro dita, con un vestigio ridottissimo del quinto. I theropodi più evoluti riducono il quarto dito, che infine scompare del tutto. La forma e proporzione delle ossa della mano di Velociraptor è molto simile a quella dei primi uccelli, come Archaeopteryx.

6- Domanda: Il cuore degli uccelli ha quattro cavità, quello dei rettili solo tre.
Risposta: ennessimo errore di grossolanità. I coccodrilli hanno un cuore a quattro cavità, che mantiene una piccola valvola di connessione tra circolazione venosa ed arteriosa (il forame di Panizza). Questo carattere, oltre a dimostrare una forma intermedia tra cuori a 3 ed a 4 cavità, è un adattamento vantaggioso per animali semiacquatici come i coccodrilli, perché consente di regolare la pressione sanguigna diretta al polmone durante le fasi d'apnea.

7- Domanda: Gli uccelli hanno becchi molto complessi e diversificati. Com'è possibile che abbiano evoluto queste forme "casualmente" dal muso dentato dei rettili?
Risposta: L'errore fondamentale qui è credere che l'evoluzione significhi "sviluppo per caso". L'evoluzione non è la casuale trasformazione di un muso da lucertola in un becco da aquila. Ciò sarebbe impossibile, e nessun evoluzionista serio l'ha mai sostenuto. L'evoluzione darwiniana è un processo ad almeno 2 stadi: 1°) origine di variazioni all'interno di una popolazione (le quali sono casuali solo nel senso che non avvengono finalizzate per qualche obiettivo, ma sono perfettamente spiegabili dalle leggi genetiche della mutazione e ricombinazione), 2°) selezione delle variazioni più adatte, ovvero: se qualche variante ha un tasso di sopravvivenza (suo e della sua prole) maggiore di altre varianti essa tenderà nel tempo a essere più numerosa nella popolazione, la quale, quindi, muterà la propria composizione genetica generale. Col tempo, è possibile che popolazioni prima collegate geneticamente tra loro acquistino una reciproca impossibilità ad accoppiarsi, con la conseguenza che si origineranno specie distinte dove prima ne esisteva una. Ovviamente, per passare da un animale con denti ad uno con becco, dovranno avvenire nel tempo (geologico) centinaia, se non migliaia, di trasformazioni, ciascuna pefettamente plausibile nel contesto in cui avvenne e derivante da un mix di mutazione, selezione naturale e successiva separazione di popolazioni. I fossili mostrano numerosi casi di queste evoluzioni: abbiamo rettili con becco discendenti da forme con denti (ad esempio le tartarughe e numerosi dinosauri, tra cui gli oviraptoridi e gli ornithomimidi), ma anche uccelli "ancora" con denti (Archaeopteryx, Hesperornis, oppure Sinornis) e uccelli con un becco, evolutosi indipendentemente da quelli attuali (come Gobipteryx o Confuciusornis).

8- Domanda: come possono le penne degli uccelli derivare dalle squame dei rettili?
Risposta: Le penne non sono una diretta trasformazione delle squame. Le penne si originano come strutture tubulari della pelle, aventi la stessa composizione chimica delle squame, ma differente processo di sviluppo. Le penne iniziano come papille cave internamente ed allungate, che successivamente si accrescono ramificandosi. Numerosi fossili di dinosauri mostrano tutte le fasi di questo processo: dinosauri con squame ossee (ad esempio, gli ankylosauri), con papille allungate (Psittacosaurus), con filamenti (Sinosauropteryx) o con penne vere e proprie (Microraptor).

9- Domanda: Come possono gli uccelli discendere dai maniraptori, se Archaeopteryx è vissuto 30 milioni di anni prima dei maniraptori?
Risposta: Il legame di parentela stretto tra uccelli e dinosauri maniraptori come i dromeosauridi o gli oviraptoridi non significa che questi due gruppi siano gli antenati diretti degli uccelli, ma solo che condividono un antenato comune più stretto con gli uccelli che con altri animali, e che questo antenato era esso stesso un maniraptoro. In ogni caso, recenti scoperte dimostrano che i maniraptori esistevano anche prima di Archaeopteryx, quindi, non è più valida un'obiezione cronologica tra uccelli e maniraptori.

10- Domanda: siccome l'evoluzione è solo una teoria, e quindi può essere falsa, non è dimostrato che gli uccelli discendano dai dinosauri.
Risposta: La Scienza è ricerca delle spiegazioni razionali dei fatti. Fintanto che non sarà proposta una teoria migliore, capace con almeno la stessa potenza esplicativa di collegare i fatti della biologia, geologia, paleontologia, anatomia, embriologia, genetica, biogeografia, etologia e fisiologia, la teoria dell'evoluzione rimane la migliore spiegazione dei fatti osservati. Ad esempio, quale altra teoria può spiegare con la stessa eleganza la stupefacente somiglianza tra la distribuzione tassonomica e temporale delle pneumatizzazioni vertebrali nei dinosauri e la sequenza di espansione delle stesse pneumatizzazioni osservata nelle fasi di crescita degli uccelli attuali? Solo l'evoluzionismo, che afferma il legame tra ontogenesi e filogenesi, può spiegare questi fatti, apparentemente bizzarri e totalmente scollegati se visti in un ottica non-evoluzionista.

30 novembre 2009

Gerarchia e violenza nell'infanzia di _Tyrannosaurus_


Chiunque possegga un pollaio ed abbia osservato il comportamento delle galline avrà notato che questi animali sono fortemente gerarchici, e che tale rigida gerarchia è spesso mantenuta tramite interazioni violente che costituiscono il cosidetto "ordine di beccata", il diritto dei dominanti di infierire letteralmente sui subordinati, colpendoli col becco. Questo tipo di comportamento è osservato anche nei raggruppamenti di coccodrilli, nei quali non sono rari gli scontri a morsi, capaci di lasciare cicatrici vistose, sopratutto sul cranio.
La logica dell'inferenza filogenetica quindi implica che questo genere di comportamento era presente anche negli archosauri fossili, compresi i theropodi mesozoici. In particolare, è plausibile che i taxa con crani massicci e aventi dermascheletro ispessito e rugoso fossero soliti interagire con i conspecifici a morsi. Come discusso in precedenti post, la presenza di lesioni rimarginate nei crani di numerosi theropodi è interpretabile non tanto come scampata predazione, quanto come cicatrici di scontri cruenti ma non letali con membri della stessa specie.
Un caso molto interessante è stato descritto di recente.
Peterson et al. (2009) descrivono il cranio molto ben conservato di un esemplare giovanile di Tyrannosaurus dalla Formazione Hell Creek. Sulla base dell'istologia ossea, è stimata un'età alla morte di 12 anni, che indica un animale al termine dell'infanzia, prossimo alla maturità sessuale e alla fase di crescita accelerata che avrebbe portato l'animale dai 7 metri di lunghezza ad oltre 12 nel giro di pochi anni.
La tafonomia del sito non mostra tracce di predazione da parte di spazzini, né di disturbo fisico del corpo. Nonostante ciò, il cranio mostra delle vistose lesioni, a carico di un processo mascellare del nasale, completamente assente, oltre a quattro perforazioni ellittiche, disposte ad arco lungo la parte dorsale del rostro. Le perforazioni mostrano segni di rimarginazione, e ciò esclude che siano legate alla morte dell'animale. Inoltre, il rostro pare leggermente asimmetrico a livello della lesione, deformandosi in avanti verso sinistra. Dato che il resto del fossile non mostra tracce di deformazione, è escluso che l'asimmetria sia stata generata dalla fossilizzazione. Pertanto, è plausibile che la causa delle perforazioni e dell'assenza del ramo mascellare del nasale abbia provocato una crescita anomala nel rostro, producendo una leggera asimmetria nel muso dell'animale. La forma e disposizione delle perforazioni è interpretabile come l'effetto di un morso. L'unico animale noto nella Formazione Hell Creek capace di infliggere un morso con quella forma e dimensione (sia generale che nelle perforazioni) è un esemplare giovanile di Tyrannosaurus: né i coccodrilli né gli adulti di Tyrannosaurus hanno denti con sezione così compressa. Inoltre, il fatto che le lesioni fossero rimarginate indica che, probabilmente, non furono inflitte con l'obiettivo di uccidere, ma che, probabilmente, erano parte di un comportamente aggressivo non finalizzato alla predazione. In poche parole, si tratta probabilmente dei segni derivanti da un "ordine di beccata".
Pertanto, è probabile che i giovani di Tyrannosaurus, come dedotto anche in altri taxa, fossero gregari, e formassero gruppi gerarchizzati composti da animali approssimativamente della stessa taglia, e che tale gerarchia fosse mantenuta tramite un comportamento aggressivo che comprendeva morsi non letali, rivolti al cranio dei subordinati.

Ringrazio Joseph Peterson per avermi inviato una copia del suo articolo.

Bibliografia:
Peterson J.E., Henderson M.D., Scherer R.P., & Vittore C.P., 2009 - Face Biting on a Juvenile Tyrannosaurid and Behavioral Implications. Palaios 24:780-784.

29 novembre 2009

Eternal Sunshine of the Spotless Megalosaur



Finalmente, l'attesa descrizione dell'intero materiale attribuibile con sicurezza a Megalosaurus bucklandii è stata pubblicata (Benson, 2009). Lo stesso Benson è artefice della riabilitazione tassonomica di Megalosaurus e del suo clade Megalosauroidea, dopo decenni di oblio. Effettivamente, con l'avvento del rigore metodologico della sistematica filogenetica, era parso molto debole lo status dei "megalosauridi", e Megalosauridae pareva più un comodo (ma poco valido) sgabuzzino dove collocare qualsiasi tetanuro che non fosse uno spinosauro, un allosauroide o un coelurosauro. Persino lo stesso Megalosaurus pareva privo di caratteri diagnostici, mettendo in dubbio la sua effettiva validità come taxon naturale.
Ora, dopo una serie di studi dettagliati, appare evidente che Megalosaurus è un taxon valido, avente una sua univoca combinazione di caratteristiche, ma che non comprende altre specie oltre alla specie-tipo M. bucklandii. Sebbene esistano evidenze di altri tetanuri basali coevi e simpatrici con Megalosaurus, a quest'ultimo possono essere attribuiti con buona sicurezza un numero significativo di resti ossei, oltre al dentale lectotipico. Ora, conosciamo il mascellare, jugale, parte delle ossa postdentali, alcune vertebre presacrali, il sacro completo, alcune caudali, buona parte dell'arto anteriore ad eccezione della mano, buona parte del cinto pelvico, femore e tibia ed alcune ossa del piede.
Ad un'osservazione generale, Megalosaurus ricorda molto Torvosaurus, ed, in effetti, esso è sia morfologicamente che dimensionalmente intermedio tra il grande tetanuro della fine del Giurassico e gli altri megalosauroidi del Giurassico Medio. Megalosaurus è un theropode dalla corporatuta robusta: il cranio appare relativamente corto ed alto (ad esempio, il mascellare è meno allungato rostralmente rispetto agli altri tetanuri basali), gli arti sono corti e robusti. Questa morfologia è vagamente "abelisauride", ed, in effetti, è significativa la similitudine tra alcuni caratteri dentari di Megalosaurus e gli abelisauridi. Questa somiglianza potrebbe essere un'indicazione di analoghe nicchie ecologiche. In effetti, e ciò è molto interessante, attualmente non abbiamo prove di una co-esistenza di megalosauridi ed abelisauridi: i primi sono prettamente del Giurassico Medio-Superiore, i secondi non paiono diversificarsi prima della metà del Cretacico (almeno in base ai dati attuali, quindi, non mi stupirei di essere smentito in futuro da nuovi ritrovamenti che estendano il range di almeno uno dei due cladi, sovrapponendolo all'altro). Io lancio questa ipotesi così, come provocazione: è possibile che l'estinzione dei megalosauridi abbia liberato una serie di nicchie ecologiche, le quali furono occupate da una linea di Ceratosauria che poi, diversificandosi, divenne Abelisauridae?
Prossimamente: il senso dell'essere un Megalosauroide...

Bibliografia:

Benson R.B.J, 2009. A description of Megalosaurus bucklandii (Dinosauria: Theropoda) from the Bathonian of the UK and the relationships of middle Jurassic theropods. Zoological Journal of the Linnean Society.

James Madsen

In questi giorni si è spento James Madsen, uno dei massimi esperti di dinosauri della Formazione Morrison. La sua dettagliata monografia sull'osteologia di Allosaurus (Madsen, 1976a) è tra le opere più citate nel campo della morfologia e anatomia dei theropodi mesozoici. A lui si deve anche l'istituzione di altri theropodi del Giurassico Superiore nordamericano, come il tyrannosauroide Stokesosaurus Madsen (1974) ed il probabile megalosauroide Marshosaurus Madsen (1976b).

Bibliografia:

Madsen, J. H., Jr, and Stokes, W. L. (1963). New information on the Jurassic dinosaur Ceratosaurus. Geol. Soc. Am. Spec. Pap. 73: 90.

Madsen, J.H. (1973). On Skinning a Dinosaur. Curator. XVI (3): 225-266.

Madsen, J. H., Jr. (1974). A new theropod dinosaur from the Upper Jurassic of Utah. J. Paleontol. 48: 27-31.

Madsen, J.H. Jr. (1976a). Allosaurus fragilis: a revised osteology. Utah Geol. Mining Surv. Bull., 109: 1-163.

Madsen, J. H., Jr. (1976b). A second new theropod dinosaur from the Late Jurassic of East Central Utah. Utah Geol. 3: 51-60.

Madsen, J.H., Jr., McIntosh, J.S., and Berman, D.S. (1995) Skull and atlas-axis complex of the Upper Jurassic sauropod Camarasaurus Cope (Reptilia: Saurischia). Carnegie Museum Net. History Bull. 31, 1-115

Madsen Jr., J.H. and Welles, S.P. (2000). Ceratosaurus (Dinosauria, Theropoda), a revised osteology. Utah Geological Survey Miscellaneous Publications (MP-00-2): 80 p.

27 novembre 2009

80000 grazie!


Oggi, il contatore dei visitatori del blog ha superato le 80 mila visite!
Grazie ancora a tutti coloro che, anche solo occasionalmente, si sono fermati a leggere i miei post. Nonostante la sua vocazione ultra-di-nicchia e tendenzialmente tecnica, Theropoda pare resistere alla competizione memica nel piccolo ecosistema della paleontologia sul WEB. La rete, in effetti, è come un ecosistema, ed i lettori/visitatori sono la misura del successo "adattativo" dei siti, della loro capacità di persistere e svilupparsi. Altri blog, siti o forum paleontologici (in particolare, in italiano) non hanno retto alla competizione "intraspecifica" per conquistare fette della popolazione paleontofila, e si sono estinti (ovvero, hanno progressivamente perso l'interesse del pubblico, il quale ha preferito cliccare altrove).
Credo che il successo di questo blog derivi dalla sua "coerenza": fin dalla sua nascita, Theropoda si è dato un profilo netto, al quale è rimasto fedele:
-Basarsi prettamente sui theropodi, pur concedendosi occasionali sconfinamenti in taxa prossimi. Questo rigore tematico ha reso Theropoda un punto di riferimento sicuro ed affezionato, come mi confermano le numerose dimostrazioni di stima ricevute in questo anno e mezzo di vita del blog.
-Rigorosa attinenza alle fonti scientifiche, da me sempre lette direttamente e citate, proprio per permettere a chiunque di verificare quanto scrivo: Theropoda non fa "copia e incolla" da altri siti, e propone sempre l'avanguardia della paleontologia dei theropodi.
-Impostazione "ultrazionale". Questo blog non si limita a parlare della paleontologia dei theropodi, non è un freddo rendiconto delle ultime scoperte. In quanto appassionato studioso di questo tema (da quasi 10 anni), voglio esprimere il mio giudizio personale (che spero sia abbastanza maturo per essere meritevole di essere letto), la mia interpretazione (con tutti i pregi ed i difetti dell'autore), e spiegare perché e come vedo i theropodi, cosa significhino dal punto di vista naturalistico, quali implicazioni e contributi portino alla teoria evolutiva, alla nostra concezione del Tempo Profondo.
Per me, i theropodi, oltre ad essere meravigliosi in sé, oltre ad essere tra le più belle e spettacolari forme di vita comparse sulla Terra, sono anche mirabili esempi particolari di quei fenomeni generali che hanno plasmato tutti i viventi, noi compresi.
Spero che parte della passione che esprimo nello scrivere in questo blog sia trasmessa ai lettori che lo leggono.

Grazie ancora a tutti i miei lettori! La quota 100 mila non è lontana!

25 novembre 2009

Stupido come un dinosauro...

I dinosauri sono spesso citati come icona della massima stupidità animale. In effetti, se paragonate all'intelligenza degli scimpanzè, capace di catturare delle formiche infilando uno stecco all'interno del formicaio, le (presunte) capacità intellettive di uno stegosauro paiono misere. Tuttavia, dubito che l'intelligenza media di un mammifero giurassico fosse molto superiore a quella di un dinosauro giurassico. Uno scimpanzè ha 150 milioni di anni di vantaggio evolutivo che il povero stegosauro non ha potuto accumulare. Quindi, sarebbe onesto confrontare l'intelligenza di uno scimpanzè con quella di un dinosauro attuale. Il video qui sotto mostra come i corvidi (uccelli, quindi dinosauri) hanno le stesse capacità mentali degli scimpanzé: l'animale non solo riesce a risolvere un problema complesso e non immediatamente risolvibile, ma lo fa costruendo uno strumento, chiaramente progettato nella sua mente per assolvere ad una specifica funzione. Credo che per i miei lettori non sia sconosciuto il caso del pappagallo cinerino al quale fu insegnato a parlare e capace di discriminare qualitativamente oggetti ed a eseguire mentalmente semplici operazioni matematiche. Mio fratello ha osservato un gruppo di cornacchie lasciare deliberatamente delle noci sulle strade all'arrivo delle auto, per sfruttare il loro passaggio per rompere i gusci. Proprio in questi giorni è circolata la notizia, che deve ora essere verificata scientificamente, di osservazioni etologiche su dei corvidi che hanno mostrato comportamenti verso i propri compagni morti che suggeriscono una consapevolezza della morte. Inoltre, alcuni studi, sempre sui corvidi, indicano chiaramente che questi animali non solo riconoscono i propri compagni di gruppo, cooperando, ma sono in grado di mentire (ovvero, hanno una concezione della mente altrui, e possono manipolarla) e di riconoscere la propria immagine riflessa. Tutto questo, senza l'orribile ed offensivo dinosauroide.





_Cruxicheiros_ (Benson & Radley, in stampa) vs. _Duriavenator_

Avevo ritenuto opportuno non citare questo studio, fintanto che è in press; tuttavia, vedo che in rete è citato (sulla DML e in alcuni blog paleontologici), quindi deduco che non sia soggetto a qualche embargo. Il fatto stesso che sia scaricabile dal sito dell'Acta Palaeontologica Polonica implica che sia già di pubblico dominio.
Benson & Radley (in stampa) descrivono alcuni resti frammentari di un theropode di taglia medio-grande provenienti dal Giurassico Medio Inglese. Sebbene frammentari, i resti sono attribuibili probabilmente ad un unico individuo, e presentano un'autapomorfia a livello della regione prossimale del femore. Questo theropode può essere confrontato con alcuni theropodi coevi dell'Inghilterra e della vicina Europa continentale aventi parti ossee comparabili (in particolare, Megalosaurus, Poekilopleuron, ma non Duriavenator) e parrebbe non essere riconducibile a quei taxa (ma, ripeto, non è possibile stabilire ciò per Duriavenator). Sulla base di queste argomentazioni, gli autori istituiscono la nuova specie Cruxicheiros newmanorum.
Cruxicheiros è chiaramente un tetanuro basale: esso presenta almeno tre apomorfie dei tetanuri a livello delle vertebre e dell'ileo. Intressante notare che uno di questi caratteri, la cresta verticale sopracetabolare dell'ileo, era precedentemente ritenuto un carattere tipico dei tyrannosauroidi, ma che attualmente mostra una distribuzione più ampia (essendo noto anche in Piatnitzkysaurus e Siamotyrannus, il quale, a differenza del nome, è un probabile allosauroide). Benson & Radley immettono Cruxicheiros in un'analisi dei Tetanuri che è la versione "pre-neovenatoride" dell'analisi di Benson et al. (2009). Tale analisi, non aggiornata, non risolve la posizione di Cruxicheiros aldilà di Tetanurae non-Neotetanurae incertae sedis. Se invece immettiamo Cruxicheiros nell'analisi di Benson et al. (2009), esso risulta esterno al nodo Megalosauroidea + Neotetanurae, risultando il più basale dei tetanuri inclusi nello studio. Tuttavia, va notato che questa posizione basale è sostenuta da una sola plesiomorfia, la proporzione della faccetta distale del peduncolo pubico. La condizione del carattere non è perfettamente conservata in Cruxicheiros, e potrebbe essere scorretta. Inoltre, almeno due tetanuri più derivati (Eustreptospondylus e Fukuiraptor) mostrano la stessa condizione, rendendo plausibile l'ipotesi che tale carattere possa revertire (e quindi, rendere possibile una posizione più derivata per Cruxicheiros). Da notare, a questo proposito, che il grado di pneumatizzazione delle vertebre dorsali in Cruxicheiros è intermedio tra la condizione "megalosauroide" e quella "neotetanura", suggerendo una sua possibile affinità con questi ultimi. Infine, proprio per il fatto che l'unico carattere "plesiomorfico" che porrebbe Cruxicheiros alla base di Tetanurae sia presente in un megalosauroide (Eustreptospondylus), ed il fatto che nel Giurassico Medio inglese sia già noto un megalosauroide che, per ora, NON può essere confrontato direttamente con Cruxicheiros, ovvero, Duriavenator (noto solo da resti del cranio, regione anatomica finora sconosciuta per Cruxicherios), implicano un ragionevole dubbio sulla validità del nuovo taxon. Per ora, i dati parrebbero sostenere la validità di Cruxicheiros, anche se, data la sua frammentarietà, non si può negare la possibilità che possa risultare sinonimo di Duriavenator.

Bibliografia:
Benson, R. B. J., and J. D. Radley. in press. A new large-bodied theropod dinosaur from the Middle Jurassic of Warwickshire, United Kingdom. Acta Palaeontologica Polonica, available online 20 Nov 2009.
Benson, R.B.J., Carrano, M.T and Brusatte, S.L. 2009. A new clade of archaic large-bodied predatory dinosaurs (Theropoda: Allosauroidea) that survived to the latest Mesozoic. Naturwissenschaften .doi:10.1007/s00114-009-0614-x

24 novembre 2009

Buon Compleanno a "L'Origine delle Specie"!



Esattamente 150 anni fa, veniva pubblicato il libro più significativo nella storia delle Scienze Naturali, nonché una delle più importanti opere del pensiero umano, sia come contenuti che come implicazioni: "Sull'Origine delle Specie per mezzo della Selezione Naturale" di Charles R. Darwin.
Anche se alla maggioranza di coloro che hanno letto il libro più famoso di Darwin ciò non appaia al primo colpo, un posto rilevante nelle argomentazioni di questa opera spetta ai theropodi.
Chi non ha letto il libro, ora probabilmente potrebbe pensare che Darwin, nella sua opera, citi dei dinosauri carnivori. In realtà, nel 1859 il termine Theropoda non era stato ancora coniato, e di taxa fossili di quel clade si conosceva solo Megalosaurus (ritenuto una sorta di coccodrillo gigante). In realtà, i theropodi presenti nel capolavoro di Darwin non sono fossili, ma attuali: i piccioni. Darwin, infatti, parla ampiamente delle razze di piccione domestico, e di come esse siano state plasmate per selezione artificiale. Da tale osservazione e da moltissime altre, Darwin pervenne al concetto della selezione naturale.
Anche se il grande naturalista inglese non lo cita per i suoi legami mesozoici, in un piccione è presente ancora moltissimo della sua storia evolutiva. Sarà proprio il più fidato sostenitore di Darwin, Thomas H. Huxley, il primo ad ipotizzare uno stretto legame tra uccelli e dinosauri (Huxley, 1868, 1870).
Per convincervi, basta guardare lo scheletro del comune piccione, il risultato di 230 milioni di anni di evoluzione aviale, cioè maniraptoriana, cioè tetanura, cioè theropode, cioè dinosauriana.

I caratteri elencati nell'immagine sono solo un campione delle numerosissime apomorfie della storia evolutiva del piccione riconducibile al suo retaggio glorificato:
1-Assenza di denti. 2-Rostro basso rispetto al cranio postorbitale. 3-Lacrimale alto e gracile. 4-Frontale con marcate mensole orbitali. 5-Neurocranio espanso. 6-Frontoparietale incurvato. 7-Retroarticolare corto. 8-Collo sigmoide. 9-Pneumatizzazione vertebrale. 10-Coste cervicali ridorre. 11-Robusto tubercolo coracoideo. 12-Ampio contatto sterno-coracoideo. 13-Scapola non espansa distalmente. 14-Processi uncinati ossificati. 15-Ulna incurvata. 16-Papille ulnari. 17-Radio gracile. 18-Carpale semilunato. 19-Primo dito della mano estensibile medialmente. 20-Secondo metacarpale allungato. 21-Terzo metacarpale incurvato. 22-Assenza del V dito. 23-Assenza del IV dito. 24-Terzo dito più corto del secondo. 25-Terzo metacarpale gracile. 26-Dolicoilio. 27-Più di 4 sacrali. 28-Furcula. 29-Sterno più ampio del coracoide. 30-Ampia carena sternale. 31-Meno di 10 caudali con processi trasversi. 32-Punto di transizione caudale. 33-Metà distale della coda rigida. 34- Cresta trocanterica. 35-Trocantere craniale posto prossimalmente. 36-Pube lungo quanto il femore. 37-Pube proiettato caudalmente. 38-Ischio laminare. 39-Cresta cnemiale. 40-Fibula gracile. 41-Articolazione mesotarsale con calcagno ridotto. 42-Piede tridattilo. 43-V metatarsale ridotto. 44-Primo dito non articola coi tarsali. 45-Piume. 46-Penne remiganti. 47-Penne timoniere.


Bibliografia:
Huxley T.H. 1868. On the animals which are most nearly intermediate between birds and reptiles". Annals of the Magazine of Natural History 4 (2): 66–75.
Huxley T.H. 1870. Further evidence of the affinity between the dinosaurian reptiles and birds". Quarterly Journal of the Geological Society of London 26: 12–31.

22 novembre 2009

Paleontologia d'altri tempi

In vari post ho discusso della nuova paleontologia, che si avvale delle nuove tecnologie e dell'informatica per analizzare i fossili in ambiti e con dettagli un tempo ritenuti impossibili. Un tempo, le cose erano ben diverse.
Il fossile era affrontato in maniera diretta, rude, quasi avventurosa. I preparatori dovevano estrarre i resti dalle rocce, spesso in condizioni ambientali estreme.
In assenza di computer, scanner 3D, TAC e altre diavolerie moderne, gli eroici pionieri della paleontologia erano comunque in grado di elaborare interessanti ipotesi ecologiche e funzionali, spesso producendo eleganti modelli, testabili scientificamente (ad esempio, sui fossili stessi).
Oggi, purtroppo, l'atmosfera romantica di quei tempi pare essere svanita.

(ma sarà vero? secondo me, no...)

21 novembre 2009

Fuori Tema - Non di solo Theropoda vive l'uomo

Sebbene il mio campo di studio preferito sia tutto ciò che è più vicino ad Allosaurus fragilis rispetto a Saltasaurus loricatus, non disdegno tutto ciò che, pur non appartenendo a Theropoda, è comunque più affine evolutivamente ad un theropode rispetto ad una lucertola, un chelone o un essere umano.
Attualmente, sono impegnato in 5 studi paleontologici. Di questi, uno non si occupa di theropodi, e, quindi, a livello emotivo, è un gradino sotto gli altri. Un gradino piccolo e appena sensibile, ma nondimeno tale da impormi un incentivo emotivo supplementare. In questo caso, l'orgoglio di essermi messo in gioco ufficialmente, partecipando al Paleo Paper Challenge.
Lo studio in questione riguarda la ridescrizione di un esemplare frammentario di coccodrillo marino giurassico, per la precisione, un Metriorhynchidae, conservato in parte al Museo Capellini di Bologna. Lo studio, che sto preparando assieme a Federico Fanti, procede bene. Quando sarà il tempo, ne parlerò dettagliatamente.
La scorsa settimana, sono stato a Bologna proprio per raccogliere informazioni aggiuntive e per realizzare alcune figure schematiche dell'esemplare. Assieme a me e Federico, erano presenti, in qualità di grezza manovalanza arruolata & volontaria, due matricole naturalistiche dell'Università di Bologna, Fabio Manucci e Filippo Bertozzo. Eccoci, appoggiati ad una delle lastre oggetto dello studio: da sinistra, Fabio, Filippo, il sottoscritto, e Federico (a parte me ed il metriorinco, in quella sala erano tutti con nomi che iniziano per "F").
Un grazie ai ragazzi, ricordando loro che la Parte B del Metriorinco attende di essere visionata...

20 novembre 2009

Intervista a Fabio Marco Dalla Vecchia

Quando ero adolescente, la passione paleontologica si poteva coltivare principalmente tramite i libri. Internet allora era una sconosciuta tecnologia appannagio esclusivo di poche università straniere, non un fenomeno sociale mondiale che permea la vita, inflaziona la comunicazione ed annulla le distanze. I miei libri paleontologici dell'adolescenza erano sopratutto opere divulgative, spesso traduzioni dall'estero. Ciò li rendeva, inevitabilmente, obsoleti prima ancora di essere letti. Allora, non me ne rendevo conto.
La mia prima "vera" letteratura scientifica paleontologica fu un numero speciale de Le Scienze, di metà anni '90 che, grazie alla "Jurassic-mania" allora dilagante, era dedicato ai dinosauri (e ad altri rettili mesozoici). Sebbene la maggioranza degli articoli fosse di autori stranieri, due articoli erano di un giovane paleontologo italiano, Fabio Marco Dalla Vecchia.
Nonostante condivida amicizie in comune con lui (Lukas Panzarin e Marco Auditore), fino al recente Congresso di Bologna non ho mai avuto l'occasione di incontrare direttamente Fabio.

Grazie alla ex-"sconosciuta tecnologia" citata all'inizio di questo post, ho potuto intervistare Fabio; e sempre grazie a lei, ora condivido con voi le sue risposte. L'avrei mai immaginato, quindici anni fa?

Oltre alla regione istriana, i tuoi studi sugli arcosauri si sono occupati di fossili dall'Europa Orientale, Nordafrica, Medio Oriente e Sudamerica.
Mi ha molto colpito la tua esperienza in Iran, un paese che, nonostante la sua notevole storia geologica a cavallo delle placche Africana e Asiatica, è praticamente sconosciuto per buona parte degli occidentali. Hai ricordi particolari legati a queste esperienze?
Fabio - L’Iran è costituito da un “assemblaggio” di varie microplacche prese nel mezzo tra Afro-arabia e Asia, come hai detto tu. I monti Zagros nel sud sono la sutura tra Afro-arabia e Asia. Questo lo rende un paese molto sismico. Mentre ero in Iran per motivi paleontologici, nel settembre 2002, ho visitato la stupenda città fortificata di Bam. Quattordici mesi dopo è stata rasa al suolo da un terremoto che ha fatto oltre 28.000 morti. Dell’Iran mi ha colpito la cordialità della gente e gli stupendi paesaggi. E’ un paese di grande civiltà e di una cultura millenaria, molto più tranquillo e “normale” di quello che si vuole far credere. A parte un breve periodo a Teheran, a nordest della capitale sulla Via della Seta e a Isfahan, abbiamo passato la maggior parte del tempo a cercare evidenze di dinosauri nella regione sud-orientale di Kerman. Lì quando si sta sul piano si è a oltre 1500 m di altitudine e la vegetazione è quasi del tutto assente quindi la struttura geologica del paesaggio è esposta perfettamente. Il cielo è sempre terso, il clima è secco e le montagne hanno colori pastello: grigio, giallo, rosa, rosso, verde e nero. Abbiamo trovato i primi resti ossei di dinosauro iraniani (in particolare un dente di teropode trovato dal nostro collega iraniano Majid) ai piedi di una montagnola dalla cima piatta poco ad est della quale inizia il deserto di Lut. E’ un labirinto di rocce rosse, per lo più arenarie di origine continentale e marino-costiera con al tetto calcari a rudiste. Però dopo pochi giorni di prospezione la polizia ci ha fatto spostare perché la zona non era sicura per noi stranieri. Oltre il montagnozzo c’è una pista percorsa dai trafficanti di droga che si dirigono verso il Golfo (ad est c’è pure l’Afghanistan) e che talvolta rapiscono gli occidentali per chiedere la liberazione dei loro amici incarcerati. O almeno questa è la spiegazione che ci hanno fornito.

All'ultimo Convegno dell'SVP e nel Congresso di Bologna dello scorso settembre, sono state mostrati i risultati del tuo studio al "Villaggio del Pescatore", in stampa. Puoi anticipare qualcosa?
Fabio - Beh, a dire il vero a Bologna non ho presentato niente (sono stato solo uno dei field-trip leaders a Trieste), mentre all’SVP meeting di Bristol ho presentato un poster sul nuovo dinosauro italiano rinvenuto ben 10 anni fa nel sito del Villaggio del Pescatore (Trieste), ma senza anticipare il nome, naturalmente, perché fino alla pubblicazione è coperto dal cosiddetto “embargo”, quindi è top secret. Comunque non manca molto all’uscita dell’articolo. Su questo dinosauro è stato detto di tutto e di più, ma senza basi. L’unico studio effettuato su di esso è quello che sta per uscire. Si tratta di un animale del tutto peculiare, rappresentato da resti fossili unici. E’ in alcuni aspetti diverso da tutti gli altri dinosauri ad esso strettamente imparentati. Ci fornisce per la prima volta un’idea di come erano fatti dinosauri di tale tipo, perché è rappresentato da uno scheletro completo ed articolato. Appena pubblicato l’articolo ti potrò raccontare molto di più.

In qualità di uno dei maggiori studiosi di pterosauri basali, qual'è la tua opinione sull'origine di questi rettili? In particolare, nonostante l'ipotesi più condivisa tra gli studiosi tenda a collocare Pterosauria prossimo a Dinosauria, è significativa una marcata somiglianza con arcosauromorfi di "grado prolacertiforme" o con taxa enigmatici quali i Drepanosauridi, entrambi ben documentati in Italia. Come interpreti queste somiglianze?
Fabio - Non sono ancora del tutto convinto da nessuna ipotesi sull’origine degli pterosauri. Si tratta di animali molto specializzati e del tutto peculiari già nelle forme più antiche e primitive che conosciamo. Secondo le analisi cladistiche di autori differenti “cadono” in parti diverse del cladogramma e sono dunque più strettamente imparentati con animali diversi, come hai detto tu, dai drepanosauridi ai prolacertiformi ai dinosauromorfi. La maggioranza li considera Ornithodira, dunque Arcosauri vicini ai Dinosauromorfi, ma l’attendibilità di una ipotesi scientifica non si valuta a maggioranza. Il problema sta nei caratteri che si codificano nella matrice, da come si codificano e da quali taxa si utilizzano. E’ facile “indirizzare” il risultato di una analisi in un senso o nell’altro, anche inconsciamente, inserendo più caratteri che hanno particolare significato per i taxa che si conoscono meglio o che ci “piacciono” di più. Le somiglianze di per sé possono essere solo convergenze oppure plesiomorfie. Mi piacerebbe molto poter lavorare su questo aspetto della paleontologia dei vertebrati, ma purtroppo nessuno mi paga per farlo e quella del paleontologo è comunque una professione.

Attualmente, stai compiendo ricerche in Spagna. Com'è nata questa collaborazione, e di cosa ti occupi?
Fabio - Da quest’anno sono ricercatore dell’Àrea de Recerca del Mesozoic all’Institut Català de Paleontologia di Sabadell, che attualmente ha sede in via provvisoria presso l’Università Autonoma di Barcellona. Questo grazie al mio collega ed amico Angel Galobart, responsabile dell’Àrea de Recerca del Mesozoic, che conosce il mio lavoro ed ha ritenuto potesse essere utile allo sviluppo dei progetti che sono in corso in Catalogna. Negli ultimi anni sono stato invitato due volte a tenere presentazioni orali in occasione di meetings paleontologici internazionali in terra di Spagna: a Fumanya (in Catalogna) e a Salas de los Infantes (Burgos), quindi il mio lavoro è più considerato nella penisola iberica che in quella italiana. Per il momento mi occupo principalmente dello studio dei dinosauri adrosauridi maastrichtiani della Conca di Tremp (Pallars Jussà), coadiuvando i miei colleghi Rodrigo Gaete, Albert Prieto-Marquez e, naturalmente, Angel Galobart. Si tratta anche di inserirli nel più vasto contesto dell’arcipelago europeo, nel quale viveva anche Antonio e Telmatosaurus (un adrosauroide della Romania). C’e’ parecchio materiale e molto lavoro da fare. In compenso, la paleontologia in Catalogna e’ molto piu’ considerata dalle istituzioni che in Italia. Qui e’ piu’ facile lavorare.

Grazie
Potete trovare una dettagliata bibliografia di F.M. Dalla Vecchia qui.